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Un salto oltre gli stereotipi: la squadra tutta femminile che sta rivoluzionando il downhill

Un salto oltre gli stereotipi: la squadra tutta femminile che sta rivoluzionando il downhill

In un panorama sportivo in cui la visibilità femminile resta spesso relegata ai margini, l’esperienza di DownhillHER – prima squadra tutta femminile nella disciplina estrema del Downhill MTB – offre uno sguardo potente e innovativo su come si possa ribaltare la narrazione dominante. In questa intervista rilasciata a Bikeitalia, Beatrice Greppi, Team Manager del progetto sostenuto da Honda, racconta l’evoluzione del movimento Downhill nel post-pandemia, la crescita di interesse da parte del pubblico e le difficoltà a ottenere una visibilità mediatica proporzionata ai risultati.

L’intervista, nata da una riflessione sviluppata in seguito alla pubblicazione dello sfogo di Vittoria Bussi, tocca numerosi aspetti: dalla spettacolarità ancora poco valorizzata del Downhill, al valore sociale e culturale di un team che unisce performance, mentoring e un messaggio forte di inclusività e rottura degli stereotipi di genere. Un racconto che non è solo sportivo, ma anche culturale e sociale: perché rivendica per le atlete lo spazio che meritano, dentro e fuori i tracciati di gara.

La squadra di downhill tutta femminile DownhillHER - Team Manager Beatrice Greppi (al centro della foto)
Al centro della foto, Beatrice Greppi – Team Manager della squadra di downhill tutta femminile DownhillHER
Beatrice, cominciamo da uno sguardo d’insieme: com’è cambiato il mondo del Downhill dopo il Covid? Hai notato una crescita dell’interesse, anche fuori dal pubblico degli appassionati?

Il mondo del Downhill (DH) ha decisamente avuto un incremento notevole nel post-Covid; la voglia di stare all’aria aperta dopo un periodo di isolamento ha portato le persone alla ricerca di attività outdoor, e ha trovato nella MTB in generale un’ottima soluzione. Inoltre l’avvento delle bici mountain bike con pedalata assistita ha ulteriormente avvicinato anche i non appassionati al mondo del fuoristrada gravity, di cui il DH rappresenta la disciplina più estrema.

Anche nella parte agonistica di questo sport i numeri non mentono, nelle tappe del circuito nazionale Coppa Italia DH le presenze superano costantemente i 300 iscritti, mentre nel panorama europeo talvolta l’organizzatore chiude anticipatamente le iscrizioni per numero limite raggiunto.

Oggi il calendario gare è ricco e partecipato, e il movimento cresce anche a livello internazionale, ma per i media generalisti il Downhill resta ai margini. Come ti spieghi questo scollamento tra la realtà del campo e la narrazione mainstream?

È una domanda molto interessante che tocca un punto cruciale per il nostro sport. Il Downhill è senza dubbio una disciplina che offre uno spettacolo incredibile: l’abilità degli atleti, la velocità, i salti mozzafiato e i percorsi estremi lo rendono estremamente avvincente. Lo definiamo la ‘Formula 1 del ciclismo’ per la sua intensità e il livello di eccitazione che genera.

Lo scollamento tra la crescita esponenziale che stiamo vedendo a livello di partecipazione e il riconoscimento mediatico mainstream credo sia una questione complessa e difficilmente spiegabile, legata probabilmente a diversi fattori. La spettacolarità e intensità di questa disciplina non sempre emerge attraverso i canali tradizionali. Raggiungere i livelli di visibilità di discipline consolidate come il ciclismo su strada o il cross-country è un percorso che richiede tempo e un impegno strategico da parte di tutti le figure coinvolte, team, organizzatori, pubblico e sponsor. Sono certa che, con lo sviluppo del movimento e l’aumento della sua popolarità e l’impegno e costanza di tutti, anche l’attenzione dei media generalisti continuerà a crescere.

Downhill curva discesa
Il vostro team ha ottenuto risultati importanti a livello nazionale e mondiale, eppure spesso queste vittorie trovano spazio solo nella cronaca locale. Secondo te cosa manca per far emergere davvero questa disciplina anche verso il grande pubblico?

È vero, i risultati che abbiamo raggiunto, sia a livello nazionale che mondiale, sono stati accolti con grande entusiasmo all’interno della comunità MTB Gravity e hanno ricevuto un’ottima copertura nella cronaca locale. Siamo molto grati per lo spazio che ci viene dedicato, ad esempio, su BikeChannel con le puntate dedicate alla Coppa Italia DH, un contributo di grande valore per gli appassionati.

Per quanto questi riconoscimenti siano fondamentali e importanti, per far emergere la disciplina verso il grande pubblico credo serva un ulteriore passo e ottenere una risonanza più ampia e approfondita sui media nazionali generalisti, non solo quelli specifici di settore. È un percorso che richiede tempo e un lavoro congiunto, ma come dicevo prima, il nostro team e il downhill in generale ha tutte le carte in regola per poter sfondare questa barriera comunicativa a raggiungere un pubblico ben più ampio.

Honda DownhillHER è una squadra tutta femminile, ma il vostro progetto va oltre l’aspetto di genere: qual è l’idea innovativa che guida il vostro lavoro? E quanto conta il supporto di un brand importante come Honda?

L’unicità del nostro team è determinata dal fatto che nessun’altra squadra al mondo ha pensato che un progetto tutto femminile potesse funzionare in uno sport a prevalenza maschile e considerato estremo. Questa è stata l’idea vincente che vuole trasmettere un messaggio forte e chiaro: la pratica di uno sport estremo non implica necessariamente che una donna non si possa sentire femminile e che chiunque, con volontà e impegno, può praticare una disciplina come il downhill, indipendentemente dall’età, genere e estrazione sociale.

DownhillHER squadra tutta femminile di downhill

Mediaticamente è un messaggio molto forte, portato avanti con professionalità comunicativa da un team ben strutturato e da atlete con background e formazioni completamente diverse; basti pensare che nella nostra squadra ci sono un’ingegnera dei materiali, un’ex campionessa mondiale di boxe thailandese, una madre e una studentessa universitaria con la passione per la moda…

Honda Motor Europe ha creduto e ha sostenuto fin dall’inizio questo progetto, trovando ispirazione nella nostra idea da trasportare nel mondo del motociclismo. Il supporto di Honda ci permette di divulgare il nostro messaggio e far conoscere e apprezzare il downhill anche nel mondo delle 2 ruote a motore.

Senza dimenticare anche il supporto di tutti i partner che ci permettono di essere presenti e gareggiare a livello internazionali con preparazione e professionalità.

Oltre alla performance, costruite anche una comunità intorno al team? C’è una dimensione educativa o di mentoring che accompagna la crescita delle vostre atlete?

La preparazione della stagione agonistica, al pari di tutte le discipline del ciclismo, non si limita a qualche allenamento pre-gara, ma è una costruzione e un percorso che viene affrontato sia singolarmente che a livello di team durante tutto il corso dell’anno. Inevitabilmente si creano delle sinergie e sintonie tra atlete e staff che sono fondamentali alla performance.

Ogni atleta segue un proprio percorso di preparazione fisica, tecnica e mentale, in base alle proprie esigenze, ma il confronto con le altre è all’ordine del giorno, per cercare di migliorare tutte assieme.
Per le atlete più giovani, affrontare contemporaneamente un percorso sportivo a livello professionale e gli studi può essere una vera prova. Gli impegni di un’atleta professionista, infatti, sono spesso difficili da allineare con le scadenze scolastiche o universitarie. Per fortuna, sono previsti diversi sistemi di agevolazione che permettono di conciliare al meglio questi due mondi, come la riprogrammazione degli esami e la giustificazione delle assenze, consentendo così di proseguire una doppia carriera.

Il paddock inoltre, è una piccola cittadella che durante il periodo gare, si sposta di località in località, ma è sempre formato dalle stesse persone e organizzazioni, che periodicamente si incontra e si “confronta” sul campo gara.

Per chi non conosce il Downhill, può sembrare “solo una discesa veloce”. Ci spieghi come funziona davvero una gara e cosa comporta il fatto che tutte le categorie gareggino sullo stesso tracciato?

Semplificando al massimo dove pensare di immaginare la MotoGP o la Formula1 e trasportare il concetto in una località montana.

L’evento si svolge tendenzialmente su 3 giorni, il Venerdì e Sabato mattina con sessioni di prove libere, il sabato pomeriggio con la qualifica e la Domenica con la gara. I vincitori, nelle varie categorie, sono coloro che impiegano meno tempo la discesa prevista per la Domenica.

Come la discesa libera dello sci alpino, non si corre uno contro l’altro ma la gara è contro il tempo e contro se stessi e questo crea nel paddock un clima amichevole e sereno.

In questi 3 giorni, il paddock che solitamente si posiziona alla base dell’impianto di risalita, è liberamente visitabile dal pubblico permettendo a chiunque di “vedere da vicino” l’organizzazione e la gestione di squadre sportive di primo livello. Si possono vedere i meccanici dei Team all’opera sui mezzi meccanici evolutissimi. Infatti, le bici da downhill sono dei gioielli tecnici specificatamente studiati per avere massime performance su discese molto impegnative. Per portarsi in quota, gli atleti utilizzano un impianto di risalita.

Durante tutte le sessioni di prova, il tracciato designato per lo svolgimento della gara è chiaramente riservato agli atleti e fettucciato, ma è possibile per il pubblico avvicinarsi al percorso su tutta la lunghezza per godersi il passaggio degli atleti. Il tracciato è unico, proprio come un circuito, e quindi il passaggio degli atleti è continuo.

Come dicevi tu, il tracciato è lo stesso per tutti e tutte le categorie, maschili e femminili, gareggiano lo stesso giorno sullo stesso percorso, dagli esordienti ai master, e questo da la possibilità a tutti di confrontarsi e imparare da chi è più forte. Immaginatevi un esordiente (13 anni) che potrebbe osservare e provare lo stesso passaggio del Campione Italiano Elite: un sogno!

Molti non immaginano quanta preparazione serva per affrontare un percorso di Downhill: allenamento, tecnica, concentrazione… possiamo davvero parlare di atleti completi, non trovi?

L’atleta di downhill è a tutti gli effetti un atleta completo. Per una discesa di 3-4 minuti è necessaria una preparazione di mesi e mesi su tutti i fronti: bici da corsa, o corsa a piedi, per l’apparato cardiocircolatorio, sessioni di potenziamento e allenamento funzionale per permettere ai muscoli di essere reattivi ma allo stesso tempo poter sopportare gli sforzi di guidare una bicicletta fino a 70 km/h in un bosco.
Oltre a questo, non bisogna dimenticare forse l’aspetto più delicato che è la preparazione mentale, la conoscenza al centimetro del percorso e la prontezza mentale che serve per reagire a quelle velocità, che possono sembrare basse, ma bisogna rapportarle al contesto.

Le gare si svolgono in ambienti naturali spettacolari, e il pubblico può vivere l’evento a pochi metri dal tracciato. Che tipo di rapporto si crea con chi guarda e scopre magari per la prima volta questo sport?

Sicuramente la prima emozione che permea è lo stupore. Il wow e le espressioni facciali lasciano trasparire una certa incredulità di come determinate azioni possano essere fatte con una bici. L’adrenalina che si prova a vedere così da vicino il passaggio degli atleti è qualcosa che al pubblico rimane in mente e che gli riporta a rivedere le gare, e perchè no a provare una discesa in prima persona.

Tutto questa eccitazione unita a paesaggi mozzafiato come ad esempio, Bormio, Madesimo o le Tofane di Cortina, creano un mix di emozioni forti, anche per noi che lo viviamo dall’interno.

L’espressione “ma voi siete matti!” riecheggia spesso, anche se non è una questione di follia ma di anni e anni di preparazione tecnica e allenamento.

Il movimento gravity cresce non solo come pratica sportiva, ma anche come cultura e mercato: secondo te l’aumento delle vendite di e-MTB Enduro riflette questa tendenza?

L’incremento in generale del mercato delle bici da MTB, che siano elettriche o muscolari, è sicuramente un sintomo del crescente interesse che c’è verso queste discipline gravity.

Una bicicletta, a maggior ragione se a pedalata assistita, permette pressoché a chiunque di praticare questo sport e provare qualche emozione in discesa.

Anche le località montane hanno fatto e continuano a investire su questa tipologia di turismo estivo, offrendo servizi di risalita con gli impianti, guide MTB, bikepark, noleggi e tante altre attività che gravitano intorno al fuoristrada.

Guardando al futuro: il vostro prossimo grande obiettivo è il Campionato Italiano Downhill 2025 a Madesimo il 19 e 20 luglio. Come vi state preparando e quali sono le vostre aspettative come team?

Abbiamo diversi obiettivi per stagione 2025, tra i quali il Campionato Italiano è uno dei più importanti. Per arrivare preparati stiamo partecipando ai circuiti nazionale e europeo di riferimento, come Coppa Italia DH e IXS European Cup, che rappresentano per noi un ulteriore obiettivo.

Abbiamo due maglie da difendere, quella di Martina Fumagalli per la categoria W1 e quella di Tiziana Finocchio per la categoria W4, ma anche con le due giovani Elite puntiamo in alto!

Tiziana Finocchio sul podio in Australia
Tiziana Finocchio del team DownhillHER sull podio di Cairns (Australia)

Per la stagione 2025 abbiamo già raggiunto con Tiziana Finocchio l’obiettivo più importante della sua stagione, cioè la maglia iridata master ottenuta la scorsa settimana a Cairns (AUS) e direi che per questo possiamo già festeggiare!

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