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Specialized Roubaix: storia di uno scivolone epico

News • di 10 Dicembre 2013

Dopo le bufere abbattutesi su Barilla per le frasi sulle famiglie gay e su ENEL per la campagna boomerang #guerrieri, anche un marchio simbolo del ciclismo mondiale si ritrova adesso al centro di una vera e propria shitstorm a causa di una mossa decisamente troppo azzardata.
Non c’è niente infatti che sia capace di fare incazzare il consumatore 2.0 (quello armato di computer e social media) come le prepotenze di un colosso multinazionale ai danni di un piccolo commerciante locale ed è quello che sta vedendo contrapposti da qualche giorno il marchio Specialized, da una parte, e il canadese Dan Richter.

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Dan Richter nel suo negozio

Dan è un ex veterano di guerra che, dopo avere prestato servizio nell’esercito canadese a Kandahar in Afghanistan, mettendo insieme i soldi guadagnati in missione, i risparmi di una vita e la “liquidazione” da combattente è riuscito finalmente a coronare il sogno di una vita: aprire un negozio di bici nel suo paesino che ha voluto chiamare Cafe Roubaix Bicycle Studio in onore della famosa classica del ciclismo francese “Parigi-Roubaix”.
Fin qui tutto bene, finché un giorno Dan Richter non si è visto recapitare una lettera firmata dalla Specialized Canada che lo diffidava dall’uso del nome Roubaix, poiché proprio il nome della cittadina francese è anche il nome di un noto modello di bicicletta da corsa prodotta dalla Specialized e sarebbe quindi un marchio registrato.

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La Specialized – Roubaix

La notizia, presto finita su un blog del Calgary Herald, ha generato un vero boom di accessi (53mila condivisioni su Facebook e 8.500 retwit) e ha scatenato l’indignazione di ciclisti e non che non hanno perso l’occasione per andare a manifestare il proprio dissenso direttamente sulle pagine social della casa californiana dove hanno giurato che non compreranno mai più una bicicletta prodotta da loro.

twitter

Dovreste registrare la parola “stronzi” vi appartiene (traduzione libera)

L’unica risposta da parte della Specialized è arrivata attraverso una mail da parte di Larry Koury, direttore generale di Specialized Canada Inc in cui ha affermato: “Una semplice ricerca sul database dei marchi registrati avrebbe evidenziato che la parola Roubaix è di proprietà di Specialized. Noi adesso abbiamo il dovere di difendere o perdere il nostro diritto alla registrazione del marchio”.
L’avvocato di Richter ha invece tenuto a precisare che Roubaix è il nome di una città francese e che, pertanto, non può essere registrato: “Siamo certi di poter vincere la causa contro Specialized, ma questo implicherebbe delle spese processuali nell’ordine di 150.000 dollari che il mio cliente non potrebbe mai sostenere”, ha dichiarato.
Anche cambiare il nome del negozio non è poi così semplice: Richter sta commercializzando da oltre un anno delle ruote da corsa in carbonio ad alto profilo marchiate “Cafe Roubaix”.

La ruota Cafe Roubaix

La ruota Cafe Roubaix

Il caso Roubaix -Specialized non è il primo per quanto riguarda la registrazione di nomi geografici da parte di costruttori di bici, basti pensare alla Trek Madone (comune in provincia di Bergamo), alla Trek Dolomiti o all’italianissimo marchio di tubi Columbus, omonimo della capitale dell’Ohio.
A risolvere la controversia è arrivato, come nella migliore tradizione del teatro greco, un deus ex machina: il brand Roubaix sarebbe originariamente di proprietà della Advanced Sports International (ASI) che dal 1992 produce la Roubaix a marchio Fuji, il cui trademark è stato dato in concessione a Specialized nel 2003.

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La Fuji Roubaix

Pat Cunnane, CEO di ASI, ha infatti dichiarato: “Abbiamo raggiunto il signor Richter e lo abbiamo informato che potrà continuare a utilizzare il marchio Roubaix attraverso una cessione d’uso del marchio che presto gli faremo”.

La questione sembrerebbe quindi risolta, ma lascia aperta la strada ad alcune considerazioni:

1. Più un marchio è grande, più deve stare attento a prendersela con chi è troppo piccolo.

2. Per quanto tu possa spendere in comunicazione e marketing, basta una cazzata da niente per vanificare anche il più grande investimento in pubblicità.

3. Nel 2013, le aziende oltre a fornire prodotti di qualità devono avere una condotta eticamente ineccepibile.

4. Nella lotta tra Davide e Golia, il pubblico prende sempre le parti di Davide

5. Che senso ha registrare i nomi geografici che sono piuttosto patrimonio del’umanità per definizione?

6. Nella brutta storia in questione, l’unico ad averci guadagnato sembra essere proprio il negozio di Calgary la cui pagina FB è passata da poco meno di 1000 like a oltre 14.000 in meno di una settimana.

Aggiornamento 12 dicembre 2013

Ne ha dato comunicazione Dan attraverso la pagina Facebook di Cafe Roubaix: Mike Sinyard, amministratore delegato di Specialized, si è recato in persona nel piccolo negozio di Calgary per porgere le proprie scuse al proprietario. Sinyard ha tenuto a precisare che non sarà intentata alcuna azione legale per l’utilizzo del marchio Roubaix.

Lo stesso messaggio è stato anche veicolato (al netto delle scuse) attraverso il profilo twitter di Specialized

 

 

A cui però molti consumatori hanno reagito in modo “piccante”.







6 Risposte a Specialized Roubaix: storia di uno scivolone epico

  1. Ajejez Brazorf ha detto:

    Bravissimi… un piccolo appunto, la Trek Madone si chiama così in omaggio al Col de la Madone, sulle Alpi Marittime francesi… ;-)

  2. Cit.: “Una semplice ricerca sul database dei marchi registrati avrebbe evidenziato che la parola Roubaix è di proprietà di Specialized.”

    No, avrebbe evidenziato che il marchio era in concessione… :-)
    Cmq. adesso bisogna vedere quanto chiederà ASI al fabbricante canadese per l’uso del nome di una città francese… Sempre che la città di Roubaix non intenti causa a tutti e tre.

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