Taranto-Sparta (giugno 2025) | Questa avventura in solitaria è iniziata con un pensiero nato subito dopo un precedente viaggio lungo la Via Appia, lo scorso settembre. Forse è stato proprio quello stato di pace mentale che lasciano esperienze simili a ispirarmi. Taranto e Sparta, due città legate fin dal 706 a.C., condividono un vincolo storico unico: Taranto è infatti l’unica colonia spartana al mondo.
Quando questo pensiero ha acceso in me una forte emozione, mi sono subito messo all’opera per contattare gli Spartani e organizzare la consegna di un dono simbolico da parte di un tarantino alla comunità spartana. Non è stato semplice, ma grazie ai social network ci sono riuscito.
È così emersa l’esistenza di una rete culturale già attiva tra le due città, che ha subito sostenuto l’iniziativa. Con il tempo hanno aderito anche il Comitato Provinciale della Federazione Ciclistica Italiana, Sport e Salute, diversi Comuni della provincia di Taranto e numerose associazioni culturali e sportive.
Il mio viaggio è iniziato il 1° giugno dalla costa di Saturo, nel Comune di Leporano, indicata dalla tradizione come la spiaggia di approdo degli Spartani. Da lì ho pedalato per oltre 900 km, più circa 200 km di attraversata in traghetto, arrivando il 10 giugno a Sparta, davanti alla statua di re Leonida. Ad accogliermi c’erano le autorità greche: il sindaco, il presidente della regione Laconia e rappresentanti di varie associazioni sportive spartane.
Sono stati dieci giorni pieni di emozioni. La fatica è stata tanta – percorrevo circa 100 km al giorno in modalità bikepacking – ma ho avuto il privilegio di attraversare la Grecia più autentica: tradizioni, paesaggi, persone. Gente dal cuore puro, ospitale in modo straordinario, e scenari che cambiavano continuamente, dalle meravigliose coste alla natura selvaggia dell’interno.
Ho ripercorso tappe cariche di storia, frequentate nell’antichità da Tarantini, Spartani e da tutto il mondo greco e magnogreco: come Delfi, con il suo celebre oracolo, dove – secondo tradizione – ho consegnato un dono alle autorità in segno di ringraziamento, proprio come si faceva tremila anni fa.
Poi è stata la volta di Olimpia, la madre delle Olimpiadi: camminare nel suo immenso parco archeologico è stato un vero onore, sapendo che lì gareggiarono i più grandi atleti dell’antichità. A Messene ho visitato il suo antico e magnifico stadio, ancora incredibilmente ben conservato.

Un episodio che porterò sempre con me è accaduto appena sbarcato a Igoumenitsa: nella fretta di iniziare a pedalare avevo dimenticato di riempire le borracce. Dopo circa 10 km, arrivato in uno dei tipici villaggi greci, ho chiesto a una signora affacciata al balcone di una graziosa casetta se ci fosse una fontana nelle vicinanze. Lei, senza esitare, mi ha aperto la porta di casa e mi ha offerto due bottiglie d’acqua.



I panorami mozzafiato mi hanno accompagnato per tutto il viaggio, dalle coste ai rilievi montuosi. Dopo i primi 60 km, la Grecia mi ha regalato la vista sul Parco Nazionale delle zone umide di Amvrakikos, un ecosistema unico al mondo.
Durante il tragitto ho avuto numerosi incontri con la popolazione locale: appena capivano cosa stessi facendo, mi abbracciavano, mi offrivano acqua, cibo, parole gentili. È stato così che ho conosciuto davvero la celebre ospitalità greca. Durante il tragitto verso Eratini, la titolare di un ristorante di pesce sul mare mi ha stretto in un abbraccio caloroso, trattandomi come un nipote: momenti che non si dimenticano.

Ho attraversato il ponte di Rion, che collega la Grecia occidentale al Peloponneso: una pista ciclabile laterale straordinaria mi ha portato direttamente verso Patrasso, una delle città più grandi toccate durante il viaggio.
Per raggiungere Olimpia ho scelto una strada che attraversa il cuore del Peloponneso. Vorrei smentire un pregiudizio diffuso: le strade greche sono in ottimo stato, anche a 800 metri di altitudine. Mi sono trovato solo, circondato da verde infinito e da una fauna sorprendente: tartarughe, procioni, serpenti, tassi, furetti e volpi. La Grecia più selvaggia.
Una delle tappe più dure è stata la salita verso l’antica Messene: una tappa di circa 85 km. I primi 50 km, lungo la costa ionica, sono stati meravigliosi. Gli ultimi 15, invece, mi hanno portato a quota 600 metri senza tornanti, con pendenze impegnative che hanno messo a dura prova il fisico. Ma bastava voltarsi per vedere panorami capaci di ripagare ogni sforzo. E, arrivato a destinazione, lo spettacolo del sito archeologico e del suo stadio perfettamente conservato mi ha dato la giusta ricompensa.


Anche il cibo greco merita una menzione speciale: ottimo. Vi consiglio di assaggiare lo yogurt greco e le carni, in particolare quella di maiale, che mi ha ricordato molto i sapori della mia terra d’origine.
È stato un viaggio indimenticabile, con l’obiettivo di rinsaldare i rapporti tra Grecia e Magna Grecia. Oggi posso dirlo con certezza: il ciclismo – e lo sport in generale – ha il potere di unire i popoli.
Ed è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, in tempi di crisi internazionale.
Quindi, gente: fate più sport e meno guerre. Anzi, non fatele affatto.



















Un’impresa sportiva e culturale che lascerà il segno nella programmazione delle attività di settore a livello locale, regionale, nazionale e internazionale…
Ho letto la tua cronaca e soprattutto le tue impressioni/sensazioni: fantastiche. Io e gli amici di bici ci stiamo pensando. Grazie
Roberto Anselmi Ferrara
Ciao sono Giuliano,cicloturista e mi piacerebbe vedere tutto il tuo tragitto,grazie per il tuo tempo dedicatomi