La mountain bike (Mtb) non è più soltanto uno sport o una passione per il tempo libero. Negli ultimi tempi è diventato sempre più evidente come pedalare fuoristrada significhi anche prendersi cura dei luoghi, creare opportunità economiche e tenere vive comunità che rischiano di scomparire. Dai piccoli borghi di montagna alle aree rurali lontane dai grandi flussi turistici, la Mtb sta diventando un linguaggio comune tra chi vive il territorio e chi lo sceglie come destinazione.
Negli ultimi mesi Bikeitalia ha raccontato storie diverse tra loro, ma legate da un filo comune. Storie che mostrano come la Mtb, oggi più che mai, sia diventata uno strumento concreto di rigenerazione territoriale, sociale ed economica. Non un passatempo per pochi, ma un vero motore di cambiamento.
I sentieri come infrastrutture di comunità
Al centro di tutto ci sono i sentieri. Non semplici tracce nel bosco, ma infrastrutture vere e proprie. È emerso chiaramente anche all’IMBA Europe Summit di Boltaña, nei Pirenei spagnoli, dove 180 persone da 20 Paesi si sono confrontate sul tema Connected by Trails. I numeri parlano chiaro: dove ci sono trail curati, inclusivi e accessibili, arrivano persone, risorse e opportunità.
I sentieri tengono insieme natura, sport e comunità. Creano lavoro, attirano turismo, ma soprattutto danno un motivo per restare o tornare a vivere in aree che rischiano lo spopolamento. In un’Europa rurale che ha perso oltre l’8% della popolazione in dieci anni, la Mtb diventa un argine silenzioso ma efficace.
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Bike Park: molto più che discese
I Bike Park italiani raccontano bene questa trasformazione. Da Pila a Livigno, dalla Paganella a Finale Ligure, fino agli Appennini e alle colline toscane, la mountain bike ha cambiato il destino di molte località. Impianti nati per lo sci che trovano nuova vita d’estate, borghi che si animano fuori stagione, strutture ricettive che lavorano tutto l’anno.


Non è solo adrenalina. È economia locale, è destagionalizzazione, è valorizzazione di luoghi che altrimenti resterebbero ai margini. La Mtb, insieme al cicloturismo, ha dimostrato di poter rendere sostenibile una montagna che non vive più solo di inverno.
Dal mondo una lezione chiara: il caso Tasmania
Se guardiamo oltre i confini italiani, la lezione diventa ancora più evidente. In Tasmania, a Derby, un ex villaggio minerario è rinato grazie a un investimento pubblico sui trail Mtb. Oggi il progetto Blue Derby genera milioni di euro l’anno e ha trasformato una comunità in crisi in una destinazione internazionale.

Qui la mountain bike non è stata trattata come un semplice progetto sportivo, ma come una strategia territoriale. Pianificazione pubblica, coinvolgimento della comunità, visione di lungo periodo: è questo mix che ha permesso ai sentieri di diventare un ecosistema economico e sociale.
Inclusione, ebike e nuovi pubblici
Un altro tema centrale emerso soprattutto di recente è l’allargamento del pubblico. Le e-Mtb permettono a più persone di vivere la montagna tutto l’anno. Le donne, finalmente più visibili e rappresentate, portano benefici non solo sociali ma anche economici. Progetti come quelli raccontati da World Ride o le storie personali di rider come Samantha Soriano mostrano come costruire sentieri significhi anche costruire fiducia, competenze e identità.



La mountain bike non è più solo performance. È crescita personale, benessere mentale, relazione con il territorio. E quando queste dimensioni si intrecciano, l’impatto diventa profondo.
Politica, dati e alleanze
Perché tutto questo funzioni, però, serve anche un cambio di passo politico. Come ha ricordato il CEO di Bikenomist Paolo Pinzuti – ospite all’IMBA Italia – non basta chiedere attenzione: bisogna dimostrare valore, creare alleanze, usare i dati per rendere visibile l’impatto della bici. I trail funzionano quando entrano nell’agenda pubblica come soluzioni, non come problemi.
È qui che il racconto diventa azione: la Mtb come leva per consenso, sviluppo e rigenerazione, non come nicchia da tollerare.
Una tendenza globale che passa anche dall’Italia
Messe insieme, queste storie delineano una tendenza chiara del 2025: la mountain bike è sempre più uno strumento di rigenerazione territoriale a livello internazionale. Dai Pirenei alla Tasmania, dalle Alpi agli Appennini, i sentieri diventano ponti tra economia, comunità e paesaggio.
E per chi crede che queste esperienze vadano condivise, messe in rete e fatte crescere, l’appuntamento è già fissato: dal 27 al 29 marzo 2026 a Padova si terrà la prossima Fiera del Cicloturismo, un luogo dove territori, amministrazioni e attivisti possono trasformare buone idee in futuro concreto. Perché, oggi, rigenerare un territorio può iniziare anche da un sentiero.






















esistono così tante tipologie di bici, che ognuna di essa può essere inserita in un determinato territorio in funzione dell’orografia, degli spazi, dall’età media di chi ci vive, le MTB arrivano dove tutte le altre bici si fermano, hanno bisogno di sentieri, quindi non grandi investimenti, ma anche le BMX/monopattini/skateboard potrebbero tornare di moda se solo si usassero spazi anche residuali ma opportunamente organizzati con dossi e quanto serve per fare acrobazie, creando spazi di aggregazione per i giovani