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L’Alta Via dei Monti Liguri in MTB: 500 km di fatica, imprevisti e pura avventura

L’Alta Via dei Monti Liguri in MTB: 500 km di fatica, imprevisti e pura avventura

L’emozione della nostra piccola avventura ci prende già dal mattino del dieci agosto 2012 con una calma apparente. Da settimane ci siamo preparati fisicamente e umilmente ad affrontare l’incognita di un percorso di circa 500 km che ci porterà, pedalando, da La Spezia a Ventimiglia, dagli Appennini alle Alpi, attraverso l’Alta Via dei Monti Liguri. I preparativi sono stati lunghi e laboriosi: la preparazione dei bagagli e delle mtb, per ottimizzare il peso, tra togli e aggiungi, è stata fatta e rifatta più volte. La sera prima abbiamo …sigh!… smontato ed imballato e nastrato le nostre care mtb, con grande patema d’animo di Gigi il quale non ama molto manipolare la sua fida Specialized.

La partenza in treno

Infine si va! Ore 14,30 di un caldo venerdì d’estate: carichiamo noi e i nostri mezzi sul furgone prestatoci dal fratello di Mario. Tutto il gruppo ringrazia l’efficiente Sig. Lauro (amico di Mario) per il supporto logistico fornitoci nell’accompagnarci alla stazione, munito di un ottimo carrello per il trasporto dei nostri mezzi inscatolati come sardine. Al momento di salire in treno scopriamo con disappunto che le bikes si potevano portare anche montate… peccato che io sia andato ben due volte all’info della stazione per avere conferme: perfetto, grazie Trenitalia!

Si parte da Porta Nuova alle 15,30: destinazione Genova per cambio. Saliamo quindi su un nuovo treno che ci porterà velocemente a La Spezia dove, arrivati con la precisione di un mezzo swiss, alle 20,30 ha inizio lo sballaggio ed il rimontaggio delle bike e dei bagagli i quali andranno ad incrementare il peso (circa 15 kg) che ci porteremo dietro per circa 8/9 giorni.

I dubbi iniziali di Gigi detto “il Tattico” (perché ha investito una cifra sulle mappe) prendono corpo: nel rimontare il tutto, il suo ragno, piccolo tirante che tiene in tensione il manubrio, non ne vuole sapere di andare in sede. Dopo vari tentativi è fatta, un po’ storto ma funziona, meno male! 

Il Tattico, l’Attrezzato e il Turista  

Ognuno di noi tre ha scelto una soluzione diversa per il proprio bagaglio: il Tattico ha optato per uno zaino grande a spalle, sacca sottosella e una borsa manubrio; l’Attrezzista (Mario) ha istallato un portapacchi posteriore con borse, borsa al manubrio e zainetto; il Turista (Romano, cioè io) ho costruito un portapacchi artigianale, una borsa al manubrio, una borsa a triangolo al telaio e zainetto. Quale sarà stata la soluzione migliore, dipenderà dai percorsi che effettueremo… e lo si capirà “solo vivendo” ma adesso ho un po’ paura ora che quest’avventura sta diventando una cosa seria!

Sì, io canticchio allegramente, ma sono oltre le 21,30 e dobbiamo mettere qualcosa sotto i denti prima di percorrere i circa 13 km di bitume in salita che ci aspettano per arrivare al B&B che ci ospiterà per la notte. A causa dell’euforia per ciò che stiamo iniziando, entriamo nella prima pizzeria che troviamo, senza fare troppo caso al posto… scelta pessima, si salva solo la birra. A stento teniamo a freno Mario che, anche se solo con lo sguardo, sfoderando il suo istinto di ragazzo di barriera, voleva convincere il pizzaiolo a cambiare mestiere… ma va bene così, non roviniamoci la partenza! Scopriremo in seguito che il locale è un ritrovo dei tifosi della squadra di calcio della città.

La prima notte

Andale, si va, “Pedala, pedala tridentina” diceva Gipo, tanto siamo leggeri con la pancia vuota! Accendiamo le nostre lucine di posizione avanti e dietro e affrontiamo in scioltezza la strada che ci porterà a Bolano, al B&B “Il Pratolino” in via Pratolino, nella frazione Pratolino (minchia che fantasia), posticino delizioso in mezzo (ma proprio in mezzo) agli ulivi.

La proprietaria, Sig.ra Giuseppina, ci fornirà al mattino una colazione memorabile che ci farà dimenticare gli imprevisti della sera precedente; sì perché dopo la pizzeria, altro imprevisto, oh ca**o! Dopo 2 km Mario ha forato, ma come? Camere antiforatura, nastro antiforatura! (che il mio amico butterà il giorno dopo). Facciamo conoscenza con i gestori, molto gentili e disponibili, e dopo un po’ di chiacchiere ci prepariamo per la notte.

Nella scelta delle camere Mario decide di dormire solo, egli sostiene che due della sinistra stanno meglio insieme, meno male, Gigi non russa ed è meno ingombrante: è così che Gigi e Romano “il turista” (perché mi guardo intorno) dormono nel matrimoniale… solo una notte Gigi allungherà il piedino ma lo metterò subito all’ordine!

Verso la cresta dell’Alta Via

Sabato undici agosto 2012 ore 07,00: svegliaaaaahh non si può più tornare indietro, ci rifocilliamo, forse un po’ troppo, ma tutto è oltre le aspettative, specialmente la torta “della nonna”, ricoperta di frutta fresca. Facciamo anche scorte per la giornata sapendo già che ci aspetta subito un salitone lungo costante (per Mario è una mulattiera) di circa 20 km che ci porterà a m.1600 di quota per incrociare la cresta dell’Alta Via.

Oramai siamo entrati in pieno nel percorso che abbiamo intrapreso, che ora si fa sterrato ma ancora pedalabile. Ma dai! Anch’io ho forato, non mi sembra vero, è da un sacco di tempo che non succedeva. Butto il nastro antiforatura, bleah!, e via si va. Attraverso il Valico dei Solini faticosamente saliamo fino al Passo Alpicella e alle ore 13 finalmente sostiamo in località Casoni, dove ci lasciamo dilettare da un incantevole panorama sul Golfo di La Spezia e traviare da un buon piatto di tagliatelle al cinghiale e da un ottimo vinello locale che ben poco si conciliano con lo sforzo fisico che dovremo ancora sostenere. 

Dal passo di Rastello al Passo Calzavitello

Non perdiamoci in ciance! Si riparte……saliamo verso il Passo di Rastello, lungo un lungo ma falso falsopiano, in cui si aprono valli bellissime e scorci incantevoli che Gigi non si trattiene dal  fotografare, anche se questo gli costa continui sali scendi dalla bici e apri e richiudi zainetto.

Ma come si fa a non fermarsi a fotografare cavalli che corrono liberi e che incuriositi si avvicinano e si fanno accarezzare? Anche la fatica si allevia a cotanto vedere! Sempre seguendo il simbolo AV, un logo su bandierine rettangolari a fasce rosso-bianco-rosso pitturato su rocce, pali, paletti, pietre e  staccionate, arriviamo al Passo Calzavitello, prima del Monte Gottero e qui giù in discesa fino a Bergugliara.

Altri 10 km di salita (una pena!) e arriviamo all’albergo che abbiamo prenotato “Hotel Belvedere”, un po’ troppo albergo, un po’ poco trattoria, come invece avremmo preferito. Dopo il lauto pasto, il gran consulto e i consigli dei locali ci confermano per il giorno dopo una tappa molto impegnativa. Ci addormentiamo dubbiosi sui vari percorsi possibili. 

Una deviazione inaspettata

Domenica dodici agosto 2012 ore 08,30: dopo un’abbondante colazione si parte. Subito scopriamo che le previsioni erano di gran lunga migliori della realtà: un incubo!Saliamo al Monte Gottero 1400 m, scarsamente segnalato, pietroso come il greto di un torrente. Al primo bivio una segnalazione ambigua ci convince a cambiare direzione. Mai cosa fu più sbagliata!

Ci ritroviamo in una pietraia e dobbiamo spingere le nostre bikes, cariche di bagagli, per vari km, ovviamente sempre in salita. Incontriamo anche un pellegrino che stava percorrendo a piedi il sentiero verso Assisi e che aveva perso l’orientamento… Che San Francesco lo assista! Noi andiamo verso una mulattiera, ma ben presto anche questa si rivela una salita con pendenza del 10/15 per cento.

Finalmente ritroviamo l’Alta Via in un punto particolare, al Foce dei Tre Confini, dove un cippo in pietra ricorda il punto che anticamente segnava i confini tra il Ducato di Parma, il Granducato di Toscana e la Repubblica di Genova, sempre in guerra tra di loro… ma tenetevela sta montagna! 

Per noi diventa oltre che luogo storico anche un punto sosta per recuperare le forze. Ora ci attende la discesa che ben presto si rivelerà anche peggio della salita, almeno nella prima parte, altrettanto pietrosa e impedalabile. Ma, fortuna vuole!, incontriamo alcuni escursionisti in compagnia di due che sembrano guardie forestali i quali, guardandoci un po’ perplessi, ci danno delle info abbastanza attendibili.

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Anche l’incontro con un biker solitario non ci consola sulle difficoltà ma perlomeno ci rende consapevoli del percorso che ci aspetta. SDENG! Un rumore sospetto alla ruota posteriore: ho rotto un raggio, ecco! Lo avevo messo in preventivo di portare un ricambio, ma mi sono detto “vorrai mica che si rompano, sono nuovi!” Ora, finché non trovo un ciclista (cosa che avverrà solo a Torino al ritorno), dovrò stare attento a non aumentare i danni. Nel frattempo lego il raggio rotto con una fascetta e… via si và! Ooooohh! 

Ritroviamo l’Alta Via e le indicazioni R/B/R che ci consentono, dopo circa 6 km di spinte e discese acrobatiche, di arrivare alla meta. In molti punti siamo stati aiutati anche dalle indicazioni “BUFF” scritte su fettucce di nylon, lasciate dall’Org. “ospitalitaltavia” che nel mese di giugno ha concluso la prima gara sperimentale del percorso. I partecipanti erano supportati da uno staff che organizzava loro i campi e spostava i bagagli: del team fa parte anche Lorenzo Carlini, il Patron della 24ore di Finale Ligure… funzionerà di sicuro!

Una lieta conclusione di giornata

Tra la Val di Vara e il Monte Zatta, attraversiamo in un continuo sali-scendi il Passo Del Lupo, il Passo Della Cappelletta e il Passo 100 Croci. Quando si fa sera, decidiamo di scendere nella frazione di Scurtabò, 661m, poco sotto l’Alta Via, nel comune di Varese Ligure dove trascorriamo la notte nel B&B agriturismo “il Boschetto”, gestito in modo impeccabile dalla famiglia Giosso, persone molto simpatiche e disponibili. Ci preparano una stanza bellissima…. già so che al mattino sarà dura lasciare quel comodo letto!

Giuseppe e sua moglie Andreina ci viziano. La Sig.ra, vera esperta nella preparazione di specialità del luogo, aiutata dalla sorella Marisa, ci prepara una cena tutta biologica e naturale (verdure dell’orto, grappa alle prugne fatta in casa, torta fatta con le sue mani).

Passiamo una piacevole serata ma… è ora di salutare tutti per la notte, sennò domani chi si alza! I gestori erano così gentili e familiari che abbiamo pensato “ Se siamo fortunati, questi ci lavano pure gli indumenti”… e così è stato!

Hanno messo in lavatrice i nostri abiti che puzzavano da morire (lo dicono sempre anche Grazia, Cristina e Gianna, le nostre mogli!). La serata ci ha ripagato della dura giornata. mi addormento con il ricordo del Passo 100 croci:  pare si chiami così perché i briganti uccidevano, per derubarli, i pellegrini ed i mercanti che passavano da queste zone… io ricordo solo un gran caldo e tante, tante pietre!

Proseguire (nonostante) le mappe

Ore 8,30 del tredici agosto 2012: partiamo da Scurtabò direzione Colla Craiolo per riconquistare l’Alta Via, canticchiando (questo succede solo al mattino), imbocchiamo una bella stradina in salita, però dopo circa 3 km ci accorgiamo che non è la strada giusta, troppa leggerezza! Töurnuma andrè!

La nostra capacità nella lettura delle carte non è da boy scout! L’Attrezzista era fornito di apple4s (wow!) che in teoria doveva servire da guida, ma in realtà non siamo stati capaci di caricare le mappe GPX, scaricate dal sito dell’organizzazione. L’i-phone ci faceva comunque comodo alla sera per capire e vedere quello che era stato fatto… bell’oggetto! Ma bisogna sempre munirsi di cartine della zona ed avere con sé una bussola ed un altimetro per le conferme del percorso. 

Oggi siamo meno stanchi ma certo è che l’Alta via ogni tanto decide di farti soffrire e ti rifila sentieri o mulattiere impraticabili con le bikes. Allora due sono le soluzioni: scendere dalle bici e trascinarle su a piedi o scendere di quota per poi risalire su tratti più accessibili. Dal Valico della Forcella decidiamo di scendere di un centinaio di metri, anche per la mancanza di posti letto nei rifugi in quota… d’altronde questa è la settimana di ferragosto! 

Arriviamo a Cabanne ss 586 frazione di Rezzoaglio, antico centro carovaniero di transito verso Piacenza. Di sera visitiamo anche una bella chiesa del 1595 dedicata a San Bernardo… peccato non poterla visitare! All’interno sono esposte due opere di Lanfranchi: “La deposizione dalla Croce” e “La Resurrezione”. Oggi abbiamo fatto 62 km, 1.535 m di dislivello attraverso un’infinità di passi, tra cui Ghiffi, Spingarda, Lame e Rocche. Ci fermiamo per la notte in una locanda per camionisti lungo la statale 28, “Locanda Paretin”, cena rurale, abbondante e sostanziosa. Anche qui conversiamo con i contadini del posto per info sui percorsi, ma tradurre i loro mugolii è stata davvero un’impresa!

“Ma che colpa state espiando?”

Martedì quattordici agosto 2012: solita preparazione del mattino, colazione e rifornimenti per la giornata: il Tattico impegnato a studiare il percorso, l’Attrezzista alla manutenzione dei mezzi ed il Turista che visiona il tutto… che lavoro di squadra! Si va, partiamo con una nebbia tipo London ma il nostro caldo sole italiano in poche ore riesce a scaldare l’aria e tutto diventa chiaro.

Ci tocca subito un salitone ripidone per arrivare al Passo del Fregarolo e imboccare la nostra Alta Via: percorriamo la traccia in un continuo sali-scendi… anche dalla bici! Andiamo avanti, attraverso il Passo della Scoffera anche se il percorso si fa decisamente impegnativo, con sentieri molto sporchi, con cespugli spinosi e pietroni nascosti dall’erba che rendono il percorso complicato. Mario incomincia ad essere perplesso, anche perché abbiamo impiegato circa un’ora e mezza per fare soltanto 3 km. 

Mentre scendiamo da un impervio sentiero in mezzo al bosco, improvvisamente sbuchiamo accanto ad una casetta, stile Hansel e Gretel, dove una coppia di anziani, usciti sul terrazzo per i rumori provocati dalle nostre bici, ci interrogano curiosi: “Ma che colpa state espiando?”

Ancora avanti lungo l’Alta Via

Passiamo da Colla di Creto e Crocetta d’Orero, contesto molto selvaggio, poco adatto alla mtb. Proseguiamo con tratti di salite faticose e discese pericolose. L’Alta Via non ti regala nulla, tutto è da guadagnare… sudando! Ma sa anche ripagarti con panorami mozzafiato, sentieri e passaggi spettacolari. Siamo in Paradiso?

Proviamo, tramite numeri telefonici presi dalle guide, a cercarci un posto per la sera che nel frattempo sta arrivando in tutta fretta. Trovato, dopo vari tentativi a vuoto, l’agriturismo “Salvega”, nel comune di Casella che fa parte del circuito Ospitalità AVML.

In passato area turistica, con belle ville dell’800/900, dove arriva un trenino storico che parte da Genova. Ceniamo su un tavolaccio in compagnia dei gestori e di alcuni ospiti, chiacchierando di tutto un po’; scambiando informazioni sul percorso dell’Alta Via, passiamo una bella serata! Oggi abbiamo pedalato per 8 ore e1500 m di dislivello. I miei compagni di viaggio si stanno dimostrando buoni ciclisti-escursionisti e tutti ci stiamo adattando bene ai vari imprevisti della giornata: non esistono scazzi, anzi ci diamo la carica scherzando e chiacchierando. Torino come sei lontana!

Salutare un compagno

Ferragosto ore 8,30: Mario ha una brutta cera, il ginocchio gli duole… dopo vari interventi subiti in seguito ad un incidente sa di non potergli chiedere l’impossibile. Ma l’impossibile gli è davanti: partenza tossica su pietraia, con i nostri ferri carichi a spinta.

Dopo qualche faticoso km incontriamo l’Alta Via e da lì in poi sarà un susseguirsi di spinte e di pedalate lungo il crinale, di tracks dissestate per sbucare al Passo della Bocchetta, dove è stata posta una stele in ricordo del grande Fausto Coppi Dai 772 m raggiunti, Imbocchiamo di nuovo l’Alta Via, uscendo nel paese di Isoverde, sulle alture alle spalle di Genova, sotto il Monte Taccone.

Qui purtroppo, con gran dispiacere, tra false risate e lacrime amare, Mario prende l’inevitabile decisione: “Me ne vado, mollo tutto, torno a casa, per voi sarei un freno!” Solo soletto, con la morte nel cuore, prenderà la statale che lo porterà a Genova e da lì a casa. 

Dopo aver pranzato, ancora tutti insieme, in un bar, ci facciamo lasciare attrezzi e altre cose che ci possono essere utili. Gigi ed io sappiamo quanto questa decisione gli sia costata: Mario è un combattente, non rinuncia facilmente. Dai Mario, ti sei fatto comunque 5 giorni e 250 km di percorso, può andare più che bene! Ciao ciao, a Turin!

Ferragosto di fuoco

Vabbuò! Si riparte, ci spariamo nel primo pomeriggio, giusto per digerire, una decina di km sotto il sole a picco, tutto su bitume, ed arriviamo al Colle di Praglia, a 880 m. Nel frattempo si è fatto tardo pomeriggio per cui dobbiamo cercarci un posto per la notte… grosso problema perché è il 15 di agosto e orde di italiani hanno invaso ogni dove: auto/moto/griglie/birra/vino: se magna, è tutto pieno!

Scopriamo un club ippico e proviamo a chiedere assistenza; facendo un po’ di scena riusciamo a farci dare dal gestore, con il permesso della moglie (perché abbiamo l’aria seria, grazie a Gigi) una stanza sopra le stalle. Quando entriamo, abbiamo un momento di dubbio, ma ci rassicurano garantendoci il cambio lenzuola e biancheria, meno male! Nottataccia… Tra il puzzo e il rumore che facevano gli equini non siamo riusciti a chiudere occhio!

Si prosegue lungo l’Alta Via

La mattina del sedici agosto inizia decisamente meglio: un’istruttrice del maneggio e la figlia ci invitano nella loro stanza fornita di cucina per un’ottima colazione, in compagnia di vari animali, compreso un furetto che si comporta come un simpatico gatto.

Ore 07,00: operativi al massimo, ritiriamo i nostri indumenti stesi ad asciugare, ma come sempre umidi e quindi costretti ad essere appesi alla borse o agli zaini… Mario ci manca, siamo dispiaciuti ma l’accordo era chiaro: se qualcuno si ritirava, gli altri avrebbero continuato, anche se ne fosse rimasto uno solo.

Si riparte, 2 km per tornare agli 880 m del Colle di Praglia e da lì guadagnare il crinale. L’umidità che sale dal mare, sembrando fumo, crea uno spettacolo surreale con il sole che va e viene, aprendo o chiudendo la vista del nostro percorso; un vero peccato perché ci perdiamo lo spettacolo della vista sul mare che in questo tratto è particolarmente vicino all’Alta Via: siamo sulle alture di Voltri e di Arenzano.                  

Tra vari saliscendi crestosi e pietrosi, attraverso il Passo del Turchino, arriviamo alle 12,00 al Passo del Faiallo ed entriamo nella zona del Monte Beigua dove, dopo una breve sosta per i rifornimenti, ripartiamo di buona lena lungo il crinale. Facciamo, dopo un bel po’, una sosta in un piccolo rifugio del C.A.I , occupato da una coppia di escursionisti e con loro scambiamo alcune informazioni sul percorso.

Riprendiamo l’Alta Via e su dalla bike e giù dalla bike, pedala e spingi, arriviamo al rifugio Prariondo da cui ci aspetta un ultimo tratto di circa 10 km, quasi tutti in discesa, in un bellissimo bosco di faggi e larici. Con un singletrack molto divertente, il sentiero termina alla Colla del Giovo, sulla SS334 che imbocchiamo con calma per andare a cercarci un punto sosta. 

L’incidente sfiorato

Abbiamo ancora la faccia sognante, dopo la cavalcata in discesa, ma un imprevisto è in agguato: sento una frenata ed un botto, mi giro e vedo il Tattico steso a terra, a gambe larghe, con la faccia incredula… un ragazzotto in scooter lo ha silurato da dietro ribaltandolo, meno male che ha battuto gomma con gomma, nessun danno fisico grave, un’escoriazione al fianco, AAAAAHHH! La Specialized è quella che ha subito danni maggiori, manubrio storto e graffio pesante alla forcella. Insultato (da buoni ciclisti!) il giovane centauro, accettiamo la sua offerta di usare la sua officina per le dovute riparazioni. Buon per lui che non c’era Mario! (che tra l’altro ci manca perché è un bel trat-d’union del trio). Tutto ritorna come prima, a parte i graffi sul telaio, ma quelli sono come le rughe del viso, segnano la tua storia! 

Vista l’ora tarda ci fermiamo in un albergo notato prima del botto “Albergo Ligure“ sulla prov. per Altare: deve essere convenzionato con la ASL locale perché la clientela è tutta over 80. La cena comunque è soddisfacente ed i letti sono comodi. Il proprietario assomiglia a Briatore ma ancora meno simpatico…..pensa!

Verso il Finalese

Venerdì diciassette agosto: partenza dal passo del Giovo e tanto per scaldarci pedaliamo per 400 m di dislivello fino ad una ulteriore rampa finale, un muro che ci obbliga ad un tratto a spinta. Arrivati in quota, ci aspetta una lunga e facile discesa fino ad Altare, dove scopriamo con piacere un paese con un centro storico conservato molto bene, con case dell’800 e bellissimi giardini.

Mentre acquistiamo della frutta al mercatino locale, veniamo avvicinati da un biker che, incuriosito dai nostri bagagli e dalla sporcizia dei nostri indumenti e delle bici, ci incalza con una sfilza di quesiti sul percorso ed inizia una filippica sulle amministrazioni locali che non investono su queste realtà… etc.etc. etc…. ma ci fornisce anche un bella quantità di informazioni.

Dopo una “Spumetta”, bibita locale buonissima, (al ritorno organizzerò uno spuma day), si offre anche di accompagnarci per un pezzo sino all’imbocco del sentiero che ci dovrà portare ad agganciare l’Alta Via verso il savonese e il Passo del Melogno: sarà lunga, ma da qui in poi il percorso diventerà nettamente pedalabile, cambierà totalmente la vegetazione e tutto sarà più facile. 

Essendo io da anni un assiduo frequentatore dei percorsi del Finalese, passo ora da zone a me familiari: Colla di S.Giacomo, Madonna della Neve e Colle del Melogno. Ci concediamo un pranzetto a Ca del Din, storico locale posto vicino all’imbocco della galleria del forte del Melogno, all’incrocio con la strada per i laghi di Osiglia…speriamo che dopo non ci colga la pecola!     

So di potermi permettere sosta e pranzo perché la strada che ci attende dopo, attraverso il bosco della Barbottina, con i suoi faggi altissimi a perdita d’occhio, sarà sì lunga ma con un fondo pedalabile che è un piacere. Nonostante le ricerche ci troviamo costretti a scendere a Bardineto per poter trovare una sistemazione per la notte. Ci indicano l’agriturismo “Oddone” dove ci mettono a disposizione anche un appartamento con cucina… domattina ci prepareremo la colazione come a casa. Pedaliamo da 7 giorni; oggi abbiamo fatto 69 km e spinto per 1.500 m di dislivello.  

Il Colle Scavaion, nonostante le difficoltà

Sabato 18/08: prevedendo un tappone tosto-tosto partiamo decisi… direzione Colle Scravaion, 814 m  per incrociare l’Alta Via e andare in direzione del Colle di Nava, passando per il Colle di Garessio e il Colle S.Bartolomeo.

Ancora una volta scendiamo dal percorso perché Gigi si rende conto che le pastiglie dei freni sono totalmente esaurite. Puntiamo verso Ormea perché dovrebbero esserci dei negozi per ciclisti aperti. Speriamo bene! Un negozio c’è ma non ha il ricambio, pertanto tentiamo una riparazione di fortuna.

Ritornati sulla statale per Colle di Nava, dopo moooolti km sullo spartiacque, incrociamo nuovamente l’Alta Via in direzione ovest, verso il Colle S.Bernardo di Mendatica. Giunti a Sella della Valletta, Gigi esterna il desiderio di voler visitare i paesi di Realdo, Verdeggia, Triora e Pigna

OH! Gian Luigi, ne sei sicuro? Dovremo lasciare l’Alta Via che finalmente stava diventando più accessibile per ritrovarci nuovamente su sentieri ripidi e scoscesi. Il Tattico però aveva ragione… meritavano davvero una visita!

L’ultimo sforzo e il ritorno a casa

Per poter arrivare al comune di Realdo, affrontiamo un singletrack molto impegnativo in discesa che ci porterà direttamente in centro paese, davanti all’unico bar ristorante, unico rifugio del posto.             

Oggi 79 km e 2000 m di dislivello… siamo morti! Ben felici di sera occupiamo la branda che avevamo prenotato, telefonando sempre grazie ai numeri reperiti dal nostro Tattico. Il paese ci sorprende: è tutto in rinascita grazie alla volontà di alcune persone che, rimettendo in funzione le case abbandonate negli ultimi anni, stanno facendo un ottimo lavoro di recupero conservativo.   Siamo capitati, tra l’altro, nella serata finale della festa del paese… un casino sino all’alba!            

Questo è il bello dell’Alta Via, migliaia di chilometri tra sentieri e mulattiere deserte, tra paesaggi surreali ma anche tra paesini che ti raccontano la loro storia con monumenti, chiese, musei e soprattutto feste e sagre paesane.                                                                                                                                 

Una cena superba ci viene servita con ottimo vinello e delucidazioni sulla storia del paese, dal medioevo in poi, dalla moglie del titolare. Tutto bene ma stanotte non si dorme; tentano anche alle 04,00 di infilarci in camerata un ragazzo ubriaco che prontamente cacciamo in malo modo prima che possa infilarsi… e intanto è ora di alzarci… ma si dai è l’ultimo giorno, ci sta tutto!

Domenica 19/08: girovaghiamo sempre pedalando e sempre molto in salita attraverso gli altri paesi del posto. A Triora, paese famoso per l’esoterismo, ci fermiamo per una sosta, anche perché qui è in corso una sagra con il tema “ le Streghe “. Adesso ci aspetta Pigna in direzione Alta Via, sotto il Colle Scarassan e qui, non avendone più, decidiamo di scendere lungo la statale per arrivare in fretta a Ventimiglia, passando ancora da Dolceacqua che mi deluderà.

Gran finale su asfalto sino alla stazione dove infiliamo nel vero senso del termine il treno delle 17:00 e senza biglietto, pagato poi a bordo, dopo aver fatto un po’ di casino tra i passeggeri con le nostre bici, arriviamo a Torino alle 20:30 chiudendo la serata e il nostro viaggio sui monti liguri davanti ad una buona pizza e a una meritata birretta.

Gran bel viaggio, ottima compagnia… più di così!

Dall’11/09/2012 al 20/09/2012

Km percorsi: 500,83 | Dislivello: 12.700 metri | Media giornaliera: 55 km | Ore pedalate: 50 | Euro spesi: 550 

[Romano Zeminian]

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