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MTB trail per valorizzare i territori: l’esempio della Tasmania

MTB trail per valorizzare i territori: l’esempio della Tasmania

A volte basta un progetto ben pensato per stravolgere completamente la storia di un territorio. È successo a Derby, un ex villaggio minerario nel nord-est della Tasmania, dove un’infrastruttura per la mountain bike ha trasformato una comunità in crisi in una destinazione internazionale per il turismo attivo.

Lì, dove un tempo si scavava stagno e si contavano le case abbandonate, oggi arrivano migliaia di biker ogni anno. Tutto grazie a un’idea semplice ma radicale: investire in percorsi ciclabili come leva di sviluppo locale. E non si è trattato di una semplice opera isolata, ma di un progetto capace di generare economia, coesione e identità.

Blue Derby: da investimento pubblico a rinascita economica

Il progetto Blue Derby nasce nel 2013 da una visione condivisa tra amministrazione locale e operatori privati: il governo della Tasmania ha infatti deciso di investire circa 3,1 milioni di dollari australiani per realizzare un sistema di percorsi dedicati alla mountain bike.

In pochi anni sono quindi stati costruiti oltre 100 chilometri di percorsi immersi in una natura spettacolare, collegando foreste, fiumi e punti panoramici. Non si tratta solo di alcuni trail collegati tra loro: ogni tratto è pensato per offrire esperienze diverse, dal turismo lento alle competizioni internazionali.

I risultati non hanno tardato ad arrivare. Oggi il sistema Blue Derby genera un indotto di circa 15 milioni di dollari all’anno nella regione e quasi 30 milioni nello Stato della Tasmania. Ogni stagione arrivano circa 30.000 ciclisti, e la popolazione locale ha scoperto nuove opportunità: ospitalità, ristorazione, noleggi, servizi tecnici, guide, eventi.

Un centro che era quasi scomparso dalle mappe economiche ora è un caso di studio globale su come il cicloturismo possa invertire il destino di un territorio marginale. Ma il punto non è solo economico: Blue Derby è diventato un progetto comunitario, in cui la popolazione si riconosce e partecipa. Dai volontari che curano i percorsi alle piccole imprese nate attorno alla rete dei trail, i sentieri per mountain bike sono diventati infrastrutture di comunità, non solo turistiche.

La visione pubblica: il ruolo del governo tasmaniano

Dietro il successo di Derby c’è una politica pubblica chiara e di lungo respiro. Il governo della Tasmania ha incluso il cicloturismo nella propria Visitor Economy Strategy 2030, individuando la mountain bike come una delle “competitive strengths” dell’isola.

Non è un semplice dettaglio: significa riconoscere che il turismo attivo può trainare crescita, destagionalizzazione e valorizzazione dei territori meno conosciuti. Tanto che, oggi, i viaggi in bicicletta in Tasmania non sono affatto una rarità.

Il piano prevede finanziamenti mirati per la manutenzione e l’ampliamento dei trail, studi sull’impatto economico, campagne di promozione internazionale e incentivi alla cooperazione tra regioni. L’obiettivo è creare una rete di destinazioni ciclabili che distribuisca i benefici del turismo su scala più ampia.

La lezione è chiara: le ciclovie funzionano davvero quando fanno parte di una strategia integrata, sostenuta da governance, monitoraggio e visione territoriale.

Una lezione per l’Italia: dal sentiero all’ecosistema

Guardando all’esperienza australiana, è inevitabile chiedersi cosa significhi “produrre ciclovie” nel contesto italiano: infatti il nostro Paese, con la sua varietà di paesaggi, borghi e itinerari culturali, ha un potenziale enorme. Ma servono progetti che vadano oltre l’idea di semplice infrastruttura: occorre pensare la ciclovia come ecosistema, capace di mettere in rete territori, servizi, comunità e identità locali.

In molte regioni italiane si stanno già muovendo i primi passi: progetti che uniscono cicloturismo, valorizzazione agricola, turismo culturale e mobilità dolce. Tuttavia, perché queste esperienze diventino realmente trasformative, serve la stessa integrazione che ha reso possibile il “modello Derby”: pianificazione pubblica, partecipazione locale e una visione condivisa del valore del paesaggio.

Produrre ciclovie, in questo senso, non significa solo tracciare nuovi percorsi, ma attivare processi di sviluppo che intrecciano economia, sostenibilità e comunità.

Condividere esperienze, costruire futuro

Il caso di Blue Derby mostra che le reti ciclabili possono diventare una forma di produzione territoriale, capace di rimettere in moto economie e comunità. E chi si occupa di progettazione, pianificazione o turismo sostenibile può contribuire a scrivere questa evoluzione.

Proprio per questo, la Fiera del Cicloturismo ha aperto la call for abstract “Produrre Ciclovie”, dedicata a chi vuole condividere idee, progetti o buone pratiche legate alla creazione di nuove reti ciclabili e alla valorizzazione dei territori.

Un’occasione per far emergere esperienze concrete, confrontarsi con altri professionisti e portare esempi che, come Blue Derby, dimostrano che una ciclovia ben pensata può cambiare il destino di un luogo.

FIERA DEL CICLOTURISMO

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