Nelle ultime settimane in tutta Italia si stanno moltiplicando i sequestri di ebike modificate, segno che il fenomeno delle bici elettriche “truccate” non è più una nicchia nascosta ma un problema conclamato di sicurezza, legalità e concorrenza. Le operazioni delle forze dell’ordine non arrivano dal nulla: secondo Piero Nigrelli, responsabile del settore bici di ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), l’intensificazione dei controlli risponde anche a una richiesta proveniente dall’associazione stessa.
Ieri, durante l’evento di presentazione della nuova gamma di ebike WD99, Nigrelli ha spiegato che a spingere verso un cambio di passo non sono soltanto le esigenze di tutela del mercato ciclistico, ma anche le pressioni provenienti dai produttori di motocicli, ormai infastiditi dall’avanzata di ciò che definiscono “ciclomotori non autorizzati” camuffati da bici a pedalata assistita.
In altre parole: mezzi che – pur presentati e venduti come ebike a norma – di fatto superano i limiti tecnici previsti dalla legge e si trasformano in veicoli motorizzati privi di omologazione.

La questione “frode in commercio”
Nigrelli ha poi ricordato che gli avvocati interpellati da ANCMA hanno individuato un possibile appiglio giuridico nel Codice Penale, precisamente nell’articolo 515 – Frode nell’esercizio del commercio.
La norma colpisce chi, nell’ambito di un’attività commerciale o di uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente un bene diverso per qualità, provenienza, origine o quantità rispetto a quanto dichiarato o pattuito.
Una ebike venduta come “a norma” ma consegnata con modifiche che la rendono un ciclomotore a tutti gli effetti potrebbe rientrare esattamente in questo scenario.
Le pene previste per chi si macchia di questo reato non sono marginali: reclusione fino a due anni o multa fino a 2.065 euro, che salgono fino a tre anni se si tratta di oggetti preziosi. Non è il caso delle bici, certo, ma si tratta pur sempre di una questione di rilevanza penale.

Lo scarico di responsabilità? Un boomerang
Un punto interessante su cui riflettere riguarda la prassi – purtroppo diffusa – di far firmare al cliente una liberatoria in cui si afferma che la modifica è stata richiesta consapevolmente e che il venditore non ha alcuna responsabilità.
Secondo gli avvocati interpellati da ANCMA, però, quel documento non solo non tutela il venditore, ma diventa addirittura prova della consapevolezza e quindi della colpevolezza di chi ha venduto o consegnato un mezzo alterato.
Un paradosso che, di fatto, si trasformerebbe in un boomerang in caso di controlli: una prova del reato di frode in commercio da parte del venditore.
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Che cosa rischia l’utilizzatore di un’ebike non a norma
Il capitolo per gli utenti non è meno rilevante, come avevamo avuto modo di sottolineare già in questo articolo di qualche tempo fa. Circolare con una ebike modificata oltre i limiti di legge significa essere alla guida, a tutti gli effetti, di un ciclomotore non omologato: niente targa, niente assicurazione, niente revisione, niente casco (che sui ciclomotori è obbligatorio, ndr) e nessuna patente adeguata.
Le sanzioni amministrative – che vanno a sommarsi tra di loro – sono pesanti: la multa può arrivare fino a 7.000 euro, oltre al sequestro del mezzo. Inoltre si configurano potenziali profili penali in caso di incidenti con feriti.
Ebike truccate e mondo dei rider
Il tema delle ebike truccate non è solo questione di codici e sanzioni: racconta una parte di mercato ancora immaturo, una spinta alla “prestazione a tutti i costi” che confligge con l’identità stessa della bici elettrica come mezzo democratico, sostenibile e accessibile.
A questa immaturità si intreccia anche un pezzo di realtà meno visibile ma molto concreta: il mondo dei rider. Molti lavoratori delle consegne, spesso lasciati completamente soli nella scelta e nella manutenzione del mezzo, finiscono per acquistare online ebike a basso costo già modificate o facilmente modificabili. Per loro la tentazione è forte: più potenza significa la possibilità di fare più consegne in meno tempo, e quindi più guadagni in un lavoro che paga poco.
Le piattaforme multimilionarie per cui lavorano, nella maggior parte dei casi, non forniscono loro i mezzi per effettuare le consegne né ne curano la manutenzione: tutto ricade sul lavoratore-rider. Così, in un contesto di margini bassissimi e competitività esasperata, le ebike “truccate” diventano una scorciatoia apparentemente conveniente ma esposta a rischi enormi (dal sequestro del mezzo agli alti costi delle sanzioni, fino alla responsabilità personale in caso di incidenti).
Le retate sono soltanto l’inizio: la sensazione è che il prossimo fronte potrebbe aprirsi nelle aule di tribunale, con i venditori di mezzi alterati chiamati a rispondere non più solo di un illecito amministrativo, ma di un vero e proprio reato.
E mentre il mercato evolve e si affina, un messaggio sembra chiaro: truccare un’ebike non è una “bravata da officina”, ma una scorciatoia che porta dritto a responsabilità serie – non solo per chi la usa, ma anche per chi la modifica e la vende come “ebike a norma”.






















Prendendo tutti i giorni la bicicletta per andare al lavoro ,e utilizzando le piste ciclabili , ci si rende conto di come il fenomeno delle bici elettriche superpotenti stia diventando un grave problema.
Sfrecciano sulle piste ciclabili e le ciclopedonabili a gran velocità,con una massa ed un peso paragonabili ad un ciclomotore,con copertoni di oltre 4 pollici .
Molti degli utilizzatori di queste bici elettriche non hanno nemmeno bisogno di muovere i pedali ,accellerano e via.
Oltretutto il fenomeno di tenere le luci spente è molto diffuso.
E’ anche vero che la maggior parte di queste bici elettriche sono utilizzate dai Riders.
Visto che hanno dei motori cosi potenti ed una massa considerevole ,non dovrebbero stare sulle piste ciclabili ,ma sulla strada.
Sono a tutti gli effetti dei ciclomotori elettrici.
Però stando sulle piste ciclabili nessuno li controlla e li obbliga ad avere le luci ,la targa e un’assicurazione.
Bene che qualcosa si stia muovendo in questo senso , è necessario intervenire per vietare a questi mezzi di utilizzare le piste ciclabili,dove sono veramente un pericolo pubblico ,per le altre bici e per i pedoni.
Siamo al paradosso che un mezzo nato x l’ambiente è la salute sia in questo momento vessato xke chi dovrebbe adeguare le normative, preferisce guardare altrove.Le E-bike, se avessero la possibilità di montare motori più potenti, potrebbe essere usata anche da tutti coloro che ne avrebbero maggior bisogno, anziani e persone sovrappeso, influenzando così anche il miglioramento dello stato fisico e contribuendo allo stato di salute della popolazione. Per auto e moto non c’è un regolamento che vieti la potenza, solo la velocità é giustamente regolamentata. Purtroppo in Europa, perché la norma è europea e di circa 25 anni fa, se ne fregano, meglio favorire le imprese farmaceutiche.
Accade così che per chi pesa più di 50kg è “costretto” a sbloccarla di conseguenza aumenta la velocità. Se i costruttori fossero obbligati non a inibire i watt ma la velocità massima di assistenza allora le cose rientrerebbero con la gioia di tutti.
Questa è la stessa posizione di LEVA-EU e sono contenta di vedere altri condividerne i contenuti
Da molto tempo seguo l’evoluzione tecnica delle biciclette e le condivido, meno una che è l’inserimento di un motore elettrico per giunta nascosto.
Vi informo che ho realizzato un progetto per fare una bicicletta “COLLABORATIVA” che durante il percorso il ciclista può muovere con la voce due componenti costantemente della bicicletta per le sue necessità.
Chiedo di parlare con una casa produttrice o trasformatore di biciclette.
Grazie
Per uscire da questa epoca di “proibizionismo” (perchè di questo si tratta), analizziamo la questione da un altro punto di vista: Modifica della Legge con limite a 30 km/h.
Vantaggi:
1) molti biker non modificheranno più le e-bike perchè i vantaggi a quel punto saranno relativi.
2) 30 km/h sono i limiti di velocità per tutti i veicoli (anche motorizzati) già in molte città, e poi diciamocelo onestamente, tutte le moderne biciclette “muscolari” raggiungono e superano facilmente questo limite anche in pianura con relativo impegno fisico. E allora? sono già tutte fuorilegge?.
3) Enorme guadagno in termini di salute e di inquinamento atmosferico nelle nostre città.
E qui entriamo in un argomento che travalica di molto la questione oggetto del contendere……
La salute pubblica e l’inquinamento non rappresentano una priorità per CHI ci governa. La mobilità elettrica leggera (magari anche svincolata da obblighi di “monopolio” quali targa, assicurazione, bollo, patentino) diventerebbe concorrenziale per CHI ci vuole invece fruitori di veicoli motorizzati inquinanti (a 2 o 4 ruote), con ripercussioni imprevedibili sugli interessi “consumistici” di una società industrializzata che ci vuole invece “consumatori di risorse” ad elevata ” impronta ecologica”, purchè siamo disposti a pagare i “dazi” dovuti per legge per avere il permesso di inquinare….
In un mondo globalizzato con risorse non infinite è tempo ormai di cambiare e rivedere i nostri modelli di sviluppo utilizzando le moderne tecnologie al fine di limitare il nostro impatto ambientale.