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Tour de France 2026: sarà l’evento ciclistico del secolo

Tour de France 2026: sarà l’evento ciclistico del secolo
Tour de France 2025, Tadej Pogačar: crediti A.S.O. Charly Lopez


Tutti contro Pogačar. Tanto per cambiare. A una manciata di giorni dall’inizio del Tour de France l’attesa è davvero spasmodica. Intanto perché il Tour è il Tour, ma specialmente perché quest’anno avremo al via quasi tutti i big in ogni settore. A provare a fermare il dominio di Tadej ci proveranno il solito Vingegaard, la stella nascente Seixas e il “testone” Evenepoel. Più una serie di corridori che sperano di entrare nell’olimpo del ciclismo: da Ayuso a Carapaz, da Lipowitz a Ujtdebroeks. Ma…ma battere Pogi sarà anche questa volta una mission quasi impossible.

Il motivo? I dati dello sloveno sono incredibilmente ancora in crescita e il suo tetto massimo pare non sia stato ancora raggiunto. Quest’anno ha perso solo la Roubaix da Van Aert, ma per il resto ha fatto fuoco e fiamme ovunque abbia pedalato. Paul Seixas, che forse dal 2027 o dal 2028 diventerà suo compagno di squadra alla UAE (ma si parla anche di un’offerta faraonica da parte della Pinarello-Q36.5 da circa 10 milioni l’anno), dovrà portare sulle spalle le aspettative di un paese intero, la Francia, che non vince la corsa di casa dal 1985 (Hinault). Evenepoel è in peso forma, ha acquisito leggerezza senza perdere in potenza e punta alla prima maglia gialla. Vingegaard è la sicurezza di granito. Del resto lui e Tadej si sono spartiti gli ultimi 6 Tour de France. E il conto, salvo colpi di scena, dovrebbe allungarsi.

Il percorso sarà sempre molto stuzzicante, a cominciare dalle tre tappe spagnole in Catalunya. Alla sesta tappa arrivano i Pirenei col Tourmalet. Nei primi dieci giorni ci saranno frazioni per i velocisti (al via Merlier, Kooj e Philipsen) ma anche parecchie tappe mosse per attaccanti (Pedersen, Van der Poel, Healy, Simmons). Il giorno della festa nazionale, il 14 luglio, sarà incendiato dai 7 gpm nelle terre ruvide del Massiccio Centrale, prima di concludere la seconda settimana verso le zone del delfinato, con gli arrivi a Le Markestein e al Plateau de Solaison.

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Nella terza e decisiva settimana, poi, l’unica crono individuale di questa edizione (da Evian a Thonon per 26km e 500m di dislivello) prima di godersi l’arrivo a Orcieres-Merlette, dove Ocana fece ammattire Merckx, e la doppia Alpe d’Huez (venerdì dal versante classico, sabato arrivando da dietro dal Col de la Sarenne dopo aver scalato Croix de Fer e Galibier). Domenica 26 luglio, poi il finale a Parigi, con la conferma del passaggio su Montmartre, dove un anno fa Van Aert staccò Pogačar prima di trionfare sui Campi Elisi. Già, proprio Wout sarà forse il più grande assente di questa edizione. Che si preannuncia gigantesca e spettacolare (tutti i giorni diretta integrale su Eurosport, Discovery+ e HBO-Max).

Infine una menzione per Jonathan Milan. Il gabbiano friulano si è fregiato del titolo di campione italiano dominando la volata dopo 232 km in una prova torrida fra Asti e Cuneo. Per il corazziere della Lidl-Trek una soddisfazione enorme, perché a 25 anni può già vantare uno score di 33 vittorie e successi che altri non si possono nemmeno sognare. Molto bello, dopo il traguardo, l’abbraccio del suo general manager Luca Guercilena, destinato ormai a un ruolo di primo piano nell’organico di Rcs-Sport per tentare di rilanciare l’immagine e il peso del Giro d’Italia dopo l’addio di Mauro Vegni.

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