Perché vorrei essere pugliese

20 Novembre 2014

Mia mamma è pugliese, ha lasciato la bassitalia (come l’ha sempre chiamata lei) quando aveva 8 anni per trasferirsi in Lombardia dove è riuscita a costruirsi una vita lontana dalla povertà che aveva conosciuto durante l’infanzia. Grazie a lei ho avuto modo di conoscere molto della cultura (soprattutto enogastronomica) del tacco d’Italia, ma non è per le orecchiette, né per il Primitivo di Manduria che vorrei essere pugliese. Non è neppure per il clima mite, né per il mare che la mia terra natale, la Lombardia, non mi ha mai offerto.
puglia

Il motivo è un altro ed è di carattere politico.

Due anni e mezzo fa, in un’Italia coperta dalla neve e dall’indifferenza, esplodeva su tutti i giornali la campagna ‪#‎salvaiciclisti‬ che chiedeva alle istituzioni maggiore attenzione e provvedimenti urgenti per mettere fine alla strage di ciclisti sulle nostre strade. La Puglia fu la prima regione italiana ad aderire al nostro manifesto e io me lo ricordo molto bene: era il 22 marzo.
Di lì a poco a Roma si tenne la più grande manifestazione di ciclisti che l’Italia avesse mai visto e la delegazione pugliese, nonostante la lontananza geografica, era una delle più presenti: l’assessorato ai trasporti, guidato da Guglielmo Minervini, finanziò lo spostamento dei partecipanti da Lecce e da Bari e prestò loro le biciclette necessarie. Il supporto logistico dell’assessorato non fu sbandierato ai quattro venti forse perché, come diceva Bartali, “certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca”.

Qualche mese dopo fui invitato a un dibattito pubblico a Putignano per parlare della campagna Salvaiciclisti e di tutto quello che vi ruotava attorno. Lì io, Minervini e Jacopo Fo ci confrontammo sul ruolo fondante della mobilità per la realizzazione di città più a misura d’uomo e di una società più equa. In quell’occasione, mentre io interpretavo la rabbia di un ciclista vittima quotidiana di soprusi da parte dei veicoli motorizzati e mentre Jacopo raccontava bellissime storie di paesi lontani (Curitiba, Medellìn e Bogotà) dove il cambiamento degli stili di mobilità aveva realmente rivoluzionato le città e i rapporti tra le persone, Minervini, invece di snocciolare cifre e traguardi raggiunti come avrebbe fatto qualsiasi politicante di fronte ai propri elettori, offriva una visione al pubblico, parlando di riduzione delle velocità e di disincentivo nell’uso dell’automobile, di spazi pubblici e pedonalizzazioni. Il tutto senza mezzi termini e senza prudenze del caso.

Al termine del dibattito pubblico, andai a Bari (su un treno sul quale le biciclette viaggiavano gratuitamente) dove visitai il CicloSpazio, un’associazione culturale nata grazie al bando Bollenti Spiriti (voluto da Minervini, quando era assessore alle politiche giovanili) e che operava come ciclofficina offrendo un servizio di marchiatura delle biciclette e conseguente servizio di anagrafe per prevenire i furti.

Oltre a Bollenti Spiriti, Minervini ha creato anche il progetto Crea-attiva-mente, un bando volto a recuperare gli immobili a servizio del TPL e la valorizzazione della rete ferroviaria, per sviluppare la mobilità ciclistica e la tutela degli utenti deboli della strada. Grazie a questo bando sono stati coinvolti circa 800 istituti scolastici incentivando ragazzi e bambini all’uso della bicicletta e sulla diffusione di buone pratiche sulla sicurezza stradale.

Adesso, a fine mandato, Minervini ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione Puglia, ma prima dovrà uscire come vincitore dal confronto delle primarie del centro sinistra durante le quali si troverà ad affrontare Michele Emiliano, ex sindaco di Bari, sostenuto dai vertici del Partito Democratico.

In queste settimane Minervini sta girando la Puglia per raccontare il proprio progetto, fatta di lotta al dissesto idrogeologico e di “vincolo di bilancio ambientale”, ovvero l’impegno a costringere per legge il territorio a non consumare più di quanto l’ambiente non sia in grado di generare.

Ecco, io vorrei essere pugliese per un giorno, per poter esprimere il mio voto alle primarie del 30 novembre e perché vorrei dare il mio contributo per portare nella stanza dei bottoni qualcuno che invece del potere fine a se stesso, abbia a cuore la pubblica utilità e il benessere dei propri amministrati.

Chi mi conosce sa che raramente ho avuto occasione di sbilanciarmi pubblicamente nel sostenere questo o quel candidato di una determinata parte politica, però ritengo che dare supporto a chi ha dimostrato che la Politica è ancora un’arte nobile sia un dovere civico.

Per questo motivo vorrei invitare tutti gli amici pugliesi a non vedere le primarie del centrosinistra come l’ennesima scocciatura in cui “tanto non cambia nulla”, ma come l’occasione di dare voce ai propri valori e al proprio desiderio di cambiamento.

I commenti qui sotto, come al solito, sono a disposizione di tutti: se ritenete che io abbia ricevuto un abbaglio, sentitevi liberi di esprimere la vostra opinione, meglio se dopo essersi scaricati e letti il programma da qui.

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