Tra i Khmer

14 Settembre 2011

viaggio-khmerE’ ormai tardi quando giungiamo in un villaggio sperduto nel cuore della provincia di Banteay Meanchey…siamo partiti stamane dalla turistica e affollatissima Siem Reap, non distante dal complesso di rovine dell’antica città khmer di Angkor. Dopo aver visitato il monumentale tempio e la città che alimenta varie leggende sulla grandezza del popolo Khmer, ci siamo lasciati alle spalle la confusione turistica per immergerci nuovamente nella vera anima della Cambogia: la campagna!

Siamo arrivati a Phnom Srok dopo quasi cinque mesi di pedalate nel sudest asiatico, ormai pronti a tutto. Sicuri di un’accoglienza calorosa, abbiamo appoggiato le bici ad un albero ed in pochi secondi siamo stati circondati da curiosi bambini sorridenti. Chiedendo in giro abbiamo però scoperto che non erano presenti alberghetti, pensioni o ostelli in città ma mentre stavamo per risalire in bici per spostarci poco fuori dal centro e campeggiare, un giovane ci ha fermato invitandoci a restare a casa dei suoi genitori.

Le tipiche case khmer: costruite in legno su palafitte ed aperte su tre lati, nessun mobile e tantomeno un letto…solo una stuoia colorata, un paio di lanterne per la sera ed in cortile, tra polli, maiali e bambini, una giara enorme con acqua raccolta dai fiumi per potersi lavare. Gli anziani non parlavano una parola di inglese e quindi la comunicazione era complessa ma i sorrisi e la cortesia di queste persone che ancora non hanno cancellato dalla memoria il ricordo di Pol Pot e dei suoi Khmer Rossi, ci è stato più che sufficiente.

La riserva di Ang Trapeang Thmor non dista molto: questo bacino artificiale costruito proprio durante il regime comunista di Pol Pot per alimentare un sistema di irrigazione imponente ma mai terminato, è divenuto nel 1999 un santuario naturalistico in cui vive la rara gru antigone. I nostri nuovi amici ci accompagnano al tramonto per dare un’occhiata e visto che ci sono ospiti importanti, si organizza una cena lungo le sponde del lago. Un’anatra viene sgozzata e spennata al momento e nell’attesa che cuocia, le storie (il giovane fortunatamente parla qualche parola d’inglese) di massacri, torture e stenti ci vengono raccontate davanti ad un bicchiere di birra…questo è il popolo cambogiano, povero e misero ma sempre pronto a festeggiare un ospite inatteso! Chiaramente offriamo noi la cena (10$ in sette persone) e ci avviamo verso casa…ci dicono che queste strade, in realtà sentieri poco più larghi di un’automobile, sono pericolose la notte perché frequentate, nel buio, da bande di giovani gangsters poco raccomandabili.

Raggiunto il primo villaggio ci troviamo la strada bloccata, ma fortunatamente è tutto il paese ad essere in strada per festeggiare la fine del raccolto con un microfono e due amplificatori rudimentali alimentati da un generatore che fa più rumore della musica di sottofondo… si balla e ci si diverte con poco! Rientriamo a casa, salutiamo tutti e ci sdraiamo sulla stuoia preparata appositamente per noi sotto una zanzariera tutta bucata…non credo di aver mai dormito meglio in vita mia.

Questo è solo uno degli episodi di accoglienza e ospitalità che ci sono capitati durante i nostri mesi asiatici e terremo sempre nel cuore tutte le splendide persone che hanno reso la nostra avventura così speciale.

Leonardo di Life in Travel

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