La bici chiama e stimola idee. Dopo vent’anni di attività, Roberto Grimaldi ha ceduto il suo negozio di abbigliamento e calzature ad Alba. Praticava il ciclismo: corse, muscoli, passione. Ma sono state le biciclette a pedalata assistita a far nascere in lui il progetto di un’impresa innovativa. «Era il 2013. Ho scoperto un mondo, quello delle ebike, mezzi davvero utili per lo sviluppo turistico di una zona collinare. Qui, nelle Langhe, nessuno aveva ancora pensato di noleggiarle» racconta Grimaldi.
Gli inizi con le prime ebike
Il primo passo fu cercare mezzi tecnicamente validi e affidabili. L’imprenditore si rivolse a un’azienda tedesca, che montava ottimi motori di produzione non cinese. Acquistò 4 bici e avviò così Bik-e, un noleggio di bici a pedalata assistita, un servizio pioniere nelle Langhe.

A brevissima distanza per far fronte alle richieste dei clienti ne prese altre 15. Acquistò anche un furgone con carrello. «In questa fase iniziale ho investito circa 100mila euro. Le bici sono costose, partono da almeno 3mila euro l’una».
Il servizio doveva farsi conoscere. «Mi sono proposto alle strutture turistiche. L’accoglienza non fu incoraggiante. “Roba per pensionati” dicevano. Ma io ci credevo. E ci credo ancora. Ho organizzato eventi per far conoscere le bici, portando amici e conoscenti a provarle».
Un negozio per vendere
Nel 2015 Grimaldi aprì anche un punto vendita di bici, affiancando questa attività al noleggio. L’idea funzionò, tanto che nel 2022, il primo negozio, piccolo, lasciò spazio a un altro di 400 mq, ad Alba, in via Dario Scaglione.
«Affittare una bici costa 40 euro al giorno al cliente, di base. Il noleggio mi porta il 20% del fatturato, il resto arriva dalle vendite e dall’assistenza». Oltre allo spazio vendita di mezzi elettrici, cui si aggiungono quelli muscolari, Grimaldi ha attrezzato anche l’officina per le riparazioni. Ci lavorano in 3 persone, titolare compreso.

«Volevo realizzare un bel negozio, che mancava nella nostra zona. L’obiettivo è stato raggiunto. Il post-Covid mi ha dato una mano, stimolando le persone a scoprire il piacere di muoversi. Quello che non capisco è il motivo per cui gli incentivi all’acquisto delle bici sia stato dato solo nelle città capoluogo. Noi non abbiamo beneficiato».
Il momento attuale
Secondo Grimaldi, il business è in fase di rallentamento. Tante le cause: paura, guerre, costi… «Le bici ora costano meno. Ho fatto acquisti non eccessivi, oculati, appena superiori al solito, per dare un’esposizione più ampia in negozio. Le aziende hanno moltiplicato la loro produzione, dopo il Covid, ora buttano i prodotti sul mercato direttamente, a prezzi inferiori rispetto a quelli che applicano ai rivenditori. Questo ci mette in condizione di dovere scontare il prodotto, riducendo o annullando i margini».
Grimaldi osserva che il mercato è stato alterato in modo sbagliato e spera che nel 2025-2026 la situazione non si verifichi di nuovo. «I negozianti guadagnano pochissimo e i costi sono alle stelle: locali, riscaldamento, personale. Non è un bel momento».
L’enogastronomia preziosa alleata

Le Langhe restano, però, una zona fortunata per il turismo. «Non è cresciuto, ma si è mantenuto stabile, nonostante l’aumento dei prezzi del pernottamento. Il problema qui è il meteo. Ma abbiamo già prenotazioni e pacchetti importanti per il prossimo periodo. I nostri clienti sono privati e tour operator. Le nostre 50 bici, per il prossimo periodo, sono tutte prenotate».
Rispetto a zone montane, che si valorizzano solo nei mesi estivi, nelle Langhe l’autunno è un momento d’oro per scoprire le bellezze (e bontà) locali: raccolta del tartufo e vendemmia sono momenti clou. I tour in bici si sposano con l’enogastronomia. «I clienti che prima volevano solo cucina e pernottamento, ora scoprono la bici. E le strutture che prima dicevano “no” ora sono nostre clienti». La scoperta dell’outdoor non è di oggi, ma parte dal 2017.
Promozione e prenotazioni
Una mano ai noleggiatori arriva dagli enti locali di promozione turistica, che segnalano le attività e chiedono ai partner di mappare sempre nuovi percorsi, da proporre ai turisti. «Collaboriamo in particolare con Langhe Experience, il Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero, nato grazie a un’associazione tra commercianti, che smista i turisti sulle strutture e sui servizi della zona».
Bik-e ha anche un sito con una sezione dedicata al noleggio, da cui è possibile prenotare direttamente mezzi e tour guidati. «Abbiamo prenotazioni fino a novembre. Soprattutto tour operator e stranieri, che si prenotano da un anno all’altro e arrivano anche grazie al passaparola. Con noi collaborano guide certificate (40 persone), che parlano lingue straniere, in particolare inglese e francese».
Futuro: le cose da fare

«I noleggi possono crescere, ma le gente deve crederci». Ecco alcune considerazioni di Grimaldi.
Non basta comprare le bici: il noleggio implica assistenza, recupero bici, riparazioni. Se non si garantisce questo, si fa una pessima figura. Vale soprattutto per le strutture che creano un parco bici ma non danno i servizi necessari. Uno sbocco è proprio quello di offrire servizi alle strutture turistiche. Affittare bici o dare assistenza a quelle del parco bici dell’hotel.
Farsi sentire a livello istituzionale: nuovi incentivi, anche minimi, all’acquisto su tutto il territorio nazionale potrebbero animare il mercato e stimolare nuovi cicloturisti. Per non parlare delle ricadute positive sulla salute pubblica e dei giovani, in particolare.
Affrontare il problema dei furti: servono norme per spingere le assicurazioni a dedicare coperture adeguate alle due ruote. Sono mezzi che hanno un valore anche elevato. Chi noleggia e investe in mezzi costosi, non è tutelato, rischia ogni giorno a causa dei ladri e non ha neppure la certezza di adeguate pene o risarcimenti.
Lavorare in rete: magari!
Nelle Langhe attualmente operano alcuni noleggi. Quando Grimaldi ha già affittato tutti i suoi mezzi, fa da tramite per la concorrenza. «I tentativi di darci regole e un listino comune non hanno funzionato, però. Anni fa, avevamo stabilito una tariffa comune di noleggio, poi qualcuno si faceva pubblicità scontandola. La collaborazione tra operatori è poca, invece aiuterebbe tutti, soprattutto per offrire i servizi di riparazione sul territorio».
I consigli a chi comincia
- Impegnarsi al massimo.
- Garantire l’intervento tecnico.
- Investire in bici di buona qualità, anche con acquisti graduali.
- Stabilire un rapporto di fiducia con i produttori, che in alcuni casi danno le bici in uso per i primi mesi, prima di chiederne il pagamento.
- Preferire gli acquisti ai noleggi per il parco mezzi: le bici sono costose e dopo tre mesi con l’affitto si ripagherebbero, con il vantaggio di poterle vendere a fine stagione, usate.
- Scegliere bene la zona dove aprire, per il clima e per la rete già esistente di istituzioni, strutture e servizi.
- Valutare l’infrastruttura per la ricarica elettrica e la collocazione delle paline. Il problema è se mancano o se sono posizionate lontano da strutture dove mangiare e riposare.
- Cominciare da soli è faticoso. Mappare gli itinerari, creare sentieri e manutenerli richiede tempo e continui interventi successivi. I comuni non sempre collaborano, fanno investimenti senza adeguate analisi tecniche preliminari e abbandonano le opere negli anni.




















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