È il silenzio l’elemento che più distingue il varco di queste terre spolpe, selvatiche e apparentemente inospitali collocate tra il Carso triestino e il Golfo del Quarnero, ai limiti dell’Istria orientale.
Immaginate un regno di pietra e vento, un vasto altopiano calcareo sospeso tra cielo e mare, dove i confini geografici si mescolano in un paesaggio antico e selvaggio. Questa è la Ciceria (Ćićarija), un territorio aspro e affascinante che si estende in diagonale come il dorso di una montagna tra Italia, Slovenia e Croazia.
Più che un semplice luogo geografico, la Ciceria è l’anima del Carso, un lembo di terra dove la natura comanda senza rivali. Qui la Bora scolpisce le rocce nude e piega gli arbusti spinosi, creando un mosaico di prati battuti dal sole e boschi segreti.

La Ciceria e i suoi abitanti: resistenza linguistica e culturale
È anche la terra dei Ćići, un popolo di pastori e custodi che ha abitato questi spazi silenziosi per secoli. La loro storia è scritta nelle pieghe del paesaggio, un racconto sussurrato dal vento che narra di una lingua antica e di tradizioni resistenti. Quel vento che si incontra qui porta con sé l’eco di una delle comunità più antiche e discrete d’Europa: gli Istrorumeni. Sebbene oggi siano ridotti a sopravvivere in un pugno di paesi come Žejane e Šušnjevica, rimangono i custodi di una lingua romanza che ha viaggiato secoli fa, un ramo balcanico fiorito qui, isolato, tra le montagne e il mare.
Il loro arrivo, forse come pastori nomadi (i Morlacchi) nel Medioevo, ha lasciato in eredità una cultura pastorale, ritmi di vita lenti e un folklore sorprendente. Pedalare in questi luoghi significa fare un viaggio nel tempo, scoprendo che dietro ogni sentiero e le poche case in pietra, c’è una storia di resistenza linguistica e culturale. Nonostante l’assimilazione, la loro tenace sopravvivenza – celebrata da antichi canti, musiche e dalla forza simbolica degli Zvončari (un gruppo carnevalesco maschile che mescola elementi alpini e simboli istrorumeni) – è un promemoria: queste valli, apparentemente vuote, sono piene della memoria di chi ha saputo tenere viva un’identità preziosa.
La Ciceria non è solo un altopiano, è la dimora di un popolo dimenticato, un rifugio per chi cerca la bellezza selvaggia e il respiro profondo di una terra che non si arrende alla modernità.

Dalla città al Carso lungo l’antica ferrovia
Il nostro viaggio in sella inizia a Trieste, la città di frontiera. Superata la zona portuale, puntiamo le ruote in direzione sud-est per attaccare la ciclabile che ci farà salire verso il ciglione carsico.
La pista ciclopedonale che oggi collega il rione di San Giacomo al confine sloveno (un tratto di circa 12 km) non è un semplice sentiero: è un pezzo di storia riadattato. Il percorso ricalca infatti il sedime della storica ferrovia Trieste-Erpelle, una linea cruciale che dal 1887 al 1959 univa la stazione di Campo Marzio con l’Istria.
Questo recupero ha trasformato una linea dismessa in un punto strategico per la mobilità sostenibile, diventando il tratto orientale della Ciclovia del Mare Adriatico (FVG2) e un anello di congiunzione con la rete ciclabile slovena. Attualmente, i lavori per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Capodistria-Divaccia prevedono una deviazione (opportunamente segnalata) del percorso ciclabile oltre confine, nei pressi di Mihele.
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Questa ciclovia, molto amata dai triestini, è intitolata a un grande ciclista del passato, Giordano Cottur, figura storica e vincitore di tappa al Giro d’Italia negli anni Quaranta. Non è solo un itinerario sportivo, ma un’emozionante riscoperta di un passato ferroviario ormai lontano, incastonato in uno dei paesaggi più suggestivi del Carso.
Pedalando lungo la pista, ci si immerge in un vero e proprio “museo all’aperto” di archeologia industriale. Nonostante alcune modifiche, il tracciato conserva gran parte delle sue strutture originali: cinque gallerie storiche (tra cui quella della Chiusa, dotata di illuminazione), viadotti e ponti che testimoniano l’ingegneria austro-ungarica, oltre alle sagome riconoscibili di nove caselli e due ex stazioni ferroviarie, tra cui Sant’Antonio in Bosco-Moccò.
Il percorso si srotola lungo una pendenza media modesta (circa 2,6%) e attraversa interamente l’area protetta del Parco Naturale della Val Rosandra, valorizzando l’ambiente circostante. A pochi chilometri dal caos cittadino ci ritroviamo immersi nel verde, a 400 metri sul livello del mare.

Oltre il confine: altopiano, villaggi e memorie dei Ćići
Il mare lo ritroveremo dopo una settantina di chilometri approdando sulla costa Liburnica, per un vero e proprio ‘coast to coast’. Tratti sterrati si alternano a chilometri su asfalto. Piccoli villaggi sfilano lungo l’itinerario sloveno: Klanec, Prešnica e Podgorje. Poi il confine libero con la Croazia, pur se circondato da una rete di filo spinato: un doloroso varco a presidio dell’effimera sicurezza europea. La rotta balcanica dei migranti qui segue altri fili, nascosti nei boschi lungo sentieri isolati.
Se è necessaria una pausa, il solo posto capace di ristorare ciclisti, viandanti, motociclisti, cacciatori e trafficanti di ventura si materializza tra le poche case di Jelovice, nell’unica konoba (trattoria) del luogo. E se siamo fortunati, troviamo ancora qualche carbonaia di legna fumante per produrre il famoso carbone vegetale dei Ćići. Carbone che un tempo, in grande quantità insieme alla legna, finiva sui carri diretti alle città di Trieste e Fiume e a quelle della costa istriana per alimentare forni e stufe prima che arrivasse il gas.
Per raggiungere la costa del Quarnero da qui, possiamo scegliere due vie: una più comoda e corta che segue l’asfalto verso Vodice e il bivio per Mune e Žejane; l’altra più ‘wild’ che, tra sterrati e tortuose strisce di asfalto, arriva a Dane, Rašpor e Račja Vas per lambire i profili del Monte Maggiore, l’Učka, lungo una lunga strada bianca carrabile. La prima via riporta un dislivello inferiore, la seconda supera di poco i mille metri sul livello del mare. Nella salita ritroviamo anche il cambio di vegetazione: la landa lascia il posto a fitti boschi di faggio e castagni e l’aria si fa via via più frizzante.

Dalle pendici dell’Učka al mare del Quarnero
Dallo scollinamento a Veprinac o Rukavac (se arriviamo dal bosco di Lisina), si avvertono i profumi dell’Adriatico e il caldo abbraccio del mare che sta laggiù in basso, a pochi colpi di pedale. Una rapida discesa ci farà planare sulla costa di Lovran (Laurana) e Opatija (Abbazia), perla turistica della riviera quarnerina già nell’Ottocento, quando qui si ritrovava la migliore borghesia viennese.
E in un attimo, una rasoiata ci scodella dai ripidi versanti meridionali del Parco Naturale dell’Učka al lungomare, con lo sguardo alla città di Rijeka (Fiume) e alle isole del Quarnero, con il profilo vicino di Cres (Cherso) e Krk (Veglia) più distante. Veniamo avvolti dal trambusto del turismo, tra musica, traffico e gli odori di griglie sempre accese. Sono distanti i silenzi dell’altopiano e lo sguardo invisibile dei Ćići, carbonai o pastori eremiti solitari di una terra povera e nuda.
Da qui poi, la nostra rotta può proseguire verso Fiume e le alture del Velebit per impegnare la mitica Transdinarica, oppure raggiungere l’imbarco di Brestova per l’isola di Cherso, o ancora seguire la costa orientale dell’Istria verso meridione, per il finisterre di Capo Promontore non lontano da Pula (Pola).

Scoprire la Ciceria: come e quando
La bici adatta per questa traversata? Lasciate a casa la bici da strada (si può anche cucire un itinerario tutto su asfalto, ma si perderebbe l’incanto dei tratti più belli). Si può pensare a un giro gravel, ma con diversi tratti poco digeribili dalle ibride. La MTB rimane la migliore soluzione per affrontare anche i profili più ruvidi dell’itinerario, soprattutto se decidiamo di seguire alcuni sentieri nella landa carsica. Se si opta per una E-MTB, fate attenzione all’autonomia: lungo il percorso i punti di ricarica sono davvero come oasi nel deserto.
La stagione migliore per affrontare l’itinerario rimane la tarda primavera, quando qui tutto è in fiore e il dolce odore del tiglio ci accompagna lungo il viaggio, oppure l’autunno, quando questo piccolo mondo si veste dei colori del vermiglio e del bagliore d’ambra, lasciando nell’umido del sottobosco la fragranza del muschio e del respiro di alberi superbi piegati da secoli di bora.




















Salve Fabrizio, le chiederei se potesse mandarmi i tracciati del suo tour, avevo intenzione di fare una vacanza in bici di una settimana con mio figlio, di 14 anni, proprio in quelle zone e il suo articolo mi ha convinta..
Grazie molte
Per @franco @michele e altri che desiderano info sul percorso e tour di gruppo lungo questi itinerari invitiamo a contattarci via mail a [email protected] 🙂
Buonasera sig. Fabrizio, bellissimi questi posti che conosco bene sul fronte automobilistico perchè sono 40 che faccio vacanze in tutta la Croazia!…..come il sig. Franco Della Costa ho letto l’articolo sul Carso e la Ciceria e gradirei anche io avere qualche dettaglio sui vari percorsi e sapere se organizzate dei tours di gruppo o per mi farebbe cose gradita se potessi mandarmi un percorso dettagliato possibilmente ad anello oppure un percorso anche lineare con soste per il pernottamento. Siamo un gruppo di amici interessati a quel percorso. Grazie, Franco Dalla Costa
Buongiorno e grazie per la sua presentazione, mi ha fatto venir voglia di organizzare un giro nelle zone che ha descritto
Esiste una traccia gpx da condividere?
Gentile signor Fabrizio, ho letto con attenzione l’articolo sul Carso e la Ciceria e mi farebbe cose gradita se potessi mandarmi un percorso dettagliato possibilmente ad anello oppure un percorso anche lineare con soste per il pernottamento. Siamo un gruppo di amici interessati a quel percorso. Grazie, Franco Dalla Costa
Bentrovato Stefano! Puoi scriverci su [email protected] – ogni tanto passiamo in sella anche dalle tue parti ;-)
Bellissimo articolo Fabrizio!
ciao Fabrizio sono un ciclo escursionista
di Trieste. Ho percorso quei luoghi già 40 anni fa e C’era ancora il confine yugoslavo, in quei tempi sembrava di essere fuori dal mondo, tutt’ora si respira un aria simile.
Buongiorno Fabrizio, sono Stefano da Sacile/Piancavallo con origini anche Istriane e sono una Guida Cicloturistica Professionale Italiana con diversi anni di attività agonistica. Le scrivo per capire se era interessato ad una collaborazione e o estensione di ciclo escursioni del territorio FVG anche occidentale. Eventualmente potrebbe nascere un buon punto di riferimento Grazie