La Ciclovia del Volturno, dalla sorgente alla foce - Bikeitalia.it

La Ciclovia del Volturno, dalla sorgente alla foce

Ogni estate, mia moglie Daniela, nostro figlio più giovane, Leonardo, e io scegliamo un fiume e lo percorriamo in bici dalla sorgente alla foce. Perché i fiumi? Sono un progetto con un inizio e una fine, ci permettono di conoscere un’Italia non tanto esplorata, passiamo tempo insieme affrontando ostacoli – ciclistici e non – da risolvere e, infine, il fiume è un po’ una metafora della vita.

Abbiamo cominciato con l’Arno nel 2018, poi il Tevere nel 2019 e, dopo un anno di stop dovuto alla pandemia, nel 2021 abbiamo scelto il Volturno. La mappa della Ciclovia del Volturno, che si trova facilmente in rete, è stato il nostro punto di partenza. Questa però termina a Capua, così abbiamo creato con l’app komoot la parte mancante per arrivare a Castel Volturno, all’Oasi dei Variconi, dove il fiume sfocia nel Tirreno.

Usiamo biciclette Montague che ci portiamo da Chicago, dove viviamo. Non sono forse il massimo dal punto di vista tecnico ma sono pieghevoli e possono essere trasportate su aerei, treni e nel bagagliaio degli autobus. Così possiamo viaggiare senza dover affittare una macchina.

Arrivati in Frecciarossa da Milano, a Napoli abbiamo visitato Pompei e il Vesuvio. Di sera abbiamo “armato” le bici per controllare che non ci fossero problemi tecnici da rimediare (che ovviamente ci sono sempre, in questo caso il manubrio di mio figlio si muoveva e sono dovuto andare in cerca di una chiave esagonale che mi ero dimenticato a casa). Il terzo giorno abbiamo preso l’autobus per Colli al Volturno.

Dal piazzale della corriera, siamo saliti in bici fino a Scapoli. Komoot ci ha fatto biciclettare su sterrate per boschi e campi di ulivi. Suggestivo ma difficile, così alla fine abbiamo optato per seguire invece la più graduale strada asfaltata. Scapoli è la capitale della zampogna e visitando la Mostra permanente, abbiamo conosciuto Antonietta Caccia, fondatrice del Circolo della zampogna, che ci ha invitato, col marito Angelo, a cena con degli amici fra cui, Guido Iannetta, guardia forestale, che è entrato nel ristorante suonando la sua “molisana”!

Acquerello per Guido Iannetta
Acquerello realizzato da Gian Luca Ferme per Guido Iannetta

Da Scapoli, abbiamo fatto due escursioni diurne: una per vedere la sorgente del Volturno e il complesso archeologico dell’abbazia di San Vincenzo, un’altra per salire fino a Rocchetta al Volturno, con il suo castello diroccato – prima da una frana e poi dalle bombe alleate, che lì avevano deciso di filmare un cortometraggio di propaganda per documentare la loro avanzata.

Dopodiché siamo partiti verso Venafro. Dopo Montaquila il ponte per attraversare la valle era chiuso. Abbiamo cercato di passare lo stesso perché la strada finiva lí, ma dall’altra parte ci aspettava una guardia e abbiamo dovuto fare un dietrofront durato mezz’ora. Risalita la strada, abbiamo preso la provinciale.

Venafro è una città con radici sannite e romane. Ci sono diverse cose da vedere, ma per questioni di tempo abbiamo visitato solo il museo archeologico, il Castello Pandone e il suggestivo orto di olivi millenari (Venafro era celebrata per il suo olio fin dai tempi antichi). Anche se un po’ fuori dal percorso del Volturno, Venafro vale la pena di essere visitata. Nella piazza principale c’è un bellissimo laghetto dall’acqua trasparente affiancato da una palazzina in stile Liberty che un tempo fungeva da centrale idrotermale.

Venafro palazzina liberty ciclovia del volturno
Venafro, la palazzina in stile liberty

Da Venafro, ci siamo diretti verso Alife, che dall’alto mostra la sua origine come castrum romano. Nel Medioevo fu capitale della contea di Rainulfo, l’antagonista normanno di Ruggero II. Una storia affascinante. Prima di arrivarci, mio figlio ha strappato un pedale. Dopo una ricerca abbastanza preoccupata – dato che volevamo partire il giorno seguente – abbiamo trovato un negozio di biciclette che ci ha salvato da quell’impaccio. Il proprietario, Vincenzo Di Caprio (sì, imparentato da lontano con l’attore di Hollywood), ci ha installato l’ultima guarnitura che aveva in magazzino. A causa della pandemia, i nuovi pezzi di ricambio sarebbero arrivati con più di un anno di ritardo.

Quella sera abbiamo mangiato una deliziosa cena in Piazza della Liberazione e il giorno dopo siamo ripartiti, deviando verso Santa Maria-Capua Vetere per visitare le rovine dell’anfiteatro, i reperti della scuola gladiatoria e la Reggia di Caserta. La Reggia ha un giardino spettacolare in cui si può passare tutta una giornata. A ogni spuntino non sono mancate le mozzarelle di bufala che, si sa, sono un prodotto tipico locale.

L’ultimo giorno ci siamo diretti alla volta di Castel Volturno. Quest’ultima tratta passa vicino a diversi impianti militari e al comando della Divisione “Aqui”. La strada costeggia i terrapieni da una parte e dall’altra campi coltivati e fattorie. Qui e là c’erano mucchi di immondizia bruciata ai bordi della strada, alcuni ancora fumanti. Finalmente siamo arrivati all’Oasi dei Variconi, a Castel Volturno, dove il fiume sfocia nel mare.

Volturno, Oasi dei Variconi
Volturno, Oasi dei Variconi

Il litorale è lasciato alla Natura, come dovrebbe essere in un’oasi, ma mi ha colpito la quantità di tronchi d’albero secchi. Un signore attempato li usava per costruire sculture sulla riva. Due signore prendevano il sole. Non certo una spiaggia per turisti, ma ci siamo tuffati in mare e abbiamo bevuto un bicchierino di vino per festeggiare!

[Gian Luca Ferme]

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