Ci sono viaggi che nascono d’impulso, senza grandi piani o riflessioni particolari. Altri si costruiscono in tempi lunghissimi, sognandoli e desiderandoli per anni interi. E poi ci sono quelli che, per mille ragioni, non vedranno mai la luce. Eppure, quando si parla di bicicletta, anche i viaggi sognati e mai realizzati possono avere una nuova vita: diventano eredità, desideri che possono passare da una persona all’altra, da una generazione all’altra.
È quello che è accaduto a Sergio Borroni, cicloviaggiatore di lungo corso che su YouTube ha costruito nel tempo una community di appassionati grazie a una narrazione del viaggio in bici diretta e coinvolgente: dal Myanmar al Marocco, fino a itinerari in Europa e lungo percorsi remoti.
Eppure, alla fine dello scorso anno, Borroni ha scelto di affrontare quello che forse è stato il viaggio più significativo di tutti: non una nuova frontiera geografica, ma un ritorno dentro una storia familiare rimasta in sospeso. Ha infatti pedalato lungo le tracce di Giovannino Guareschi nella Pianura Padana: un itinerario che suo padre aveva sempre sognato di percorrere senza mai riuscirci.
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Guareschi e la bici: il racconto del Paese
Nel 1941 Giovannino Guareschi, scrittore e giornalista italiano nato nel 1908, percorse la Pianura Padana e diverse zone dell’Italia settentrionale in bici, trasformando quell’esperienza in un reportage giornalistico che uscì in sei puntate sul Corriere della Sera. Era un’Italia segnata dalla guerra, dove gli spostamenti avvenivano ancora lentamente ela bicicletta rappresentava una forma essenziale di libertà, oltre che di osservazione diretta del territorio.
Il modo di viaggiare di Guareschi fu profondamente narrativo: ogni tappa diventava una storia, ogni incontro un’esperienza. Questa idea di viaggio come lettura del mondo ha affascinato innumerevoli lettori, ricollegandosi così alla vicenda familiare al centro del documentario di Borroni.
Il padre di Sergio, infatti, fu coevo e grande ammiratore di Guareschi (nel documentario, Borroni descrive il padre come un suo “follower”), tanto da aver coltivato a lungo il desiderio di ripercorrere lo stesso itinerario. Ma quel viaggio non è mai stato realizzato.

Il viaggio di Sergio Borroni: riprendere una storia interrotta
Nel documentario, Sergio Borroni decide di dare forma a quel progetto interrotto. A distanza di circa 85 anni dai riferimenti storici legati a Guareschi, Borroni parte per completare ciò che era rimasto in sospeso nella sua famiglia.
Il viaggio non è solitario. Con lui ci sono compagni di pedalata che diventano parte integrante del racconto: Fabio Galli e Massimo Polidori (violoncellista dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano), amici e compagni di avventura. Insieme, grazie anche all’accompagnamento musicale di Maria Grazia Fumagalli, le strade affrontate diventano un collegamento tra passato e presente, rievocando antiche ambientazioni e consapevolezza di un legame che non si è mai davvero interrotto.
Il percorso raccontato nel documentario parte e inizia da Milano, con un anello che ha come punto di partenza e di ritorno Piazza Castello. Nel mezzo, la pedalata attraversa la Pianura Padana toccando alcuni dei suoi luoghi più simbolici, tra città, argini e paesaggi legati alla memoria letteraria e culturale del Nord Italia. Alcune tra le tappe principali sono:
- Pavia – tra Navigli e pianura, è la prima vera uscita dalla città e segna il passaggio verso la campagna aperta
- Parma – cuore della Bassa Emiliana, tra cultura verdiana e paesaggi rurali
- Brescello – dove l’immaginario di Don Camillo e Peppone prende forma tra piazza e fiume
- Reggio Emilia / Modena – la Via Emilia come asse storico di attraversamento
- Bologna – il punto di collegamento tra pianura e Appennino, città di passaggio e connessione
- Rimini – la svolta verso l’Adriatico, tra costa e ciclabili
- Ferrara – città d’acqua e di biciclette, immersa negli argini del Po
Il rientro avviene poi nuovamente verso Milano, chiudendo un percorso circolare che non è solo geografico ma anche narrativo.


La bicicletta come ponte tra generazioni
Alla fine, il senso più profondo del documentario sta proprio qui: nella capacità della bicicletta di mettere in comunicazione epoche diverse. Un sogno può rimanere fermo per decenni, ma non smette di esistere. Può essere ripreso, reinterpretato, trasformato.
Il gesto di Borroni non è solo la realizzazione di un viaggio, ma una forma di restituzione. È il modo in cui una storia familiare diventa esperienza vissuta, e in cui la bicicletta si conferma ancora una volta come qualcosa che va oltre il semplice spostamento fisico.
Perché pedalare, in fondo, significa anche questo: trasformare i sogni in realtà.
Guarda il video completo qui.

















Complimenti, piacerebbe farlo, difficile però immaginare un itinerario che nella parte che segue la via Emilia non sia troppo trafficato. Avete una traccia gpx del giro effettuato?
Bravo complimenti, io volevo tanto fare il corridore da bambino ma poi ho fatto il medico. Sono molto impegnato e pur avendo la bici nel sangue non posso mai andare oltre quei pochi km che mi consente il mio tempo, spesso di sera tardi con il fanalino. Ormai ho 60 anni e temo che i miei due sogni: andare in Maremma in bicicletta ed attraversare lo stretto di Messina a nuoto rimarranno sogni. Se un giorno almeno una delle due la facesse mio figlio sarei molto felice.
Da padre ti dico ancora bravo.
Bravi…….bellissimo itinerario, alcuni dei luoghi che passate, sono stati toccati dal sottoscritto nei miei girovagare in bici per il nostro bel Paese.
Narrazione e musiche veramente coinvolgenti, regia da consumato professionista. Complimenti ai ciclisti “attori”. Un percorso storico, nella bassa, molto affascinante. Grazie di aver condiviso la vs esperienza.
Cesare, Xiamen, China
bello, hai fatto ricordare anche a me mio papà del 1912, ti ringrazio moltissimo, Virginio, Reggio Emilia
Bravo, Bravi veramente bello e in grado di trasmettere grandi emozioni!