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La Mountain Bike ancora non lo sa, ma è il nuovo cuore del cicloturismo

La Mountain Bike ancora non lo sa, ma è il nuovo cuore del cicloturismo

Quando pensiamo alle infrastrutture ciclabili, la nostra mente corre immediatamente a immagini di grandi opere: lunghe strisce di asfalto liscio che costeggiano fiumi, passerelle avveniristiche sospese nel vuoto o piste ciclabili che lottano per farsi spazio nel traffico urbano dominato dalle auto. Sono opere dai grandi numeri, spesso di grande impatto mediatico. Ma c’è un’altra Italia, quella dei borghi arroccati e delle valli silenziose, dove l’infrastruttura esiste già da secoli, sebbene sia rimasta sepolta sotto uno strato di foglie e oblio.

Sono i nostri sentieri. Migliaia di chilometri di strade di necessità che oggi, grazie a una nuova consapevolezza tecnica e alla spinta del cicloturismo moderno, stanno diventando il motore di una rigenerazione territoriale senza precedenti. La Mountain Bike (MTB ed E-MTB), spesso relegata al ruolo di disciplina puramente sportiva, sta silenziosamente cambiando pelle, diventando lo strumento principe per scoprire un’Italia “lenta” che l’asfalto non potrà mai raggiungere.

Una storia scritta sui sassi ed il ritorno all’uso

In Europa, e in Italia in particolare, i sentieri non sono nati per lo svago. Per millenni hanno rappresentato le vene e le arterie di un sistema economico vitale: collegavano paesi isolati, conducevano a fonti d’acqua preziose, permettevano l’accesso ai campi per l’agricoltura eroica o ai pascoli d’alta quota. Erano infrastrutture di sopravvivenza.

Con l’avvento della motorizzazione e l’abbandono delle aree rurali nel secondo dopoguerra, questa fitta rete ha perso la sua funzione pratica, cadendo spesso in disuso o venendo inghiottita dal bosco. Recuperare questi percorsi oggi non significa solo fare pulizia, ma compiere un atto di archeologia sociale. Riscoprire un sentiero significa riportare alla luce mulattiere che servivano antiche carbonaie, vecchi mulini o cave dimenticate. Questi elementi, un tempo puramente funzionali, diventano oggi i punti di interesse di un’esperienza turistica complessa, capace di dare valore storico e culturale a una semplice pedalata.

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Il ponte chiamato Gravel e Bikepacking

Se fino a dieci anni fa il mondo della Mountain Bike e quello del cicloturismo erano due rette parallele, oggi l’avvento del Gravel e del Bikepacking ha creato un punto di intersezione molto vasto. Il cicloturista contemporaneo è sempre più propenso ad allontanarsi dalle strade trafficate. Cerca il silenzio, esperienze più genuine, il contatto diretto con la natura, ma non necessariamente il rischio o la difficoltà estrema.

Qui si inserisce la visione di IMBA (International Mountain Bicycling Association). Trasformare una vecchia traccia dimenticata in un percorso ciclabile off-road significa aprire le porte a una fascia di utenza enorme, che desidera attraversare il territorio in modo trasversale, unendo il piacere della scoperta geografica alla fluidità del movimento nel bosco.

Da traccia nel bosco a infrastruttura turistica

Un sentiero, da solo, è solo una linea sulla mappa. Perché diventi un’infrastruttura turistica, deve essere pensato come parte di una rete. Questo è uno dei passaggi fondamentali su cui IMBA Italia insiste: la progettazione. Non si tratta di collegare semplicemente un punto A con un punto B, ma di studiare i flussi, le necessità degli utenti e la sostenibilità (fisica e sociale) del percorso.

Un’infrastruttura moderna deve essere:

  1. Leggibile: grazie a sistemi di classificazione chiari come ITRS (International Trail Rating System), il fruitore deve sapere esattamente cosa aspettarsi in termini di difficoltà tecnica, allenamento richiesto, tratti esposti o pianificazione richiesta per un tour.
  2. Connessa: deve intercettare i paesi, le stazioni ferroviarie, i punti di ristoro ed i punti di interesse.
  3. Durevole: deve resistere al passaggio del tempo e degli agenti atmosferici senza trasformarsi in una ferita nel paesaggio.

L’effetto moltiplicatore economico del cicloturismo off-road

Dobbiamo smettere di guardare al biker come a un atleta di passaggio. I dati ci dicono che il cicloturista off-road è uno dei fruitori più preziosi per le aree interne. A differenza del turismo mordi e fuggi delle località viste sui social o delle grandi città d’arte, chi pedala sui sentieri tende a fermarsi più a lungo.

Il motivo è semplice: muoversi fuoristrada richiede più tempo, più energia e, di conseguenza, una maggiore necessità di servizi locali. Il cicloturista pernotta in strutture di valle, mangia nelle osterie, acquista prodotti tipici che può trasportare nelle sue borse. Si genera così un indotto diffuso e distribuito: il “valore del caffè e cornetto” moltiplicato per migliaia di passaggi stagionali può fare la differenza tra la chiusura di un bar di paese e la sua sopravvivenza.

Impatto del CicloturismoTurismo tradizionaleCicloturismo fuoristrada
DistribuzioneConcentrata nei poli turisticiDiffusa nei piccoli borghi e aree interne
StagionalitàPicchi brevi e intensiMeglio distribuita nell’arco dell’anno
IndottoSpesso centralizzato (catene)Micro-economia locale e artigianato
Costo InfrastrutturaElevato (asfalto, cemento)Contenuto (recupero sentieri esistenti) ma continuativo nel tempo

La cura del bene comune: manutenzione e comunità

Un punto cardine della filosofia IMBA è che il sentiero non è un costo, ma un asset. Tuttavia, un asset va gestito. Qui entra in gioco il concetto di manutenzione sostenibile. Un sentiero ben progettato secondo i criteri IMBA di sostenibilità gestisce l’acqua piovana in modo naturale, minimizzando l’erosione. Questo significa che i piccoli comuni, spesso a corto di fondi, non si trovano a dover gestire emergenze continue di dissesto idrogeologico sui sentieri.

Ma c’è di più: la manutenzione dei sentieri crea comunità. Coinvolgere le associazioni locali, i volontari e le guide trasformando gli abitanti da semplici spettatori a protagonisti attivi. Il biker diventa una sentinella del territorio, la prima persona a segnalare un albero caduto o un principio di smottamento, garantendo un presidio costante del bosco che altrimenti andrebbe perduto.

Il Sentiero degli Dei sulla costiera Amalfitana

Il modello delle Trail Towns

Guardando all’estero (ma con esempi sempre più frequenti anche in Italia) il modello delle Trail Towns mostra la via. Sono borghi, paesi e piccoli centri urbani che hanno costruito la propria identità attorno alla rete sentieristica. In questi luoghi, il sentiero è vissuto come la piazza del paese: un luogo di incontro, di accoglienza e di lavoro. Per l’Italia dei borghi in declino demografico, questa non è solo una possibilità turistica, è una strategia di sopravvivenza.

Convivenza e multi-utenza sono alla base della democrazia del sentiero

Infine, dobbiamo affrontare l’elefante nella stanza: la convivenza tra utenti diversi. Il sentiero recuperato non è una pista riservata alle bici ma uno spazio democratico. La corretta progettazione (che prevede la gestione delle linee di vista per evitare incontri improvvisi e la regolazione della pendenza) permette a camminatori, biker e residenti di convivere in sicurezza.

Inoltre l’adozione di standard internazionali come ITRS permette di comunicare in modo univoco il rischio e la difficoltà, riducendo i conflitti e aumentando il valore sociale dell’opera. Un sentiero dove tutti si sentono sicuri è un sentiero che produce benessere per l’intera collettività.

Un invito alla Fiera del Cicloturismo

In conclusione, la sfida che IMBA Italia lancia al mondo del cicloturismo “tradizionale” è quella di alzare lo sguardo dall’asfalto e osservare le colline e le montagne con occhi nuovi. I sentieri sono la nostra più grande risorsa infrastrutturale sottovalutata.

Dal 27 al 29 marzo 2026, durante la Fiera del Cicloturismo, avremo l’occasione di approfondire questo dialogo. Sarà il momento per capire come la visione di chi progetta percorsi ciclabili urbani e quella di chi tutela i sentieri di montagna possano fondersi in un’unica, grande strategia nazionale per la bicicletta. Perché, in fondo, che sia sotto le ruote di una bici da città o di una MTB, il territorio che attraversiamo è lo stesso: fragile, meraviglioso e bisognoso di cura.

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Commenti

  1. Alessandro ha detto:

    Non ne ero consapevole, ma sto vivendo questa nuova forma di cicloturismo.
    In quanto ciclista oltre la mezza età, e un po’ stanco di combattere per sopravvivere sulla strada, sono progressivamente passato alla MTB, ma in forma lieve: niente acrobazie, ritmo lento, bici vecchia, da 26, lunghe salite e brevi discese, sempre con grande prudenza, perché alla mia età una culata rischia di costare tre mesi di riabilitazione, e sentieri possibilmente semplici.
    In effetti da diversi anni ho scelto un luogo di montagna che è crocevia di tanti sentieri rurali, che vengono ancora attentamente e scrupolosamente curati da apposite istituzioni che in Italia non esistono, vado là in campeggio, e pian piano mi giro tutti i sentieri che mi sono accessibili, pranzando o facendo merenda nei rifugi, comprando il formaggio nelle malghe, o facendomi preparare il panino dalla panettiera, e comprando biglietti della corriera e degli impianti di risalita per i trasferimenti.
    Negli ultimi due anni, ho fatto 5 settimane di escursioni più o meno brevi, a ritmo di 20-30 escursioni a estate, e qualcosa sono riuscito a fare anche in inverno, ovviamente con le gomme chiodate, e molta prudenza.
    L’unico aspetto che a volte mi dispiace, è il problema della promiscuità sui sentieri. Condizionati da abitudini stradali, i camminatori si spaventano o si inquietano a vedermi, e si buttano da parte come se io fossi un treno merci, anche se vado più o meno alla loro stessa velocità. Mi dispiace, perché quando li vedo sobbalzare alla mia vista, mi rendo conto che gli ho guastato un seppur piccolo momento di piacere, e non volevo, e non ce n’era bisogno, perché posso tranquillamente aspettare anche un quarto d’ora per passare. Purtroppo quando si è a piedi su un sentiero, l’incontro con un mezzo motorizzato è un’anomalia anche un po’ fastidiosa, ed è difficile gestirla con serenità.

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