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Roma, centro storico a 30 km/h: una scelta di civiltà (e le solite polemiche)

Roma, centro storico a 30 km/h: una scelta di civiltà (e le solite polemiche)

Dal 15 gennaio tutta l’area della ZTL Centro Storico di Roma è diventata ufficialmente una Zona 30. Con la determina firmata dal Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti, Roma Capitale dà attuazione alla delibera approvata dalla Giunta il 13 novembre 2025, introducendo il limite massimo di 30 km/h su tutte le strade del Centro, comprese quelle più larghe – come Corso Vittorio Emanuele II e Via Nazionale – spesso pensate in passato esclusivamente in funzione dell’automobile.

Una scelta che, come ha spiegato l’assessore alla Mobilità Eugenio Patané*, prende atto di una realtà ormai evidente: il Centro Storico non è più – e non può più essere – una città a misura d’auto, ma uno spazio urbano con una fortissima domanda di pedonalità, ciclabilità e fruizione lenta. Ridurre la velocità significa ridurre il numero e la gravità degli incidenti, abbassare il differenziale di velocità tra chi si muove in auto e gli utenti più vulnerabili – pedoni e ciclisti – e, soprattutto, abbattere il rischio di mortalità in caso di impatto.

Il primo mese sarà dichiaratamente una fase di assestamento: comunicazione, segnaletica, controlli e l’installazione progressiva di indicatori di velocità nei punti più critici. La Polizia Locale ha già annunciato un rafforzamento della vigilanza con pattuglie dedicate e controlli itineranti, con un approccio che punta sì al rispetto delle regole, ma anche alla sensibilizzazione dei conducenti.

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La prima settimana: le solite polemiche

Come spesso accade quando si tocca il tema della velocità urbana, le reazioni non si sono fatte attendere. Nei primi giorni dall’introduzione del provvedimento si sono registrati commenti positivi da parte di residenti, associazioni di quartiere e realtà che da anni chiedono un Centro Storico più vivibile e sicuro. Molti hanno sottolineato una percezione immediata di maggiore calma del traffico e una migliore convivenza tra pedoni, biciclette e mezzi motorizzati.

Dall’altra parte non sono mancate le proteste da parte di chi parla di “guerra alle auto”, di limiti “ideologici” e di presunti aumenti dei tempi di percorrenza. Argomentazioni già viste e riviste in tutte le città che hanno introdotto le Zone 30, e che puntualmente vengono smentite dai dati: a 30 km/h il traffico è più fluido, gli incidenti diminuiscono e i tempi medi di spostamento cambiano poco o nulla, soprattutto in contesti urbani congestionati come il Centro di Roma.

Focus ➡️ Perché i 30 km/h in città convengono anche a te automobilista

Il precedente di Bologna e la sentenza del TAR

Il dibattito romano si inserisce in un contesto nazionale già acceso, anche alla luce di quanto accaduto a Bologna. La recente sentenza del TAR che ha “bocciato” la Città 30 ha infatti chiarito un punto importante: non il merito del limite a 30 km/h, che non è stato messo in discussione, ma la forma amministrativa con cui è stato introdotto.

Secondo il TAR, i Comuni possono stabilire limiti di velocità a 30 km/h strada per strada, attraverso delibere motivate e specifiche, ma non imporre un limite generalizzato su tutta la città con un unico atto. Una distinzione tecnica e giuridica che non smonta il principio della Città 30, ma impone alle amministrazioni di costruire provvedimenti più solidi e inattaccabili dal punto di vista formale.

Roma, limitando la Zona 30 all’area della ZTL Centro Storico e inserendola in un quadro deliberativo mirato, sembra muoversi in una direzione più prudente e strutturata, che potrebbe reggere meglio anche a eventuali ricorsi che sono già stati annunciati da più parti, soprattutto dalle opposizioni alla giunta Gualtieri, già in prima fila nelle proteste contro le ciclabili e il Grab.

Una direzione chiara, nonostante tutto: verso Roma Città 30

Al netto delle immancabili e tristi polemiche, la direzione intrapresa dall’Amministrazione Capitolina è chiara e coerente con quanto avviene da anni nelle principali città europee: meno velocità, più sicurezza, più spazio alle persone. Il limite di 30 km/h non è una misura contro qualcuno, ma una scelta a favore della collettività, della salute pubblica e della qualità dello spazio urbano.

Roma ci sta arrivando tardi, ma intanto ci sta arrivando. Ora la sfida sarà estendere questo approccio anche oltre il Centro Storico, con strumenti giuridicamente solidi e con il coraggio politico necessario per resistere alle inevitabili resistenze. Per arrivare gradualmente alla Città 30, una strada dopo l’altra.

I dati, l’esperienza internazionale e il buon senso sono già tutti dalla stessa parte. Al netto delle solite polemiche di chi ne fa una questione ideologica: considerare la Città 30 come l’espressione di una parte politica e avversarla per partito preso è l’errore più grande che si possa commettere.

La Città 30 non è (e non dev’essere) una battaglia identitaria, ma una misura di sicurezza stradale: non separa destra e sinistra, ma chi è disposto a rallentare per ridurre il rischio di morti e feriti sulle strade e chi invece continua a mettere egoisticamente la propria fretta davanti alla sicurezza altrui.

*[Fonte]

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