Pedalare con un impianto di protesi all’anca o al ginocchio: ecco come fare

Invecchiamo sempre di più e, per fortuna, lo facciamo sempre meglio. Ma l’aumentare dell’età comporta una maggiore usura delle articolazioni che, potenzialmente, potrebbero essere soggette a sostituzione protesica.

In diversi articoli si parla della bicicletta come uno degli sport da praticare​ a seguito di un intervento di protesi di anca o ginocchio, perché viene classificata come attività “a basso impatto”.

Visita biomeccanica nel Bikeitalia LAB di Monza

Gli sport si distinguono infatti in categorie ad alto impatto (corsa, sci, salto eccetera) e a basso impatto (camminata, nuoto, ciclismo). Gli sport più consigliati nei portatori di impianti protesici sono sicuramente quelli a basso impatto anche se alcuni, tra quelli ad alto impatto come lo sci o il tennis, possono essere praticati con le dovute precauzioni; altri invece – come arti marziali, calcio e basket – sono fortemente​ sconsigliati.

Attenzione poi a non confondere HIGH o LOW IMPACT con L’INTENSITÀ. Infatti, il basso impatto può essere associato anche all’alta intensità come, ad esempio, proprio nell’attività ciclistica. ​

Questa attenzione è importante sia per la salute delle​ articolazioni normodotate (perché risulterebbero preservate pur lavorando a lungo e con “meno danno”), sia per le articolazioni protesizzate seppur con impianti di ultima generazione.

I moderni materiali quale titanio, ceramica​ e polietilene, per quanto validi e ben impiantati, hanno una vita massima di​ 15-20 anni; poi iniziano ad usurarsi e si rende necessaria la sostituzione di una o più componenti dell’impianto andando incontro a quella​ che noi ortopedici chiamiamo “revisione protesica”.

La longevità di una protesi però può variare negativamente qualora non dovessimo osservare determinati comportamenti, andando così ad alterare la biomeccanica e  favorendone quindi l’usura.

Mantenere un peso forma con un BMI (Indice di Massa Corporea) corretto “allunga” tantissimo la vita di una protesi; va detto inoltre che la nuova articolazione protesizzata, per quanto moderno posso essere l’impianto, non è perfettamente identica ad un’articolazione biologica cosa che necessita di maggiore accortezza nell’eseguire il gesto sportivo onde evitare infiammazioni dei tendini e dei muscoli.

Ricordiamoci inoltre che l’osso attorno alla protesi è più debole e, quindi, più suscettibile a fratture qualora dovesse presentarsi una violenta caduta.

Visita biomeccanica Bikeitalia Lab di Monza flessibilità del ginocchio

Data questa premessa, risulta fondamentale un’adeguata preparazione atletica, soprattutto quando si è diventati “bionici” per salvaguardare noi e le nostre “nuove articolazioni”; la scelta della bici risulta anch’essa fondamentale e vedremo perché. ​

Da Ortopedico ed appassionato ciclista, consiglierei l’uso di una bicicletta che sia confortevole, comoda e che non affatichi la postura ma, soprattutto, non vada a stressare troppo la “neo-articolazione” metallica.

Bisognerebbe evitare, soprattutto nel periodo iniziale, cambi di ritmo repentini ed accelerazioni e, nello spunto in​ partenza, (inizio della fase di pedalata) rendere più fluido possibile e meno stressante lo sforzo muscolare.

Sicuramente il ritorno in sella può esser favorito da una bici da corsa e, in particolare, da endurance (manubrio più alto e posizione in sella meno distesa) o, meglio​ ancora, da una ebike. Sconsiglierei invece la Mtb muscolare se praticata sui terreni particolarmente accidentati, perché causerebbe stress enormi sulle protesi con il rischio ulteriore di potenziali cadute che potrebbero causarne fratture attorno a queste (fratture periprotesiche). Se volessimo usare la E-Mtb, ultimamente sempre più amate, facciamolo su percorsi sterrati che ci permettano di goderci la natura ma che non mettano a repentaglio il nostro corpo e se possibile, prendiamole biammortizzate per copiare al meglio le alterazioni del manto stradale; la nostra schiena, il nostro bacino e le nostre ginocchia ci ringrazieranno. ​

Riabilitazione con cyclette in un paziente operato
Riabilitazione con cyclette in un paziente operato

Va assolutamente tenuta in considerazione quindi la biomeccanica in sella con nuovi adattamenti e, a mio parere, è mandatario proteggersi con ginocchiere, imbottiture per le anche ed eventuali pettorine e gomitiere per le protesi di spalla e gomito.​

La ebike ultimamente sta acquistando sempre più campo, in particolare tra pazienti sportivi portatori di protesi,​ perché consente a tutti di ottenere libertà e benessere fisico anche a chi non è più in grado di sostenere sforzi di una certa entità o di eseguire​ range di movimento equiparabili a una contiguità anatomica normale. Il segreto del successo dell’ebike è dovuto alla facilità degli spostamenti nel traffico urbano; è ideale per tranquilli percorsi outdoor, ed è apprezzata dai bikers più estremi, perché affrontano in sicurezza, distanze e pendenze altrimenti proibitive. Inoltre i nuovi motori fanno si che la pedalata si adatti allo sforzo del ciclista equilibrando le forze in sella; insomma, anche chi è portatore di bioimpianti può godersi una gita eco-friendly sulle due ruote o, perché no, programmare un giro dei passi dolomitici con ridotto sforzo.

Sessione di pedalata nel corso di una visita biomeccanica presso il Bikeitalia Lab di Monza

Ecco i consigli da tenere a mente  per chi ha subito un intervento di sostituzione protesica di anca o di ginocchio e che voglia usare una bici con pedalata assistita o una semplice muscolare:

  1. Che sia a scopo riabilitativo o per semplice svago, iniziamo a pedalare con gradualità fino ad acquistare un gesto fluido e più naturale possibile.
  2. Gestiamo una corretta preparazione atletica a corpo libero che ci permetta di essere coordinati ed elastici sul nostro mezzo considerato che le nostre articolazioni, per quanto sostituite al meglio, non saranno mai più come un’articolazione “normale”.
  3. Adottiamo la corretta posizione in sella; un dolore al ginocchio, un mal di schiena o una cervicobrachialgia in un paziente con protesi diventerebbero imperdonabili.​
  4. Scegliamo bici comode e confortevoli (preferibilmente biammortizzate se MTB); regoliamo i nostri sforzi e rendiamo sempre equilibrate le forze sul nostro mezzo (dimentichiamo sprint e/o volate)​.
  5. Proteggiamoci con i giusti accessori (caschetto, ginocchiere, pads e pettorine). Sono fondamentali.​
  6. Ricordiamo che i ritmi in sella con una protesi non saranno più quelli di una volta; calmiamo i nostri spiriti agonistici e rilassiamoci. Godiamoci il panorama e apprezziamo quello che solo la bici ci sa dare.

Il panorama ciclistico è in continua evoluzione così come quello di noi ortopedici. I materiali delle bici si sono sviluppati così come quelli delle protesi permettendoci prestazioni sempre maggiori.​

Che sia muscolare o assistito, il gesto della pedalata deve migliorare il nostro benessere e la nostra salute sia da normodotati​ che da “bionici” e, in questo caso, dobbiamo stare un po’ più attenti.

Titanio, carbonio e ceramica stanno migliorando sempre di più la nostra vita sia il nostro gesto chirurgico. Scegliamo la giusta bici e pensiamo ad un corretto gesto atletico, e facciamolo anche con una ebike senza vergognarcene; ce la godremo di più e riusciremo a fare cose, in sella al nostro mezzo, che prima d’ora non pensavamo saremmo riusciti a portare a termine.

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