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Passo Baremone in bici: fatica, boschi e meraviglia

Passo Baremone in bici: fatica, boschi e meraviglia

Diario di una salita speciale in bici sul Passo Baremone, in provincia di Brescia

Ognuno di noi ha il suo “giro speciale“, pedalate che si ripetono ogni anno e che, ogni volta che le ruote girano su certe strade e salite, dentro quei panorami, regalano sempre nuovi brividi e particolari emozioni (cicloturistiche e non). Sono una piacevole dipendenza, che vuoi provare sempre, appena puoi. È la magia della bicicletta. Nel mio caso, tutto iniziò da Pieve Vecchia, sul lago d’Idro, Val Sabbia, in provincia di Brescia, circa un quarto di secolo fa. Posti defilati, fuori mano e, forse, anche fuori moda. Ma che mi sono entrati, fin dalla prima volta, sottopelle. E ieri eravamo ancora lì, in compagnia di Marco, per rifarlo quel giro, per l’ennesima volta.

Traccia giro Majavachi Baremone

Partenza e riscaldamento

Qualche chilometro di riscaldamento con vista lago, sulla 237 in direzione Anfo, evitando la lunga galleria sulla statale (imboccando la stradina sulla destra), e poi, appena fuori paese, subito svolta secca a sinistra, in direzione Passo Baremone e Maniva, come recita il piccolo cartello stradale.

Diario salita in bici al Passo Baremone di Graziano Majavacchi

La scalata al Passo Baremone

E già con le prime pedalate, ecco che tutto cambia. Si entra dentro il fitto bosco e si sale decisamente, con pendenze spesso sopra al 10%. Si spinge a tutta sul piccolo nastro asfaltato e rattoppato in più punti. 22 strettissimi tornanti e brevi rettilinei, con pochi momenti dove respirare, fino ai 1.450 metri del Passo Baremone. Un ambiente dal fascino misterioso, quasi selvaggio, dove la fanno da padrone i rumori del bosco, dell’acqua che corre ed il nostro pesante… fiato corto!

Diario salita in bici al Passo Baremone di Graziano Majavacchi

Una salita stupenda, immersa nel verde, lunga 11,5 chilometri al 9,5% medio, con punte al 13/14%, che ci lascia — e per noi è proprio il caso di dirlo — senza parole!

Tra boschi e gallerie storiche

Dopo la sosta ristoratrice al Rifugio Rosa, si prosegue (tirando un po’ il fiato), per diversi chilometri sul sentierino ricoperto da aghi di pino, in leggero falsopiano, tra alti alberi, verdi pratoni e poche case isolate. Dopo uno strappo, eccoci al Passo della Spina (non segnalato) a 1.521 metri di quota, prima di infilarci in una serie di buie gallerie, ricordo della prima guerra mondiale.

Passo Baremone Majavacchi Rifugio Rosa

Usciti alla luce del (pallido) sole, ci troviamo a pedalare su uno strettissimo sentiero su fondo sterrato, poco compatto e privo di vegetazione. Lo sguardo spazia sull’isolata valle del torrente Abbioccolo. A destra, la parete rocciosa incombe sulle nostre teste, mentre a sinistra, sullo strapiombo, bianche rocce calcaree con singolari e bizzarre guglie, pinnacoli e torrioni rendono il tratto veramente spettacolare. Qui bisogna prestare la massima attenzione perché, a valle, il tratto è privo di protezione.

Salita al Dosso Alto e Passo delle Pirole

Dosso alto Baremone Majavacchi

Arrivati ancora sull’asfalto, sgranato e molto rovinato, con grosse buche, eccoci a “scavallare” gli ultimi 3 (durissimi) chilometri che ci separano dal Passo delle Pirole, al Dosso Alto, a 1.730 m s.l.m. Il sentiero aggira una malga al centro del piccolo pianoro, sfumata nelle nuvole basse, con pendenze a doppia cifra, molto “dolorose” per noi. Poi la vista si apre, e siamo immersi in uno spettacolare panorama di montagna. In fondo alla discesa, tortuosa e accidentata, ecco il Passo Maniva, a 1.664 m s.l.m., che raggiungiamo poco dopo.

Ritorno verso Bagolino e oltre

Baremone Rifugio Fabus Majavacchi

Attraversato il grande piazzale, ci fiondiamo in piena discesa verso Bagolino per fermarci, dopo 4 chilometri, al Rifugio “Fabus Mandoli”, che dal 1977 offre ristoro al viandante di alta quota. Cordialità, sorrisi ed un incredibilmente buon piatto di pasta con il “bagoss” a ritemprarci dalle fatiche fin qui sostenute. Cicloturismo al settimo cielo, senza ombra di dubbio. E poi via, lunghissima discesa (attenzione a qualche buca improvvisa), giù fino a Bagolino.

Baremone Bagolino Majavacchi

Qui prendiamo la strada ancora in salita, che arriva fino a Cerreto, e poi, finalmente, giù su una bella e filante discesa fino a Lodrone, primo paese del Trentino. Si arriva così ancora sulla statale, giriamo a destra e, superato Ponte Caffaro ed una fastidiosa contropendenza, non ci resta che lasciarsi trasportare, sempre in leggera discesa, fino al nostro capolinea odierno, Pieve Vecchia.

Meno di 60 chilometri per 1.700 metri di dislivello: un piccolo, grande condensato di emozioni cicloturistiche dove ammirare in pieno una Natura mai completamente domata dall’uomo. La bellezza del piccolo lago d’Idro, la rocca di Anfo, il forte di Cima Ora, la bontà del “bagoss”, formaggio d’alpeggio tipico di Bagolino, rendono indimenticabile (almeno per me) questo breve e tosto giro nelle Prealpi bresciane.

Un consiglio

Passo Baremone Majavacchi gallerie3

Se arrivati al Passo Maniva, invece di scendere, avrete voglia di prendere la mitica, ed in parte sterrata, SS 345 delle Tre Valli (come abbiamo fatto tante volte… anni fa), allungando il percorso verso il Croce Domini, allora la vostra “gravel” vi ringrazierà, per sempre!

Aggiungerete 600/700 metri di dislivello e circa 30 km in più, ma — ne sono arciconvinto — assaporando appieno un cicloturismo d’altri tempi, ritornerete ancora da queste parti. Sicuro al 100%…

di Graziano Majavacchi

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Commenti

  1. Giovanni ha detto:

    Ciao, questo giro è fattibile in bici da corsa ? Vorrei farlo venerdì. Grazie Giovanni

    [Salve Giovanni, come riportato nell’articolo il fondo è prevalentemente asfaltato ma presenta qualche sterrato (che con un po’ di attenzione è possibile fare anche in bici da corsa, anche se sarebbe più indicata una gravel o una mtb) soprattutto se si opta per il giro completo descritto nell’articolo – Bikeitalia.it]

  2. Giuseppe ha detto:

    Un grande bravi per la pedalata, a dir poco, sontuosa. Non conosco le vostre parti. Non ci sono mai stato, ma la descrizione che ne fate, rende perfettamente le emozioni provate lungo il tragitto, e trasmesse per chi legge. Per cui, complimenti ancora a voi ed un’invidia tutta per me per il “bagoss” che, se ho capito bene, emana, solo a guardarlo, effluvi di appetitosa caseina, sostanza che in me crea forte dipendenza, a 63 anni, ormai indomabile!!! Ciao.

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