100 anni in 1000 chilometri quanto fa? 3163 per l’esattezza. Gli stessi, cioè, che Alfonsina Strada ha percorso nel 1924 e che per questa ricorrenza Andrea Satta, cantante dei Têtes de Bois, ha percorso con amici e trovatelli, compagni di strada e ciclisti occasionali, persone che si sono aggregate durante le tappe del viaggio che lo ha impegnato per due settimane.
Andrea Satta racconta del suo ultimo progetto che si è concluso a Bologna domenica 21 luglio con un concerto dei Têtes de Bois in piazza Lucio Dalla con il loro Palco a Pedali, praticamente un palco alimentato solo dall’energia prodotta da spettatori volenterosi che con le loro biciclette alimentano amplificazione e illuminazione del palco.
Il viaggio in bici di Andrea Satta
Partito da Matera il 9 luglio con “dodici, poi quindici, diciotto” affezionati, gruppo di amici, durante il viaggio si aggregano molti altri, “dovessi fare un conto forse un centinaio di persone durante il percorso hanno sicuramente hanno pedalato con noi”. Ogni giorno una tappa e alla sera ci si ritrova nelle piazze portando il suo spettacolo ispirato dal suo ultimo LP, dedicato alla parità di genere, contro la violenza sulle donne.

Da Matera verso Bologna, passando per Modugno, Sulmona, Terni, L’Aquila, Perugia, Lucignano (“unica licenza” ci tiene a dirmi Andrea perché “il paese dell’Eroica ha questo sedimento eroico e filosofico che rimanda alla tensione emotiva e al gioco, sono momento di memoria e il fascino dell’eroismo in bicicletta è coerente con la storia di Alfonsina”).
Un pulmino al seguito per la strumentazione e l’amplificazione, una piccola ciclofficina, per il resto la carovana pedala: “Le strade, il fondo certo non sono più quelle che all’epoca affrontava Alfonsina e che rendevano davvero eroico ogni prestazione in bici, ma cerchiamo lo spirito indomito e coraggioso che la spinse a finire il Giro d’Italia. Nel ciclismo non applaudiamo la squadra, ma il coraggio di chi pedala. D’altronde basta vedere le braccia aperte delle persone che accolgono i corridori lungo le tappe”.
I compagni di viaggio
“Durante il viaggio non si sono aggiunti solo gli artisti e i collaboratori che conosciamo in varie parti d’Italia, ma si sono aggregati anche personaggi interessanti con storie toccanti come nel Casentino dove una coppia ha pedalato con noi per un lungo tratto e che ha una storia vicino alla tragedia del femminicidio”.

Altre volte hanno incrociato personaggi bizzarri che sembrano usciti dai racconti degli almanacchi domenicali di altri tempi, come raccontato nel suo diario online, da Pascal, ciclista francese con “baffi da anarchico di primo novecento”. Oppure ragazzi generosi che volano a recuperare camere d’aria in paesini sperduti. Ciclisti animatori culturali, gruppi di affezionati, viaggiatori liberi come Pascal che gira l’Italia da due mesi e decide di aggregarsi al gruppo. La libertà della bicicletta è questa: incontrare, aggregare, andare, reciprocità, mutuo-aiuto.
E poi gli incontri fuori dai pedali: cori femminili, scrittrici, attiviste, testimoni, tra boschi, salite, borghi, sterrati, faggete, librerie, sedi culturali e centri antiviolenza.
Un viaggio in bici anarchico e musicale
“Il nostro modo di viaggiare è un modo di viaggiare abbastanza anarchico, c’è chi si porta le borse laterali, chi gira molto agile in bikepacking, chi senza niente perché ha tutto sul pulmino che ci accompagna. Di giorno si pedala con tappe di circa 100 chilometri e la sera si canta”.

Mi viene in mente Sant’Agostino con il suo discorso “Canta e Cammina”:
Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica. Cantiamo da viandanti. Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia. Canta e cammina. Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. (dai «Discorsi» di Sant’Agostino, vescovo, Disc. 256)
Niente di nuovo tranne te, Alfonsina Strada
Una santità laica quella di Alfonsina, celebrata da Andrea Satta con lo spettacolo “Niente di nuovo tranne te, Alfonsina Strada”, che si rifà al suo ultimo album. “Sono storie scritte in bicicletta”, la bici che è uno dei due osservatori di Andrea, l’altro è quello legato al suo lavoro di tutti i giorni come pediatra. È importante che sia un uomo a parlare di questo argomento, nella speranza di un mondo meno maschilista.
Una definizione “kantiana” per una vita segnata da sacrifici e privazioni, ma libera. La santità è concretezza, compassione, compromissione, partecipazione, esposizione perché la vita vale la pena d’essere vissuta secondo un imperativo morale senza alcun comando.

Lo spettacolo a fine tappa celebra le conquiste delle donne e che attraverso le storie, le canzoni, i racconti e le letture ci si incontra, si consolidano relazioni, si fa rete, perché ci tiene a dire Andrea Satta: “il miglior alleato della violenza domestica è la solitudine”. Una rete di relazioni immersa nella quotidianità può essere “un buon momento per raccontare ad una amica quello che stai passando”.
Le donne presenti
Durante le tappe sono stati tanti gli artisti ospitati da cantautrici e musiciste come Lucilla Galeazzi a Elisa Ridolfi, da Nada a Rita Marcotulli, Erica Mou, Maria Grazia Calandrone, a cicliste rosa come Morena Tartagni solo per citarne alcuni.
Andrea racconta con la calma mista alla stanchezza accumulata nelle tappe di questo progetto portato insieme con la Fondazione Una Nessuna Centomila. “La Fondazione ci ha messo in contatto con tutti i vari centri antiviolenza che noi abbiamo ospitato ogni sera sul palco e questo è il cuore etico politico nel senso più bello del termine di questa nostra intenzione”. Ogni tappa, una serata da costruire pensando a chi contattare sul posto, dove esibirsi.
Andrea Satta e i Têtes de Bois
Andrea si definisce “ciclista mancato”, ma sono tante le iniziative che lo legano alla bicicletta, “Io utilizzo la bicicletta come mezzo primario per muovermi, diciamo che tutte le volte che posso non utilizzo la macchina. Mi muovo sia in bicicletta che con i mezzi pubblici per andare all’ambulatorio pediatrico, per fare qualunque altra cosa. Certamente quando devo andare a suonare con gli strumenti e le tastiere devo prendere il pulmino che in questo momento ci sta seguendo e che credo oggi compia 500,000 km”. Lo scorso anno aveva rifatto in bici il viaggio che suo papà fece a piedi per tornare a casa dopo essere stato deportato in Germania.
Il gruppo di cui fa parte, i Têtes de Bois, ha sempre dedicato alla bicicletta molta attenzione concreta. Sono noti per le loro esibizioni con il “Palco a Pedali” e hanno dedicato un LP intero, “Goodbike” alla bici; esiste anche un video bellissimo girato da Agostino Ferrente con Margherita Hack protagonista dove la si vede lavorare in una ciclofficina armeggiare con un saldatore per montare una bici. Nel 2013 hanno lanciato il progetto “Transumanza a pedali” percorso tra L’Aquila e Latina insieme a gruppi di ciclo attivisti.
Per tutto questo non ci rimane che seguirli, nelle loro pedalate e magari alimentando il loro palco nei prossimi loro concerti.





















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