Studio finlandese sulla vivibilità delle città per pedoni e ciclisti

12 Marzo 2015

Studio finlandese vivibilità strade

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando le città venivano pianificate avendo in mente prima di tutto l’interesse di chi si muove in automobile. O almeno, in gran parte d’Europa non è più così. Sono sempre di più le città, piccole medie e grandi, che riorganizzano gli spazi urbani ponendo maggiore attenzione alle necessità di pedoni e ciclisti. Si tratta di un passaggio fondamentale che ha solitamente effetti quasi immediati: le strade tornano a essere luoghi vivi, pieni di persone che socializzano, respirano aria più pulita, e – perché no – fanno acquisti. Paradossalmente i piccoli commercianti del centro sono fra coloro che hanno maggiormente da guadagnare da operazioni che favoriscono la mobilità a piedi e in bici, e allo stesso tempo sono fra gli oppositori più accaniti – almeno fino a quando non si rendono conto in prima persona che quando una strada è pedonalizzata gli accessi ai negozi sono molto maggiori.

Sono cose nuove? Assolutamente no, sono ormai decenni che in Europa si mettono a punto iniziative di questo genere, a partire dai primi esperimenti con le zone 30 fino ai progetti in grande stile del sindaco di Londra Boris Johnson. Le università e le amministrazioni più illuminate studiano approfonditamente le varie soluzioni testate, per capire quali sono le migliori. Qui su Bikeitalia abbiamo segnalato più volte studi di questo genere, nella speranza che vengano letti anche da chi ha la responsabilità di gestire gli spazi urbani qui da noi.

L’ultimo in ordine di tempo, particolarmente interessante in quanto molto ampio e completo, proviene dall’università di Tampere, in Finlandia. I ricercatori coinvolti nel progetto PYKÄLÄ hanno studiato approfonditamente le soluzioni scelte in 11 città europee (in Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna e la stessa Finlandia) per rendere le strade più adatte a pedoni e ciclisti. Lo scopo della ricerca era di evidenziare i vantaggi di cui beneficerebbero altre città finlandesi se adottassero le stesse misure. Il risultato è un report di 234 pagine in inglese [pdf], che fin dal titolo pone l’accento sulla “Vitality from walking and cycling”: le strade e le piazze tornano a essere vive e vivibili, spazi tranquilli dove poter socializzare, che accolgono con sicurezza anche disabili, bambini e altri utenti deboli.

Il report è diviso in due parti, riguardanti le misure per favorire gli spostamenti a piedi o in bici – anche se si tratta naturalmente di aspetti strettamente correlati. Nella prima parte molte pagine sono dedicate ad illustrare i principi scelti in varie città europee per la progettazione ottimale di strade e piazze: si parla ad esempio dell’accessibilità ai disabili, delle modalità di illuminazione, della divisione degli spazi urbani; si passa poi ad esaminare diverse idee relative all’organizzazione delle altre modalità di trasporto (ciclismo, trasporto pubblico e traffico automobilistico, in ordine di priorità) e come queste possano convivere con gli spostamenti a piedi; il terzo capitolo della prima parte è dedicato proprio al rapporto fra pedonalizzazione delle strade e aumento dei ricavi da parte delle attività economiche locali, con una ampia e utile rassegna di tutti gli studi che hanno notato questa correlazione.

Studio finlandese vivibilità stradeLa seconda parte è come detto dedicata alle modalità di promozione del ciclismo urbano. Il primo capitolo nota la necessità di pianificare bene la mobilità su due ruote su base geografica, distinguendo fra assi ciclabili principali dove piste ciclabili separate possono essere utili (come ad esempio le Cycle Superhighways di Londra), e assi secondari dove la limitazione del traffico a 30km/h e semplici corsie ciclabili possono essere sufficienti; seguono diverse modalità utili alla pianificazione. Il secondo capitolo è una rassegna di foto e analisi di piste ciclabili ben realizzate, per capire cosa funziona e cosa no, ad esempio nella progettazione di un incrocio o di un ponte ciclabili; diverse pagine sono dedicate a produrre esempi funzionali di senso unico eccetto bici, e sarebbero un interessante suggerimento di lettura per certi senatori qui da noi. L’ultimo capitolo è dedicato infine alle varie modalità di manutenzione delle piste ciclabili durante l’inverno: anche nelle città prese in considerazione purtroppo a volte la neve viene spalata dalla strada e accumulata sulle corsie ciclabili laterali.

In definitiva, questo rapporto forse non dice cose nuove, ma presenta moltissimi esempi interessanti da cui trarre spunto; l’ampia dotazione di note è utile per approfondire i diversi aspetti trattati.

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