La settimana scorsa, di ritorno da Velo-city – il summit mondiale della ciclabilità che quest’anno ha fatto tappa a Rimini – ho trovato ad accogliermi a Roma una novità: la ciclabile delle Mura Aureliane, nel tratto compreso tra i giardini di Porta Metronia e Piazzale Ostiense. Realizzata in tempi che – per gli standard romani a cui siamo tristemente abituati – potremmo definire da record. Ma la vera rivoluzione non è solo nelle tempistiche, quanto nel metodo: Roma sta iniziando a togliere fisicamente spazio al parcheggio illegale delle auto.
La soluzione adottata è semplice quanto efficace: si restringe la carreggiata, si spostano i parcheggi regolari delle auto verso il centro della via e si mettono le piste ciclabili adiacenti ai marciapiedi. In questo modo, chi pedala è fisicamente protetto proprio dalle auto in sosta. Parliamo di un tratto bidirezionale di oltre 1 km: una soluzione tecnica di compromesso, a bassissimo impatto e indiscutibilmente win-win, che in futuro dovrà essere integrata nel più ampio progetto del Parco delle Mura (con alcuni punti da sistemare) ma che intanto mette a segno un punto fondamentale. Sottrae asfalto all’abusivismo per restituirlo alla mobilità attiva. E questo è un fatto.
Si tratta di una strategia che potrebbe essere facilmente implementata in moltissime altre strade e che andrebbe letteralmente “liberalizzata” su tutto il territorio comunale. Soprattutto se consideriamo che il Biciplan di lungo periodo di Roma Capitale prevede una rete ciclabile capillare e interconnessa complessiva di oltre 1500 km entro il 2035. Trovare spazio sulla carreggiata riorganizzando la sosta e cancellando quella illegale è la chiave per rendere questi numeri realtà.
Sulle pagine di Bikeitalia non ho mai fatto sconti agli amministratori pro tempore di Roma: negli anni ho criticato scelte progettuali al ribasso, infrastrutture scollegate e rattoppi che non garantivano la sicurezza di chi pedala. Chi legge Bikeitalia sa che non sono un fan dei lavori fatti “tanto per”, solo per poter tagliare un nastro. Proprio per questo, però, oggi scelgo di analizzare il buono che sta faticosamente emergendo sul fronte ciclabile, muovendo critiche che siano una volta tanto solo costruttive, per spingere chi decide a fare meglio e a replicare questo modello virtuoso. Anche perché, francamente, mi sono stufato di leggere sui gruppi social di quartiere peana contro le ciclabili che “cancellano i parcheggi”, che “oddio, ora dove metterò la macchina!”, che “altro che bici: c’è gente che lavora” e compagnia petulante.
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Non c’è nessuna piaggeria in questo, né la volontà di scrivere un’agiografia di chi governa la città: perché i problemi sono tanti e sono sotto gli occhi di tutti. È puro pragmatismo: avendo scelto di vivere e pedalare a Roma, preferisco guardare al bicchiere mezzo pieno per capire come riempire l’altra metà, anziché cedere al comodo benaltrismo da tastiera.
E il bicchiere mezzo pieno ci dice che un tentativo reale di incidere sulla ciclabilità, pur tra mille contraddizioni e ostacoli burocratici, oggi c’è. Lo si vede chiaramente anche nei cantieri del GRAB (il Grande Raccordo Anulare delle Bici) finanziati con i fondi del PNRR. Non nascondiamoci dietro a un dito: la scadenza iniziale del 30 giugno 2026 – vale a dire oggi – per la chiusura totale dei lavori non è stata rispettata, una mancata consegna ampiamente prevista. Tuttavia, bisogna dare atto che i cantieri stanno procedendo con vari lotti che lavorano in parallelo, con l’obiettivo concreto di chiudere la partita entro la fine di questo 2026. Una corsa contro il tempo su cui anche su Bikeitalia manterremo alta l’attenzione.
Osservando i lavori in corso si intuiscono le potenzialità dell’opera, al netto dei fisiologici vincoli storici e archeologici della Capitale. Sull’Appia Antica, ad esempio, il tracciato del GRAB sta portando a una riorganizzazione tangibile della viabilità, mitigando la velocità delle auto. Stessa musica in Via dei Cerchi, dove il marciapiede lato Palatino è stato ampliato in modo netto per far posto alla ciclabile bidirezionale, togliendo spazio ai motori per darlo alle persone.
Sia chiaro: Roma non si sta trasformando dall’oggi al domani in Amsterdam o Copenaghen. Roma, per la sua conformazione, è una città a sé stante, che però ci sta provando a cambiare. I problemi di manutenzione, l’insicurezza agli incroci e la piaga della sosta selvaggia restano temi enormi da sollevare ogni giorno.
Ma l’unica via per cambiare davvero le cose è ridistribuire lo spazio pubblico, centimetro dopo centimetro, sostituendo i parcheggi abusivi con percorsi ciclabili sicuri.











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