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Francigena in bici tappa 6: da Geraudot a Digione

Diari • di 10 Aprile 2013

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La notte è passata senza acqua! Questa mattina (7,30), in camper, ci sono circa 21°; da non credere! Vuoi vedere che il freddo e le piogge sono ormai alle nostre spalle? Il sole, sarebbe chiedere troppo, è sostituito da un discreta nebbia, ma, come tutti i milanesi sanno, sopra la nebbia c’è il sole. Anche il vento è scomparso, bene. Rimane solo l’umidità che ci regala la “scighera”. Alle 8,10 sono pronto al via. Imbocco la strada che da Geraudot taglia in due il Parc Regional de la Foret d’Orient. All’interno della foresta l’umidità è notevole, dopo poche centinaia di metri ho barba e baffi grondanti acqua! Il posto è bellissimo, silenzio e alberi fittissimi sono i soli compagni; mi fermo per una foto. Vengo assalito, letteralmente, da nugoli di zanzare che sono in agguato. Clicco in fretta e riparto velocissimo. Dopo la foresta il panorama cambia, distese a perdita d’occhio di campi di granoturco, vegetale fino ad ora non visto nei campi.

La costante di questa Via Francigena è la mancanza di tratti in pianura, c’è sempre uno scollinamento, una discesa e anche tratti di pura salita. Sono le 10,30, circa, quando la nebbia lascia il posto al sole. Adesso è più bello pedalare, mi sento bene, il giorno di riposo è servito. Attraverso piccoli paesi, in alcuni mancano anche i negozi di prima necessità; c’è il furgoncino itinerante che pensa ai rifornimenti per i beni di prima necessità. A Maisey le Duc entriamo nella Foret de Chatillon. (Marisa ed io ci siamo ricongiunti proprio in questo paese) Siamo su una piccola strada asfaltata e deserta. Almeno credo sia deserta, invece è popolata da “miliardi” di tafani giganti. Poco dopo aver imboccato questa strada vediamo lo spiazzo creato attorno al monumento della Foret, spiazzo che ci invoglia a fermarci per pranzo. Come mi fermo sono assalito dai tafani, corro verso il camper e velocemente entro. Dobbiamo tenere chiuse tutte le finestre, anche la sola operazione di tirar giù le zanzariere permetterebbe l’ingresso alle numerose bestiacce volanti. Tanta è la loro foga che si schiantano contro i vetri (moriranno?).

Si presenta il problema della ripartenza, i tafani sono li che mi aspettano, come fare? Non c’è soluzione. Mi precipito fuori e tento di inforcare la bici il più rapidamente possibile, mi lancio a tutta velocità (sic) sulla strada che taglia la foresta. Marisa, con calma, riassetta e mi raggiungerà più avanti. Controllo il contachilometri, in questo momento sono 77 km fatti; ne mancano ancora parecchi a Dijon. I tafani continuano ad inseguirmi. Scopro che andando più forte di 35 km/h li semino; questa velocità la raggiungo solo nelle discese o nei leggeri falsipiani a favore. Negli altri casi sono circondato dalle bestiacce; per tenerli a bada devo agitare le braccia, una alla volta o insieme, come le mucche fanno con la coda. Mi auguro che una volta finita la foresta e la sua umidità i tafani abbandonino le scorrerie. Esco dalla foresta, noto che il vento è assente, non così i tafani! Ci sono ancora! Alè, continuiamo la lotta.

Poco dopo Moitron vedo, in lontananza, un ciclista. Anche lui agita le braccia a mo di coda di mucca. I tafani imperversano. Raggiungo il ciclista che è bardato di borse e borsoni e per questo è più lento (ma mica neanche tanto). Ci presentiamo e malgrado la mia scarsa attitudine alle lingue straniere riusciamo a conversare in un misto di franco/italiano. Vengo a sapere che conosce 5 lingue: inglese, francese, tedesco, fiammingo e spagnolo (castigliano). Lui è fiammingo, sta andando, con la bici, a Barcellona perché vuole imparare il catalano. Parliamo, pedaliamo e agitiamo le braccia; adesso i tratti in salita sono numerosi e i tafani ci sono addosso. Insieme (io, il ciclista multilingue e i tafani) arriviamo a Moloy. Qui lui si ferma per riposare e poi prenderà una strada diversa dalla mia; ci auguriamo ogni bene e la buona riuscita delle nostre imprese. Ciao.

Con Marisa è un continuo trovarsi e abbandonarsi. A Digione mancano ancora circa 30 km, ne ho già percorsi circa120, che faccio tento la sbruffonata? O mi accontento dell’odierna prestazione e risalgo in camper? Rimonto in sella e concludo la giornata con le ultime asperità che adesso cominciano a fare male; respiro e mi riprendo nei tratti in discesa o in piano (pochi). I tafani, nel frattempo, sono andati progressivamente scemando fino a scomparire. A Messigny et Vantoux (periferia di Digione) mi fermo definitivamente, non ho voglia di rischiare la pelle, mi mancano anche le risorse fisiche per attraversare Dijon.

Salgo in camper ed insieme alla consorte ci dirigiamo verso il campeggio Du Lac Kir. Traffico caotico, code lunghissime a semafori brevissimi e lavori in corso che obbligano a deviazioni mi confortano nella scelta di attraversare la città in camper. Dopo molto tempo arriviamo al campeggio. La stanchezza ha il sopravvento. Dopo la doccia non ho alcun desiderio di passeggiare per Digione, città che comunque abbiamo già visitato alcuni anni orsono. Mi concedo un buon libro, poche pagine e sono tra le braccia di Morfeo. La gentil Marisa mi lascia dormire fino all’ora di cena, che Dio la protegga.

Mappa

Km 141 | media 19,1 | vel max 58,2
Geraudot – Longpré le Sec – Essoyes – Maisey le Duc – Moitron – Moloy – Saussy – Messigny et Vantoux – in camper fino a Digione

[continua]

La Via Francigena in bicicletta da Calais a Pavia
Tappa 1: da Wissant a Divion
Tappa 2: da Divion ad Amens
Tappa 3: da Fricourt a Le Fère
Tappa 4: da Le Fère a Epernay
Tappa 5: da Mareuil a Gèraudot
Giorno di riposo a Geraudot
Tappa 6: da Geraudot a Digione
Tappa 7: da Digione a Pontarlier
Tappa 8: da Pontarler a Losanna
Giorno di riposo a Losanna
Tappa 9: da Losanna a Orsieres
Tappa 10: da Orsieres a San Giuliano Milanese

Report completo del viaggio pdf

Sito web

Libri sulla Via Francigena

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