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Il Molise esiste ed è bellissimo da girare in bici

Il Molise esiste ed è bellissimo da girare in bici

Tratturi antichi, borghi silenti e un territorio tutto da scoprire: è nel cuore del Molise che ci ha condotto la prima edizione del Molise Trail.

Ad accompagnarmi in questa avventura c’erano Ellie e Livia, molisana doc: grazie a lei abbiamo scoperto angoli nascosti e vissuto il territorio con lo sguardo di chi il Molise lo pedala e lo ama ogni giorno. 

Il format del Molise Trail è “unsupported” e “no-race”: solo la traccia GPS e la possibilità di dormire nel campo base o dove meglio si trova lungo il percorso.

Un giro ad anello, con partenza e arrivo a Petacciato e la possibilità di scegliere tra tre diversi percorsi, pensati per bici gravel e mountain bike: 

  • Corto (200 km / 4.500 m D+), ideale per chi ha solo 2 giorni o per chi vuole godersi maggiormente i posti attraversati dividendolo in 3 giorni; 
  • Medio (300 km / 6.000 m D+), il giusto equilibrio tra sfida e scoperta – quello scelto per questa esperienza; 
  • Lungo (400 km / 8.000 m D+), dedicato a chi cerca un’avventura “ultra” nel cuore del Molise. 

Abbiamo scelto bici gravel, equipaggiate con borse laterali. Il meteo si annunciava incerto, ma il Molise ci ha regalato tre splendidi giorni di sole, abbastanza per ravvivare l’abbronzatura da cicliste che stava cominciando a svanire.

Il giorno prima della partenza (giovedì), dopo aver ritirato il pacco di benvenuto al check-in, abbiamo partecipato alla cena inaugurale: tavoli condivisi, piatti della tradizione, birra locale e musica folkloristica – il modo migliore per entrare nello spirito del Trail

Giorno 1 | Dalla costa all’entroterra 

Siamo partite alle prime luci dell’alba, per sfruttare al massimo le ore di luce, dato che il cambio d’orario anticipava il tramonto. I primi chilometri sono scivolati via veloci, accompagnati dalla vista del mare, fino alla suggestiva Termoli, con il suo Castello Svevo affacciato sull’Adriatico e le case tutte colorate. 

Poi, il paesaggio ha iniziato a trasformarsi: le strade pianeggianti hanno lasciato spazio a colline morbide, vigneti ordinati, antichi tratturi e sentieri sterrati che si snodavano tra i campi. Ma cosa sono i tratturi? Sono le antiche vie erbose della transumanza, percorse per secoli da pastori e greggi in movimento tra il mare e la montagna — vere e proprie autostrade verdi che oggi diventano percorsi ideali per chi cerca di pedalare dentro la storia. 

Poco prima di entrare a Ururi, in lontananza abbiamo notato un piccolo gruppo di ciclisti fermi lungo la strada. Quando li abbiamo raggiunti, la scena era di quelle che ti restano impresse: un signore del posto stava offrendo loro dei mandarini appena raccolti dal suo albero. Ci siamo fermate anche noi, accettando volentieri il dono e approfittando di quel momento per una breve sosta e quattro chiacchiere. 

I successivi 50 km hanno cambiato completamente tono: salite più decise, tratti di sterrato vivace e tecnico, e un mix di fatica e divertimento che rende ogni chilometro memorabile. La salita che non dimenticheremo mai è quella di circa due chilometri, segnata sul navigatore con un eloquente rosso sangue: una rampa severa, tanto che solo poche persone eroiche sono riuscite a restare in sella fino in cima. 

Dopo essere arrivate in vetta, siamo risalite in bici e abbiamo pedalato gli ultimi chilometri fino a Sant’Elia a Pianisi, dove ci attendeva il campo base per la notte. 

Giorno 2 | Sentieri, tratturi, borghi 

La mattina ci siamo svegliate avvolte dalla nebbia, ma dopo la prima salita, lo spettacolo è stato mozzafiato: sotto di noi un tappeto di nuvole, e lì sopra, immerse in una luce irreale, sembrava di pedalare nel cielo. 

Ci siamo tuffate, poi, in discesa nelle nuvole, fino a Pietracatella, dove pian piano il velo grigio ha iniziato ad aprirsi lasciando spazio a un sole caldo e luminoso. Tutto procedeva tranquillo, finché un forte rumore e una raffica d’aria sulla mia gamba hanno interrotto l’incanto: il copertone ha ceduto in due parti, e un sassolino aveva forato la camera d’aria. 

Mentre cercavamo una soluzione, è passata una ciclista eroica che ci ha offerto due pezzi di copertone per la riparazione. Dopo qualche minuto di lavoro, la ruota era di nuovo pronta e siamo ripartite sperando che tenesse il tutto.

In salita siamo arrivate a Mirabello Sannitico, un paesino caratteristico incastonato tra le colline molisane, dove il tempo sembra scorrere lentamente. Ci siamo concesse una seconda colazione rigenerante al bar del paese. La gentilezza dei proprietari e la cordialità con cui le persone del posto si sono fermate a chiacchierare con noi hanno reso l’esperienza ancora più speciale.

Verso mezzogiorno abbiamo raggiunto Altilia, l’antica città romana di Saepinum, uno dei siti archeologici più affascinanti del Molise. Purtroppo, il tempo stringeva e i chilometri e il dislivello da affrontare erano ancora tanti: abbiamo potuto solo intravedere da lontano le pietre antiche che brillavano al sole, promettendoci di tornare un giorno, con più calma, per visitarla come merita. 

Il resto della giornata si è trasformato in una corsa contro il tempo. Speravamo di raggiungere il parco eolico di Valle Fredda con ancora un po’ di luce, ma avevamo calcolato male i tempi e sottovalutato il dislivello che ci attendeva. 

Così, dopo aver solo attraversato il suggestivo Parco dei Mulini, ci siamo fermate a Bojano, prima di affrontare la lunga salita verso Castelpetroso.  

Io avrei voluto tagliare e prendere una via più diretta. Ellie, invece, irremovibile, ha insistito per seguire tutto il percorso originale. In quel momento, lo ammetto, l’ho cordialmente odiata – ma solo per un po’. Perché, imprecazione dopo imprecazione, ho capito che aveva ragione: certe esperienze vanno vissute fino in fondo. 

Ci siamo ritrovate ad attraversare il parco eolico nel buio totale. Intorno a noi regnava un silenzio quasi assoluto, rotto solo dal lontano abbaiare dei cani pastore e dal tintinnio delle campane delle vacche. Nell’ultimo chilometro dalla cima, sul sentiero abbiamo trovato una decina di cavalli selvatici: fermi nella luce delle torce, ci hanno osservate in silenzio, poi, senza fretta, si sono spostati per lasciarci passare.

Quando finalmente abbiamo raggiunto il campo base a Torella del Sannio, ultime ma felici, la stanchezza si è sciolta in un’esultanza collettiva: non avevamo potuto ammirare il paesaggio alla luce del sole, ma avevamo vissuto qualcosa di ancora più raro – un ricordo di squadra, di fiducia e di libertà assoluta. 

Giorno 3 | Verso l’arrivo tra Morge e Calanchi

Ed eccoci pronte a riprendere la via del ritorno e chiudere l’anello. La prima parte del percorso, fatta di salite morbide e regolari, ci ha condotte fino a Pietracupa, un piccolo borgo arroccato su una rupe di pietra calcarea che sembra emergere direttamente dalla montagna – il paese è noto come la “perla di pietra” del Molise. 

La traccia da Trivento a Castelmauro ci ha regalato una lunga e piacevole discesa, attraversando la valle incastonata tra le “morge”, maestose formazioni di roccia calcarea che punteggiano il paesaggio molisano. 

Poi la strada ha ripreso a salire, dapprima dolce, poi sempre più decisa, serpeggiando tra vigneti e uliveti. Poi il terreno è diventato più ruvido, con lunghi tratti sterrati e i vecchi tratturi. 

Siamo arrivate a Castelmauro giusto in tempo, pochi minuti prima della chiusura dell’unico alimentari aperto del paese: panini, mandarini e bibite per ricaricare le energie. 

Ritornate in sella il Molise ci ha immediatamente ricordato che non regala nulla: una salita corta ma micidiale, con punte al 18%, ci ha accolte alla ripartenza. Una rampa “spezzafiato” – un toccasana perfetto per la digestione. 

Proseguendo lungo il tratturo Montesecco–Centurelle, il trail ci ha portate sui calanchi di Montenero di Bisaccia. Un colpo d’occhio straordinario: davanti, il profilo del borgo di Montenero, e poco più in basso alcuni ciclisti che attraversavano i calanchi come piccole sagome che si muovevano lente.  

Ed eccoci agli ultimi chilometri, con tutta la stanchezza dei tre giorni che si faceva sentire nelle gambe, ma anche la motivazione di chi sa di essere ormai vicino a Petacciato

Ma il Molise, come già scritto sopra, non regala nulla fino alla fine: come ultimo colpo di scena, per arrivare al traguardo gli organizzatori ci hanno riservato una salita finale “pista nera”, dura e cattiva, da affrontare fino all’ultimo metro — in sella o a spinta, poco importa. Si sa, il traguardo non è solo una linea da attraversare, ma il simbolo di un’avventura vissuta fino in fondo, con fatica, sorrisi e tanta polvere addosso. 

Foto finale, ritiro del pacco finisher, birre fresche per festeggiare e arrosticini per reintegrare: il modo perfetto per chiudere un’avventura come questa.

Che dire? È stato bellissimo. Un evento curato nei dettagli, con un tracciato vario, un’accoglienza genuina, campi base ben organizzati e un’App appositamente dedicata.

Un grazie di cuore agli organizzatori del Molise Trail: per la passione, la precisione e la capacità di farci vivere il Molise in modo autentico. Un trail che non è solo una sfida, è anche un invito a riscoprire una regione poco conosciuta e come inciso sull’attestato finisher “Il Molise esiste e sa farsi ricordare”.

Per maggiori informazioni sul Molise Trail: www.molisetrail.it

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