Alzi la mano chi non si sta divertendo in questo Giro. Impossibile non farlo, visto che ogni 24 ore siamo costretti a cambiare giudizi e punti di vista. Se la tappa trentina ci aveva fatto pensare a una UAE prossima alla debacle e a un Del Toro già sulla via del tramonto, ecco che la frazione con Tonale e Mortirolo ci costringe a ricambiare prospettiva.
Isaac, el torito, ha stupito tutti a Bormio, vincendo una corsa non banale e tornando a guadagnare su tutti i rivali. Un colpo di classe e carattere. Prima gestendo lo sforzo sulle pendenze più dure del Mortirolo e poi lasciando di sasso i rivali (tranne Carapaz) sullo strappetto de Le Motte, involandosi verso il primo successo pesante della carriera (quest’anno in realtà si era già imposto con una bella sparata sullo strappo di Superga alla Milano-Torino). Morale: Del Toro arriva alla due giorni decisiva sulle Alpi occidentali con 41 secondi su Carapaz e 51 su Simon Yates. Pochi? Tanti? Abbastanza? Difficile sbilanciarsi. Può, onestamente, accadere di tutto.

Del Toro, dalla sua, ha la squadra più forte in salita, da abbinare alla sua esuberanza e alla sua tranquillità. Sta correndo insieme a gente a cui chiedeva l’autografo o la foto fino a tre anni fa. Oggi li ha tutti alle spalle. Non è obbligato a vincere e può vivere tutto con relativa leggerezza. Di contro potrebbe soffrire due tapponi di montagna ravvicinati, più lunghi come chilometraggio e più duri a livello assoluto. Ma di questo messicano che vive a San Marino, ancora, non conosciamo i veri limiti.
Impossibile prevedere la fine di questo Giro
E allora chi è il favorito? Altro rebus. Carapaz sembra il più forte in salita, ma Simon Yates ha corso finora in modo molto intelligente e probabilmente ha una squadra più attrezzata a fargli da spalla. Con Tiberi naufragato per problemi fisici post-caduta e Bernal coraggioso ma non graffiante come ai tempi d’oro, la variabile che potrebbe far saltare il banco si chiama Giulio Pellizzari. È vero che è a 5 minuti da Del Toro, ma il marchigiano potrebbe inventarsi un numero da capogiro e ribaltare tutto quanto. Sogno impossibile? Probabilmente sì, ma l’Italia ha bisogno di un nome a cui aggrapparsi. Per il presente e per il futuro. Anche perché non possiamo sempre chiedere miracoli al 37enne Damiano Caruso, esempio di dedizione e professionalità e che spera di chiudere a Roma dentro la top 5.
Venerdì la tappa regina in Val d’Aosta con l’arrivo a Champoluc e sabato il Colle delle Finestre offrono agli attori di questo Giro un palcoscenico da sfruttare a pieno. Magari per lasciarci ancora una volta a bocca aperta. Costringendoci, per l’ennesima volta, a cambiare prospettiva. Perché il Giro 108 resta fino alla fine un misterioso e affascinante enigma…
Le pagelle del Greg

DEL TORO 10: risposta da campione dopo il colpo da k.o. di 24 ore prima. Qui piazza un colpo da fenomeno. La maglia rosa è sulle sue spalle non per caso. Crollerà? Vincerà? Sicuramente resterà nella storia di questo Giro. PREDESTINATO
CARAPAZ 9: attacca, senza paura. Scavalca Yates in seconda posizione, anche se perde qualcosina da Del Toro. Ma le ultime due tappe in montagna sembrano il suo terreno di caccia preferito. Sa come si vince e come finire il lavoro. BOMBER
PELLIZZARI 8: si muove sul Mortirolo, poi accende la miccia su Le Motte. Balza al settimo posto in classifica e conferma di puntare in alto. Molto in alto. SCINTILLA
TIBERI 4: non è un voto di demerito, perché contro i problemi e i dolori fisici c’è poco da fare. Però era la nostra grande speranza per salire sul podio e invece alza bandiera bianca. CADUTO E AFFONDATO
CARUSO 9: quinto in classifica, in mezzo a una banda di ragazzini. È l’emblema del ciclismo dei vecchietti. Quello in cui cuore, esperienza e classe fanno ancora la differenza. TOTEM
BERNAL 5: speravamo mettesse a ferro e fuoco il Giro sulle salite più dure, invece il passo, evidentemente, non è più quello di una volta. Non perde spirito e sorriso, ma non incide. PIU’ VOGLIA CHE GAMBE




















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