Presentata la bici che cambia la marce col pensiero: funziona?

13 Aprile 2012

bike-priusNel 2011 Toyota ha dato il via, in collaborazione con alcune aziende partner, alla realizzazione di una concept bike la cui caratteristica è il poter cambiare le marce partendo da un impulso nervoso. Non proprio “con la sola forza del pensiero” ma in effetti ci siamo vicini.
Le società Deeplocal, Parlee Cycles, Saatchi & Saatchi, hanno quindi unito le forze per dare vita ad un progetto che ambizioso è dire poco.
Con un telaio in fibra di carbonio ed abbinato un casco wireless in grado di trasmettere le onde cerebrali agli ingranaggi, Prius, questo il nome del prototipo sviluppato tra il luglio dello scorso anno ed il marzo 2012, è un concentrato di alta tecnologia, una pedalata verso il futuro.

Bike Prius Concept è stata presentata ufficialmente lo scorso 9 marzo in occasione del South by Southwest, rassegna musicale e cinematografica con conferenze e mostre interattive che si tiene ogni anno ad Austin, in Texas.
L’ingegner Miller di Deeplocal ne ha illustrato il principio di funzionamento nel corso di un test precedente la presentazione. Il ciclista indossa un casco dotato di elettrodi che rileva gli impulsi elettrici del cervello e li trasmette ad un computer, di solito un netbook o tablet legato alla schiena del ciclista all’interno di un giubbotto. Intendiamoci, per ora un aggeggio scomodo e inutilizzabile nel quotidiano, ma in teoria dalle enormi potenzialità.
Il meccanismo traduce i segnali in comandi “su”, “giù” e una seconda funzionalità è quella di scalare le marce automaticamente quando il ciclista inizia a rallentare “naturalmente” l’andatura in prossimità di una salita. Sul manubrio della bicicletta è inoltre installato un iPhone una cui applicazione mostrerà alcuni dati rilevanti come velocità, distanza percorsa, frequenza cardiaca ecc..

Nessuna delle tecnologie utilizzate è particolarmente nuova o sensazionale, ha sostenuto Miller, “piuttosto si tratta di un assemblaggio innovativo di tecnologie già esistenti.” Secondo lui l’aspetto più difficile è imparare a pensare nel modo corretto, trasmettere la propria intenzione al dispositivo.
Inutile dire che durante la dimostrazione della bici futuristica gli occhi erano tutti puntati sull’ingegnere che, tutto sommato, se l’è cavata piuttosto bene. Inizialmente il test non è riuscito probabilmente a causa delle interferenze con gli altri dispositivi elettronici della sala ma dopo qualche minuto tutto è andato secondo i programmi: marcia cambiata e grande stupore del pubblico che lo ha premiato con un lungo applauso.
Oltre al clamore per ora nessun risvolto pratico ma l’intenzione è quella di sviluppare e perfezionare il dispositivo che in futuro potrebbe venire in aiuto di persone con alcune forme di disabilità.
Tecnologia che pedala e che fa bene? Lo speriamo.

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