Quattro trolli in Corsica (Parte 5) – In bici tra Zicavo, Serra di Scopamene, Zonza

27 Settembre 2012

12 giorni in bici dell’entroterra corso

Tratto dalla raccolta di viaggi: Abbondanti dozzinali

Il titolo può sembrare strano, ed è volutamente grottesco, nasce da un gioco di amici che auto-ironizzava sulla nostra scarsa organizzazione dei primi viaggi, sulla scarsa preparazione fisica, su tutto-ciò-che-non-è-romanzato.
E questo è anche un po’ il taglio della narrazione dei miei diari: grottesco, surreale, ironico, con un occhio disincantato sempre teso al lato antropologico dei posti visitati…

Quattro Trolli in Corsica (Parte 1)
Quattro Trolli in Corsica (Parte 2) – In Bici da Bastia a Casamozza
Quattro Trolli in Corsica (Parte 3) – In Bici tra Corte, Venaco, Vivario, Tattone
Quattro Trolli in Corsica (Parte 4) – In Bici tra Tattone, Ghisoni e Zicavo

25/07/04 sesto giorno – fuga da Zicavo
IV TAPPA – ZICAVO – SERRA DI SCOPAMENE (circa 40km)

  • Zicavo – passo di Col de la Vaccia: salita leggera ma costante, strada dissestata: il passo si trova a circa 1100m
  • Col de la Vaccia – Aullene: discesa (Aullene si trova a 850m)
  • Aullene – Serra di Scopamene: leggera salita, pianura, più 500m di ripidissima salita per la collina del campeggio municipale

corsica-viaggio-bici-corsica-zonzaIl sorgere del sole non migliora la nostra situazione: per la bici non c’è niente da fare, e si prospetta l’ipotesi di prendere il treno fino ad Ajaccio o a Porto Vecchio, ovvero ai negozi di ricambi più vicini, o, peggio ancora, di abbandonare sul luogo la Legnano per comprare un rottame col quale finire la vacanza.

Fortunatamente Josè, il nostro strano amico del campeggio, ci suggerisce di provare da tale James, americano un tempo residente a Johannesburg in Transvaal, ora trasferitosi in una piccola fattoria piena di bambini e famiglie di tutte le età alle porte di Cozzano, che ha l’hobby di raccogliere vecchi pezzi di bici: con una punta di scetticismo, ci presentiamo in questa situazione piuttosto ambigua, dove siamo accolti da una specie di cordiale mormone felice di donarci l’intera ruota posteriore di una sua vecchia mountain bike, drammaticamente incurvata, arrugginita, ma in grado di farmi continuare.

Ovviamente il freno viene lasciato lentissimo, perché il cerchio ha un gioco di un paio di centimetri e sono abbastanza rallentato e in discesa devo limitare la velocità. Nonostante tutto questo non ci pare vero di poter lasciare quel posto, e subito dopo pranzo e un breve studio dell’itinerario ci rimettiamo in cammino.

La salita è costante, ma in confronto a quelle del giorno prima fa sorridere, giungiamo in poco tempo al passo di Col de la Vaccia dopo una strada molto dissestata e disseminata di grossi maiali che scappano grugnendo al nostro passaggio, più qualche solitario petit garçon che ci guarda sospetto e sonnacchioso. Giunti al passo si apre l’ennesimo paesaggio diverso da quando siamo su quest’isola: la Corsica ama infatti cambiare volto ad ogni curva.

Ci si apre ora davanti un altopiano spazioso e ventoso dove pascolano liberamente buoi e maiali: questi ultimi, superato l’attimo di diffidenza iniziale, ma soprattutto incoraggiati dalla geniale pensata di Federico, che decide di scartare la cioccolata davanti a loro, cedono alla curiosità e cominciano a ispezionare noi e le nostre bici con i loro nasi lunghi e umidi.

Ci si avvia dunque per la discesa, tortuosa e tranquilla, che ci conduce al delizioso paesino di Aullene, dove tuttavia transitiamo solo per chiedere informazioni sul percorso e per comprare qualcosa. L’ultimo tratto di discesa è il teatro del Premio Troll del giorno, vinto da Francesco dopo un’aspra contesa con il morso della volpe di Claudio: infatti il balordo, dopo aver malamente assicurato il carico di scatolame, in seguito ad uno scossone lascia cadere dal bagaglio una scatoletta di tonno tra i raggi della bici, causando la rottura del freno posteriore. È arduo compito di Gianluca, che già aveva sistemato la bici di Claudio nelle occasioni precedenti, estrarre la scatoletta ammaccata e regolare il freno. Francesco, incurante del rischio corso, è colto da un attacco di riso isterico, malcelando una punta di orgoglio.

Dopo una più breve e trascurabile salita, giungiamo a Serra di Scopamene, simpatica località ricca di prodotti tipici e di scorci panoramici sulla vallata. Comincia ad apparire il massiccio di Col della Bavella, dalle forme aguzze, quasi dolomitiche. 500 metri di ripidissima salita ci separano dal campeggio municipale, situato in una bellissima foresta; qui fa piuttosto fresco, specie per i due pirla (io e Federico) che si ostinano a dormire fuori dalla tenda.

Durante la cena, Francesco rivendica con fermezza il suo carattere indomito e difficilmente adattabile ai lussi borghesi incarnati dalle posate da campeggio degli altri: all’ennesimo rimprovero di Federico “eh, però le posate la prossima volta te le porti, invece di chiedermele ogni volta”, spazientito esplode “e basta, mo’ m’hai rotto er cazzo, mangio con le mani!!”, e afferra rapace una manciata fagioli con le zampe sudicie, masticandoli con fierezza tra lo stupore ammirato degli altri.

26/07/04 settimo giorno
V TAPPA – SERRA DI SCOPAMENE – ZONZA (10km circa)

Discesa moderata prima, poi salita abbastanza breve (Zonza è a 784m)

Avendo letto sulla Routard del fascino di Zonza, decidiamo di fare una tappa breve per fermarci lì una notte; su questi 10km di strada niente di particolare da dire, usciti dal campeggio dei Scopamene si percorre un tratto panoramico in leggera discesa, col paese vecchio e una bella chiesa affacciata sulla vallata e la Bavella che si staglia imponente sullo sfondo. Scesi in fondo, si deve risalire un po’, si passa un bel rettilineo alberato contornato da buoi al pascolo, con una bellissima fortezza in rovina sulla nostra destra.

Interessati, ci fermiamo e apriamo l’ormai solo simbolico cancello. Il prato che ci separa dall’edificio, un vecchio edificio quadrato di tre piani che sonnecchia insieme al resto del paesaggio, è popolato da mucche e qualche toro, perciò procediamo con cautela fino alla vecchia scala che porta all’entrata principale, serrata da non molto tempo.

Aggirando il palazzo, troviamo una porta aperta sul retro e io, Gianluca e Francesco decidiamo di entrare: superato il buio di un corridoio, ci troviamo in ampi saloni un tempo lussuosi, con camini in pietra alti e polverosi. Saliamo la prima rampa di scale, ma non ci addentriamo oltre, perché qui il pavimento sembra davvero pericolante.

Passato questo piacevole diversivo, la strada per Zonza è abbastanza breve e giungiamo ben prima dell’ora di pranzo alla piazza principale, dove mangiamo nella maniera che si addice ad un buon troll. Il paese è un crocevia con quattro diramature, due della strada che seguiamo, le altre due in diagonale verso il mare e verso l’interno e poi Ajaccio; la strada principale brulica di negozietti tipici e di ristoranti. Giunti al campeggio municipale, 3 o 4 km dopo Zonza, che è immerso in una splendida e fresca pineta, siamo accolti da un violento e lungo acquazzone, il primo (e fortunatamente, l’unico) dal nostro soggiorno in Corsica: io e Gianluca dormiamo in tenda un paio d’ore, mentre Francesco e Federico si riparano in una rimessa insieme alle bici.

Nel tardo pomeriggio ce ne andiamo un po’ a Zonza, compriamo un po’ di prelibatezze, tra cui gli ormai immancabili fagioli, economico e nutriente alimento base della nostra dieta insieme alle baguette), liquori del posto e birra Pietra.
Contattiamo via cellulare Giulia, che ci annuncia la cancellazione di Zonza dal suo itinerario causa ritardo nella tabella di marcia.

La cena rigurgita e trabocca spavalda dei tronfi fagioli, e, colto da estatica ispirazione, Francesco eccede: “damme n’altro facioletto, uno soltanto ancora, guarda che sprecone, hai lasciato 6 fagioli nella scatoletta…”

Nella nottata si sentirà male e vomiterà: “Ahio, la panza, che male, non dovevo magnà tutti quei facioli, ahio…”, versando amare lacrime da coccodrillo.
Io sono colto da stanchezza e sonno indicibile, per cui dopo cena mi corico nel sacco a pelo steso sulla tenda (non montata) di Federico, messa lì per l’umidità del terreno, e qualche secondo dopo sto russando sonoramente. Vengo svegliato dopo la mezzanotte da Gianluca e Federico, che, dopo aver simulato un grossolano attacco di volpe, mi avvertono che stanno andando nella vicina zona dei menhir in bici.

Io, indifferente ai loro progetti, nel dormiveglia comincio a prepararmi mentalmente frasi da dire alla gerdarmerie per riconoscere i loro corpi l’indomani, dare generalità e cose del genere. Mi riaddormento di sasso, Francesco mi racconterà poi che durante la notte una pigna cadendo mi ha sfiorato la testa di mezzo metro, allorché ho emesso un suono sordo e gutturale di stupore, e che qualche secondo dopo russavo di nuovo. In seguito Federico rientrando dovrebbe essermi montato addosso sul sacco a pelo, urlando qualcosa del tipo “baccellone mio”, e io dovrei aver biascicato qualcosa, ma non ricordo niente di tutto questo.

La mattina seguente i due racconteranno di una surreale corsa in bici nel buio più pesto con la sola luce delle dinamo e rumori di animali di ogni tipo nel bosco circostante. [continua]

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