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La bicicletta sconfigge la paura

Rubriche e opinioni • di 10 Aprile 2013

antonio-albanese-il-ministro-della-pauraUna delle principali ossessioni della nostra società è il tema della sicurezza: viviamo con il costante timore di essere derubati, assassinati, violentati, sequestrati. Per questo motivo mettiamo le sbarre alle finestre delle nostre case, ci muniamo di costosi sistemi antifurto, ci compriamo automobili che nelle fattezze ricordano sempre più dei veicoli militari blindati e trascorriamo il nostro tempo rinchiusi all’interno di queste fortezze a quattro ruote, abbandonandole solo per entrare in casa, al lavoro o in un altro luogo protetto dal mondo esterno.

Ci sono partiti politici e programmi televisivi che hanno avuto successo perché hanno saputo fomentare la paura dei cittadini, indirizzandola contro gli stranieri, contro i rom, contro i comunisti, contro gli anarchici, contro i drogati, contro i black bloc. Per questo ci siamo ritrovati quindi con le strade vuote ma piene di telecamere, con le ronde, con i poliziotti di quartiere, in qualche caso estremo addirittura con l’esercito.

Nemmeno a dirlo, tutte queste misure non hanno fatto altro che aumentare la percezione della paura che si alimenta nella solitudine perché più sei isolato dagli altri e più ti senti vulnerabile e indifeso.

Poi un giorno scopri che a Ferrara i cittadini hanno deciso di smettere di aspettare che il sindaco, il questore o il ministro dell’interno prenda i mano la situazione e hanno fatto la cosa più logica: hanno ripreso il controllo del territorio. I cittadini una sera si sono dati appuntamento in piazza, in bicicletta e hanno dato vita a una critical mass lungo le vie del degrado urbano, passando per i luoghi dove si consuma abitualmente lo spaccio di droga allo scopo di disturbarne le dinamiche.

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Forse è presto per dirlo, ma la cosa sembra stia funzionando.

Il caso ferrarese ci lascia una lezione importante: il degrado e la criminalità si sviluppano laddove nessuno guarda, dove manca lo sguardo vigile della cittadinanza. Se vogliamo che le nostre strade non siano ostaggio di malintenzionati, allora dobbiamo riempirle di persone per bene pronte a vigilare e a portare avanti il buon esempio. Questa azione non può essere delegata né lasciata ad altri, magari osservandola dal divano di casa attraverso il tubo catodico o dal finestrino della nostra macchina.

Occorre uscire in strada, tutti insieme per poi magari scoprire che i nostri vicini di casa hanno molte cose in comune con noi, che di lui ci possiamo fidare e che i nostri sguardi congiunti hanno il potere di tenere alla larga quei brutti ceffi che si muovono per il quartiere.

Anche per questo, la bicicletta è rivoluzionaria.







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