Le azioni di responsabilità sociale dell’americana Sram offrono un modello a tutte le aziende. Un impegno civile premiato dal mercato.
L’uso della bicicletta ha un impatto positivo sull’ambiente, è ormai chiaro a tutti. Si pedala, non si consumano carburanti, meno CO2, meno traffico e rumore. Ma c’è un altro impatto positivo da ribadire: quello sulla vita delle persone. Sulla loro salute, a livello individuale, ma anche a livello collettivo, sul tessuto sociale di cui sono parte. Perché attraverso la bicicletta e l’azione di associazioni dedicate è possibile rendere la società più inclusiva e paritaria.
Ci sono aziende illuminate che l’hanno capito e da anni favoriscono questo processo di ecologia ambientale e umana con le loro scelte, strategiche e di investimento. La spinta etica e l’azione per il bene comune generano risultati anche a livello economico e portano un ritorno positivo nella reputazione, che muove nuovi clienti e genera passaparola.
Una storia esemplare
L’americana Sram è stata fondata quasi 40 anni fa a Chicago da Stan R. Day, Sam Patterson e Scott King. Dal mix delle iniziali dei loro nomi è nato il brand. I fatturati non sono pubblici, ma a livello globale Sram è il maggior competitore della Shimano per la produzione di componenti meccanici per biciclette, ebike e mountain bike. Il gruppo ha una sede di sviluppo anche in Germania e include marchi come RockShox, Avid, Truvativ, Zipp e Quarq. In Italia, il Tech Center Sram è a Reggio Emilia, presso la Beltrami Tsa: nel 2026 Sram aprirà – e gestirà direttamente – una nuova sede a Varese.

Perché ci interessa?
Sram da anni sostiene i ciclisti con migliorie per i mezzi, dal punto di vista tecnologico. Poi c’è l’azione “umana”, il sostegno a progetti di valore e associazioni che agiscono in diversi ambiti: dalla sicurezza stradale alla pulizia, dall’equità sociale e alla parità di genere.
«Siamo orgogliosi di realizzare prodotti di qualità e sostenibili, ma questo non è sufficiente. La responsabilità sociale non comincia e non finisce con i prodotti» spiega l’azienda. «La sfida per il nostro business è accrescere l’impatto positivo sui nostri dipendenti, sulle comunità di cui fanno parte, su quelle più lontane e sul Pianeta stesso».
Le azioni concrete
I primi interventi sono interni all’azienda. Sram ha creato un ambiente di lavoro che facilita e stimola la crescita delle persone. No a ritmi forzati, sfruttamento di minori, discriminazioni. Sì a programmi di incentivazione senza esasperare la competitività, benefits, condizioni di sicurezza.
Il sostegno delle comunità
Per veicolare i suoi aiuti finanziari, l’azienda ha creato un fondo, lo Sram Cycling Fund, che impegna molti milioni di dollari nel potenziamento delle infrastrutture ciclistiche, perché siano sicure e inclusive: ciclovie, nuovi sentieri, servizi. Sostiene organizzazioni di advocacy a livello locale e internazionale, che si impegnano per sensibilizzare la società e migliorare la vita di ciclisti e pedoni, come Thunderhead Alliance, oggi Alliance for Biking and Walking, League of American Bicyclists, People for Bikes, Safe Routes to School, International Mountain Bicycling Association. Queste associazioni spesso hanno nei loro direttivi dei dipendenti Sram.

La bici come volàno di sviluppo
Nel 2005, Stan Day ha fondato World Bicycle Relief, per cercare di portare un aiuto concreto alle popolazioni vittime del rovinoso tsunami dell’Oceano Indiano. L’organizzazione no-profit, tuttora sostenuta da Sram, favorisce lo sviluppo di comunità grazie alla fornitura di bici. Le due ruote possono cambiare la vita e la quotidianità di un individuo, di una famiglia e di intere popolazioni, che si ritrovano in difficoltà o condizioni di povertà estrema. Anche in un’area colpita da un evento catastrofico, i mezzi a pedali sono agili, non hanno bisogno di carburante e possono consentire accesso alle cure, alla scuola, al cibo e alla sussistenza.
Il superamento del pregiudizio
Se la bici può essere un mezzo utile in Paesi in difficoltà e povertà, si è rivelato anche uno strumento per abbattere pregiudizi in contesti sociali di apparente benessere diffuso. Dove esistono comunità sottorappresentate, attraverso l’uso delle bici e soprattutto la pratica sportiva si possono demolire pregiudizi e preclusioni.
Sram collabora con organizzazioni che promuovono l’uguaglianza di genere, la rappresentazione bipoc (acronimo di black, persone nere, indigene, di colore) nel ciclismo, il ciclismo adattivo (che adatta i mezzi alle esigenze delle persone, anche con disabilità). Questi gruppi forniscono attrezzature, supporto, tutoraggio, formazione e organizzano eventi. Sram sostiene e sponsorizza con cifre significative atleti e testimonial, in campagne di sensibilizzazione. Uno dei claim è stato: “Ascolta. Impara. Agisci.”
Anche le donne nere sono oggetto di uno stigma sociale, che non le incentiva alla pratica del ciclismo: a loro Sram ha dedicato un programma specifico.
Donne, parità e sviluppo della leadership
Sram lavora per sviluppare la parità di genere e la partecipazione femminile al mondo del ciclismo e dello sport. Il suo Sram Women’s Program, da alcuni anni, supporta ambasciatrici che partecipano ad eventi e coinvolgono le donne in corsi di formazione.
Non si tratta solo di trasferire competenze tecniche per l’uso basic della bici o pratiche sportive. Ma di avviare percorsi di sviluppo personale, di potenziamento delle proprie qualità e resilienza. Oltre a impegnare un membro del proprio team in questo programma, che è cresciuto di anno in anno, l’azienda si occupa anche delle risorse interne, ha creato un “Comitato di leadership femminile”, ha dato più potere alle donne, perché siano accresciuti il numero delle dipendenti e la loro professionalità. Anche l’impegno per il supporto di atleti e atlete mira alla parità nella pratica sportiva, a livello di visibilità, di considerazione delle performance e del valore personale e di squadra.

Battaglie politiche
Lo sviluppo tecnologico e il miglioramento delle performance delle bici, anche grazie alla ricerca e all’innovazione portata avanti dalle aziende del settore, può cozzare con le normative attuali, per l’uso a livello agonistico. Sram porta aventi azioni legali di vario tipo, per esempio recentemente ha contestato il “Protocollo di massima rapportatura” dell’Uci, Unione ciclistica internazionale, che limita i rapporti di trasmissione in alcune gare e vieta l’uso delle loro attrezzature, a discapito degli atleti. L’azione politica si attua anche a livello locale, quando Sram appoggia campagne per migliorare la viabilità, grazie all’uso della bici, all’intermodalità e a progetti di trasporto attivo, a piedi e in bicicletta.
Che cosa possiamo imparare?
- Profitto e responsabilità sociale convivono perfettamente.
- Chi produce bici o tecnologia per chi pedala deve conoscere le esigenze della sua clientela.
- Non solo performance sportive o wellness: il contesto sociale locale ha spinte propulsive da assecondare e potenziare con azioni mirate.
- Si agisce sulla società, partendo dall’azienda stessa.
- Primi obiettivi: includere ogni componente umana, favorire la crescita di chi subisce discriminazioni, colmare i divari, informare e formare.
- Investire in evoluzione umana premia, a livello di marketing e di visibilità del brand.
- Partendo da una bici si può migliorare il mondo.





















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