Sei anni dopo riecco Wout Van Aert vincitore di una Monumento. Milano-Sanremo 2020. Parigi-Roubaix 2026. Il cerchio si chiude. In mezzo anni di cadute, infortuni, sfortune, avversari più forti. Ma anche un Tour de France, quello del 2022, da consegnare alla storia del ciclismo, più tappe iconiche sparse qua e là. Come l’anno scorso al Giro a Siena. Come l’anno scorso al Tour a Parigi.
Ma questo era l’obiettivo che Wout inseguiva da bambino. Sulle pietre dell’Inferno del Nord era arrivato secondo, terzo e quarto. Ha dovuto aspettare otto anni, dalla sua prima partecipazione nel 2018, per arrivare in paradiso. Ma l’attesa ne ha creato il mito e ha alimentato sempre di più il calore dei suoi tifosi.
Van Aert ha fatto una corsa epocale, battendo in uno sprint a due il numero uno al mondo Tadej Pogačar, al termine di una gara che senza discussioni è stata la più bella e intensa almeno degli ultimi dieci anni. Van Aert è il campione che dopo le cadute ha sempre saputo rialzarsi. Hanno fatto notizia tanto le sue vittorie quanto le sue sconfitte. Sembrava destinato quasi al ruolo dell’eterno piazzato, ma a Roubaix ha piazzato il colpo che lo proietta nell’Olimpo.
Una Roubaix corsa a 48,9 km/h di media
258 km indimenticabili, spazzati via a 48,9 km/h di media (record assoluto, sgretolando il precedente del 2024 di 47,4). Tre forature per Pogi, due per Ganna, una a testa per Van Aert, Pedersen e Van der Poel. Questa volta però nemmeno la sfortuna è riuscita ad arginare l’uragano Wout, mentre ha spento i sogni di un pur clamoroso VdP, precipitato a 2’13” di ritardo dopo la foratura dentro la trincea di Arenberg e capace comunque di risalire la china e di chiudere quarto. Roba ai limite del logicamente pensabile.
Così come quello che ha fatto Pogačar. Costretto a rincorrere, a rilanciare e a sprecare energie extra. Quelle che forse gli sarebbero servite per scrollarsi di dosso Van Aert. Ma forse, perché Wout ha corso in maniera clamorosa, rintuzzando e attaccando ed esibendo una tattica ai limiti della perfezione.
Focus ➡️ Leggi tutti gli articoli e le interviste di Luca Gregorio
Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!
Iscriviti alla newsletter
La Roubaix di quest’anno è stata la sublimazione del ciclismo attuale. Fatto da interpreti clamorosi. Fatto di spettacolo continuo. Fatto di coraggio, cuore, resilienza, sana follia e voglia di superarsi sempre. Il pubblico ne gode a mani piene. Ammaliato da questo incanto che ogni volta riesce ad andare oltre se stesso. Pensavamo di poter vedere un finale più bello della Sanremo 2025? È arrivata la Sanremo 2026. Poi è arrivata questa Roubaix. La gara delle gare. Quella che servirà da manifesto per dire al mondo che questo è uno sport meraviglioso. Alla faccia di chi ancora insinua, diffida o sparge becere illazioni.
Van Aert, finalmente primo
Poteva vincere Pogi e sarebbe stata leggenda. Ma forse è andata meglio così. Perché Van Aert è il campione della gente. È il campione troppo spesso abituato a essere il numero due o il numero tre che ti tira fuori dal cilindro la perla più brillante. Siamo a metà aprile e abbiamo già assistito a delle gare spaziali e che fanno bene al cuore. In attesa dei grandi giri. Dobbiamo provare solo gratitudine.
Anche perché, a qualche centinaia di km più a sud, in Spagna, abbiamo assistito alla consacrazione di Paul Seixas. Il 19enne francese ha dominato la 65esima edizione del Giro dei Paesi Baschi. 3 vittorie di tappa in 6 giorni e conquista di tutte le classifiche (generale, punti, gpm e giovani), portando il bottino stagionale a 6 successi, in appena 13 giorni di corsa. L’Angelo di Lyon (lui è nato a Lione), soprannome che gli ho appiccicato addosso rievocando la splendida canzone cantata da Francesco De Gregori e scritta da suo fratello Luigi Grechi, ha dimostrato di poter stare serenamente sul palcoscenico più importante, massacrando gli avversari con azioni dal sapore pogaciariano.
I due si scontreranno domenica 26 aprile alla Liegi e poi, forse, al Tour de France. Li dividono 7 anni e un giorno, chissà, potrebbero anche diventare compagni di squadra alla Uae, che ha già messo gli occhi su Paul. Intanto la Francia ha trovato il suo diamante ed è tornata a vincere una corsa a tappe World Tour a distanza di ben 19 anni (Moreau ultimo a vincere il Giro del Delfinato nel 2007).
Noi speriamo che il nostro Lorenzo Finn, pur con tempi diversi, possa fare un po’ lo stesso percorso. Siamo dentro a una golden age del ciclismo. Siamo ubriachi di questi ragazzi. Cin cin.
Le pagelle del Greg
VAN AERT voto da inventare
Non c’è un numero che possa spiegare la grandezza di questa impresa. Per tutto quello che ha passato Wout. Per tutto quello che rappresenta per milioni di tifosi. Vince in modo da epopea una corsa gigantesca, stanando il più forte. Si conferma anche un grande uomo, dedicando il successo al suo ex compagno Goolaerts, morto in questa gara nel 2018. Tante volte è stato paperino, questa volta è Paperon de Paperoni. CELESTIALE
POGACAR 9,5
Corsa folle per Tadej. Tre forature, cambio bici, rincorse, attacchi. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Allo sprint nel velodromo arriva con batterie limitate e per il secondo anno di fila fa secondo. È una corsa infernale e qui lui non è ancora riuscito a toccare il paradiso. EPOCALE
STUYVEN 9
Fare podio a 33 anni in mezzo a tutti questi fenomeni non è proprio roba scontata di questi tempi. Un terzo posto da vero uomo del wolfpack, anche se il Lupone Wout se li mangia tutti. SCALTRO
VAN DER POEL 9
Per quello che gli capita è probabilmente il vincitore morale. Dentro Arenberg gli capita di tutto, crolla a oltre 2 minuti e sembra tutto finito. Ma Mathieu tira fuori l’orgoglio dell’Imperatore e rischia anche di rientrare su quei due là davanti. Vince la volata per il quarto posto dimostrando classe e gambe infinite. IRREALE
PEDERSEN 7
Il voto rispecchia il suo settimo posto finale. Fora per primo ma rientra, poi semplicemente non ha le gambe dei migliori e ancora una volta il suo grande sogno svanisce. Ma resta un grande combattente. ORGOGLIOSO
GANNA s.v.
Difficile dare un voto obiettivo. Preserva energie nella prima parte, poi quando la corsa scoppia è dentro la partita. Due forature in due momenti topici lo tagliano fuori da tutto. Probabilmente non avrebbe vinto, ma nei dieci ci poteva stare. SFORTUNATO
SEIXAS 9
È stato l’altro grande protagonista dell’ultima settimana di ciclismo. Non ha paura di nulla. È forte, è spigliato, ha la squadra in pugno. Deve ancora limare qualcosa a livello caratteriale, ma ha una carriera davanti a sé. DIAMANTE





















Lacrime a Roubaix …
La tua emozione la nostra emozione.
La tua gioia, la nostra gioia.
Nelle salite Pogacar puo’ fare la differenza;sul pave’ no.