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Pedalate in Faccia | L’uso dell’auto è sacro: altro che salute e città vivibili

Pedalate in Faccia | L’uso dell’auto è sacro: altro che salute e città vivibili

“In Italia esiste una cultura motoristica. In Italia si producono le Ferrari, le Lamborghini, le Maserati, la Ducati, la Moto Guzzi. E potrei andare avanti – (non lo faccia per carità, che poi si arriva alla Fiat Duna, ndr). Chi ha stabilito che da questo momento in poi bisogna disincentivare l’uso dell’autovettura? Cioè, chi ha questo primato culturale pedagogico per insegnare agli altri cosa non bisogna fare? 30 persone rumorose riunite in associazioni?”.

Sono parole di Stefano Gorgoni, strepitoso consigliere comunale PD (sic) di Pavia in uno dei suoi migliori post dell’anno.

In effetti qualche fondamento appena più robusto delle politiche di disincentivazione dell’uso dell’auto nelle nostre città lo si può ritrovare, non da questo momento ma da almeno 80 anni, nel pensiero di un numero di architetti, urbanisti, ingegneri, medici, economisti, filosofi, biologi, pediatri, artisti, familiari delle vittime della strada, amministratori, attivisti, intellettuali vari e semplici cittadini presumibilmente assai maggiore dei 30 urlatori che affliggono con la loro saccente pedanteria il signor Gorgoni, il quale ha tuttavia il diritto di non riconoscere questo primato ‘culturale-pedagogico’, ci mancherebbe.

Del resto il ragionamento di Gorgoni si può ben applicare ad altre interessanti fattispecie.

A esempio in Italia esiste la cultura del vino. In Italia si producono i Barbareschi, i Brunelli, le Falanghine, i Verdicchi, gli Amaroni . E potrei andare avanti (ma non lo faccio perché poi si arriva al prosecco alla citrosodina, servito nello spritz dei bar della movida milanese). Chi ha stabilito che da questo momento in poi l’alcool fa male e bisogna disincentivarne il consumo? (Se vista così la logica di Gorgoni assomiglia a quella di Lollobrigida, lo lascio dire alle solite 30 rumorose malelingue).

Concedetemi però un ultimo esempio: in Italia abbiamo anche inventato, perfezionato ed esportato – primi al mondo – il fascismo: è forse anche questa cultura da difendere?

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Commenti

  1. Kurt Enenkel ha detto:

    Questo consigliere PD ovviamente non ha mai sentito il nome di Gino Bartali.

  2. Mario ha detto:

    Moriro’ prima di poter vivere in una citta’ silenziosa, pulita e spaziosa.

  3. Davide Tambuchi ha detto:

    Vivo a 5km dalla vicina Elvezia, dove le zone 30 e i punti di incontro (piazze aperte al traffico con limite a 20km/h) sono la regola e non l’eccezione. Dove il codice stradale tutela ciclisti ed altri utenti deboli della strada: CONSENTE giochi in strada e pattinaggio nelle zone 30, nelle piazze, nei punti di incontro dove sussistono le condizioni di un bassissimo traffico stradale, a differenza del nostro codice che oltre a penalizzare i ciclisti, ha UCCISO uno sport bellissimo e complementare: il pattinaggio su strada, vietato anche nelle piazze con la scusa che potrebbe essere pericoloso per i pedoni (ora mi domando: quanti incidenti sono stati provocati dai pattinatori nelle zone pedonali? cercando in internet: UNO solo in oltre 20 anni). Si ammette, seppur con limitazioni, il monopattino elettrico, ma si VIETA l’uso, ovunque, del monopattino a spinta muscolare. Se la ragione di questi divieti, che risalgono al precedente codice della strada e che non sono stati modificati dal recente aggiornamento, è quella di tutelare la sicurezza dei pedoni, allora le auto dovrebbero circolare, per logica, SOLO sulle autostrade. Viva la bici, viva i pattini!

  4. Lucia ha detto:

    viva la bici e il vino, abbasso il fascismo!

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