Cambio della bici: modelli e marchi

Era un’autentica chicca per l’epoca e ancora oggi funzionano sulle bici che vengono esibite nelle varie manifestazioni storiche tipo l’Eroica in Toscana, la Retroronde nelle Fiandre e molte altre. Un’annotazione: molto spesso il mondo professionistico è criticato. Ma la ricerca della performance ha generato la necessità continua di innovazioni che sono poi diventate di uso comune. Il mondo del ciclismo professionistico andrebbe ringraziato e ammirato anche solo per questo. Con questo cambio evoluto Bartali vince il Tour de France del 1948.

Praticamente è un obbligo cominciare con questo marchio. Prima dell’invenzione del cambio si correva con un pignone unico e due rapporti. Per passare da un pignone rapporto all’altro si doveva scendere dalla bicicletta staccare la ruote posteriore e cambiare posizione alla catena. Nel 1933 nasce Campagnolo e inventa il cambio a bacchetta posizionato sul fodero posteriore destro.

Ma la continua ricerca da parte di Campagnolo arriva ad inventare il cambio a parallelogramma che è il papà dei cambi che oggi tutti usiamo. Nel 1950 vede la luce il Gran Sport 1012, un autentico standard a cui tutti dovranno riferirsi per stare alla pari.

Fu talmente innovativo che a tutt’oggi quello schema è stato migliorato, reso più funzionale, abbellito, fatto in carbonio ma la sostanza non è cambiata. Campagnolo è un’autentica perla italiana. E gli va reso atto di non aver partecipato alla distruzione del capitale umano e tecnico a cui moltissime aziende si sono dedicate in questi anni, regalando, e pure pagando, a stati esteri il nostro know how. L’azienda rimane italiana ed è ancora oggi all’avanguardia per moltissimi componenti della bicicletta e non solo. Persino la Nasa per un suo satellite è ricorsa alla tecnologia Campagnolo. Non stupisce, dunque che Campagnolo abbia inventato il primo cambio elettronico. Un autentico gioiello anche per la straordinaria durata della batteria. Considerando che Campagnolo ha sempre curato molto l’estetica mi aspettavo un posizione migliore per la batteria, magari sotto la sella, o comunque un po’ più nascosta.

Fatto questo breve itinerario storico per far conoscere a tutti i meriti di una azienda italiana, cominciamo a conoscere nel dettaglio il cambio per imparare ad usarlo e a regolarlo. Una corretta registrazione permette di pedalare più fluidamente, senza fastidiosi sgranocchiamenti e senza attriti che consumano le parti inutilmente. Ecco quindi i dettagli.

Indice
Regolare il cambio
Cambio al mozzo
Sturmey and Archer
Cambio Rohloff
Alfine Shimano
NuVinci

istruzioni

Regolare il cambio

La parola “regolazione” fa un po’ paura ai più, me compreso. In realtà non è corretto parlare di regolazione ma di stabilire il fine corsa della catena. Il lavoro inizia con la catena sul pignone più piccolo e sulla corona davanti più grande. La vite contrassegnata con la lettera “H” (normalmente più in alto della sorella (“H” significa High speed quindi pignone piccolo) si occupa del fine corsa del pignone piccolo. Fatto il caso che la catena non scenda fin sul pignone piccolo, si svita, con la ruota in movimento, fino a quando scende correttamente dove desideriamo: abbiamo così deciso il fine corsa verso il basso della catena.

Se invece cade e va tra telaio e pignone si deve avvitare, si procede così anche con l’altra vite “L” (low speed) che determina il fine corsa del pignone più grande: da fare dopo che si è messa la catena sulla corona più piccola davanti. C’è nell’immagine un’altra vite in alto. A volte, a seguito di qualche colpo, può essere che la puleggia superiore (la rotellina che guida la catena) tocchi i denti del pignone. E’ sufficiente svitare per allontanarla di quei pochi mm che servono.

Nella fotografia frontale in basso un piccolo glossario conoscere un po’ di componenti. Esiste anche qui una ghiera che funziona da registro della tensione del cavo cambio. A volte constatiamo che il cambio funziona tardi o non regolarmente. La prima cosa da fare è controllare la tensione del cavo. Se è troppo teso di avvita, se molle si svita e torna in tensione.

istruzioni-2
deragliatore

Il deragliatore presenta le stesse viti di fine corsa del cambio posteriore. C’è una vite “L” per la bassa velocità. Bisogna mettere la catena sulla corona più piccola e il pignone più grande e vedere a che punto è il contatto tra catena e deragliatore. Svitando il deragliatore si porta verso il telaio. Per regolare il fine corsa sulla corona più grande basta posizionarci sopra la catena e farla coincidere con il pignone più piccolo e agire sulla vite “H”: svitando si porta verso il telaio. Questo è il comportamento del mio deragliatore. nel caso ci fossero situazioni diverse basta che, una volta posizionata correttamente la catena, si osservi lo spostamento del deragliatore.

Di seguito un tutorial approfondito su come regolare il cambio della bici.

Cambio al mozzo

E’ talmente grande la popolarità del cambio sopradescritto che il cambio al mozzo viene avvertito come una grande novità. In realtà nasce ancora prima del cambio a bacchetta della Campagnolo. Questo cambio si è rivelato nel tempo molto pratico e ottimo per gli ingombri.

Il cambio al mozzo non necessita di alcuna manutenzione, a parte il cambio olio (come si deve fare per una automobile), non è soggetto ad acqua, polvere e sporco, la tensione della catena è sempre costante, il cambio rapporto è molto delicato e si può cambiare da fermo: cosa non da poco quando una improvvisa salita ci sorprende. Ha un costo ovviamente elevato ma ampiamente giustificato. Il suo peso è superiore per ovvie ragioni e in molti casi, ma non sempre, ha un numero di rapporti minore. Il numero di marce selezionabili sono da 8 fino a 14 . Questo non deve spaventare: in realtà con due o tre corone molte marce risultano essere doppie.

Sturmey and Archer

Il 2 agosto 1901 viene brevettato con il n° 15638 un cambio nel mozzo a tre velocità della ditta Sturmey&Archer. Questa azienda è ancora oggi in attività. E’ tale la storia che hanno anche creato un sito dove si possono andare a vedere tutti i modelli di questa storia ultracentenaria con i relativi spaccati per gli appassionati di meccanica. C’è inoltre tutta la serie di depliant pubblicitari. Il depliant in foto è del 1911 e reclamizza i dieci anni di vita. Lamentandosi anche un po’ delle imitazioni. Evidentemente era una trovata sorprendente per l’epoca. Un sito ripercorre tutta questa lunghissima storia.
Oggi questa azienda è arrivata a produrre un cambio fino a 8 velocità e consegna pure il freno a tamburo integrato con il cambio. Per i paesi del nord Europa produce ancora oggi il freno a tamburo per la ruota anteriore. Ecco un modello del 1937. Ha il suo utilizzo prevalente sulle city bike.

Cambio Rohloff

rolhoff

Come si evince da questo spaccato si tratta di un vero gioiello di ingegneria che si accompagna ad una affidabilità ormai riconosciuta da ogni cicloviaggiatore che lo abbia usato per migliaia di km. Viene costruito assemblato in ogni sua parte completamente a mano. Ecco un filmato che rende l’idea di come venga costruito, quali siano le parti, come vengono assemblate e come, finito, esca dalla fabbrica.
Per chi invece ama la tecnica dei più piccoli dettagli ecco un catalogo che toglie ogni sfizio al riguardo.

Ho incontrato almeno 5 viaggiatori del nord Europa con la bicicletta armata con questo congegno, ognuno di loro me ne ha decantato le virtù. Viene consegnato con 14 rapporti che coprono in sostanza tutti i rapporti dei cambi tradizionali. Ha un peso rilevante sui 1700 grammi per il normale e 1850 per quello adatto ai freni a disco. Il costo? Più o meno 1000 euro. E’ un cambio adatto a tutti gli utilizzi purchè non sportivi o prestazionali. Può essere montato su tante biciclette esistenti, anche se meccanici che abbiano confidenza con tale meccanismo se ne trovano pochi.

Alfine Shimano

alfine

Con questo prodotto Shimano ha cercato di inserirsi in questo mercato. Dispone di 11 velocità. Nonostante abbia meno rapporti ed abbia una produzione industriale pesa quasi quanto il Rohloff circa 1680 grammi. Per ora non è molto preso in considerazione da chi fa viaggi impegnativi, anche per un uso cicloturistico non estremo può dare qualche noia come è capitato ad un mio amico che ha comperato una Koga allestita con questo dispositivo e ha passato i suoi guai per sistemarlo e alla fine ha rimesso il cambio tradizionale: l’affidabilità la si misura solo con il tempo. Il Rohloff ha molto tempo dietro di sé, l’Alfine 11 ha già perso un po’ di punti in partenza in fatto di affidabilità. Promosso per uso non impegnativo con riserva. Costa circa 400 euro – un altro cambio nel mozzo della Shimano è il Nexus che viene dato con 8 velocità a 150 euro e viene messo in allestimento su molte bici da città.

NuVinci

Sul mercato è arrivato questo nuovo sistema che ha applicazioni che vanno oltre la bicicletta. Ad oggi non ha ancora preso molto campo ma è già stato testato da campioni della mtb con successo. Non ci sono in rete feedback positivi o negativi da parte di normali utenti. Resta da vedere se e come si imporrà. Per il momento il Rohloff vince quando si cerca affidabilità, robustezza, ampia scelta dei rapporti ed è sicuramente il preferito per gli usi e gli abusi in qualsiasi condizioni di terreno e di tempo. Praticamente ci si dimentica di avere un cambio.
L’Alfine con il fratello Nexus per il momento consentono ai più che non cercano le prestazioni, di godere di un cambio di grande praticità e pulizia con un utilizzo leggero e senza abusi della bicicletta.

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