La ruota fissa raccontata ai comuni mortali

15 Dicembre 2011
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Bicicletta a ruota fissa

Queste righe dedicate alle biciclette a ruota fissa si rivolgono in particolare a coloro che non sanno esattamente cosa siano. Rientrando in questa categoria ho provato a risolvere l’arcano: spiegare ai comuni mortali le biciclette a scatto fisso.
Procediamo per gradi:

Cosa è la ruota fissa?
“La bicicletta a scatto fisso ha la particolarità di avere un solo rapporto possibile e nessun meccanismo di ruota libera, per cui la pedalata è solidale con il movimento della ruota posteriore. Non è perciò possibile pedalare a vuoto all’indietro, né smettere di pedalare, a meno che non si voglia rallentare bruscamente l’andatura.”
Così la definisce Wikipedia. Tutto Chiaro?

Se come per me la risposta è negativa non vi abbattete e continuate la lettura.
Non soddisfatta della prima ricerca sul web ho deciso di rileggere il capitolo “Un giorno a scatto fisso” di Roberto Peia tratto da “Diari di un bike Messenger“. Per le loro consegne gli Urban Bike Messenger usano biciclette a ruota fissa, “un tipo di bici senza quel dispositivo meccanico- presente nella maggior parte delle biciclette- che permette, quando si smette di spingere sui pedali, che questi stiano fermi e che le ruote continuino a girare per inerzia” – afferma Peia – che poi aggiunge: “con una Fissa invece i pedali girano sempre perchè il mozzo posteriore, cioè quella rotella posteriore con i denti su cui gira la catena sono solidali, come fossero saldati“.

La descrizione incalza molto tecnicala trasmissione della catena alla guarnitura, cioè la corona dentata anteriore, è senza soluzione di continuità. E così quando si smette di pedalare, è la ruota posteriore a spingere le pedivelle e le gambe del ciclista sono costrette a frullare.
Tutto chiaro no?

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L’ombra di Rota Fixa fissa la sua fissa

Dopo tutte queste definizioni cominciavo ad avere un’idea confusa in testa soprattutto quel termine “frullare”, riferito alle gambe, non mi lasciava tranquilla. Decisa a non arrendermi ho chiesto aiuto prima via internet e poi di persona a Paolo, per i più Rota Fixa: un nome una promessa, “fissato” romano che da quasi nove anni le usa per spostarsi per la Capitale.

Non sono servite tante parole come immaginavo: al nostro incontro mi ha semplicemente detto “PROVALA!”.
Dopo una rapida occhiata all’elegante bicicletta, ho chiesto ingenuamente: “MA I FRENI?” con una risata incoraggiante sono stata invitata di nuovo a provare e una volta salita in sella ho avuto subito chiaro cosa è la bici a scatto fisso.

E’ una bicicletta che non possiede i classici freni ma che usa i pedali anche per rallentare ed arrestare la sua corsa, semplicemente facendo forza/resistenza sulle pedivelle. Effettivamente è vero, come cercava di spiegare Peia, le gambe del ciclista sono costrette a “frullare” e ad essere sempre in movimento: sia per procedere che per arrestarsi. Le distrazioni nel traffico però non sono ammesse: la frenata è tanto più immediata quanto la forza impressa al pedale.

Con la frenata a presa diretta sulla catena della ruota posteriore, le fisse sono state le prime ad essere inventate e hanno un solo rapporto, una singola marcia. Estremamente essenziali e leggere in quanto prive del sistema di cavi, dei comandi e del cambio, e nella maggior parte dei casi dei freni. Sono particolarmente adatte all’uso su pista nei velodromi dove la necessità di franata è ridotta ma sempre maggiore è anche l’impiego per gli spostamenti in città.

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