I bambini ci guardano dai finestrini

20 Luglio 2015

Sarà capitato anche a voi, mentre pedalate in città o sul ciglio di una strada fuori porta, di sentirvi stranamente osservati. Non tanto dagli automobilisti al volante: loro mediamente ti guardano come un ostacolo mobile da evitare, anche se talvolta lo fanno in modo aggressivo andando quasi a sfiorarti nel sorpasso e clacsonando facendoti sobbalzare sul sellino. Quando, poi, sei tu a superarli perché sono incolonnati nel traffico sbuffano e ti guardano con un’espressione a metà tra la rabbia e la rassegnazione, chiusi in un abitacolo spazioso e confortevole ma pur sempre fermi mentre tu ti allontani scampanellando felice.

E allora quegli occhioni sgranati puntati addosso di chi sono? I piccoli passeggeri di 2-3 anni (o anche più grandicelli), seduti sui sedili posteriori di un’auto e assicurati a seggiolini degni di una spedizione nello spazio sono attratti da quello che vedono fuori dal finestrino e – nel caso dei ciclisti urbani e dei cicloturisti – il campionario è piuttosto variegato e variopinto. Quindi il loro grado di attenzione aumenta e noi lo percepiamo distintamente quando i bambini ci guardano dai finestrini.

BAMBINO_CHE_GUARDA_FUORI_DAL_FINESTRINO_DI_UN_AUTO

Certo, i ciclisti urbani che pedalano in mezzo al traffico motorizzato fanno di tutto per rendersi maggiormente visibili e spesso si equipaggiano con indumenti in colorazioni sgargianti per portare a casa la pelle: indossano capi tecnici, mettono guantini per avere una migliore presa sul manubrio, montano luci anteriori e posteriori sulla bici, nella maggior parte dei casi prediligono borse e indumenti con bande catarifrangenti che riflettono la luce e attirano l’attenzione. In testa mettono una bandana, un cappellino o un caschetto.

Lo stesso discorso vale anche per i cicloturisti, che però scelgono itinerari a bassa densità di traffico e cercano di ridurre al minimo i passaggi lungo le grandi arterie di comunicazione: laddove è possibile – ma non sempre è così – preferiscono strade secondarie più sicure e a misura di bicicletta. Loro di solito – soprattutto se stanno facendo viaggetti medio-lunghi – attirano l’attenzione per le grosse borse montate sul portapacchi, il manubrio pieno di accessori e le borracce (almeno due) che non devono mancare mai soprattutto quando si pedala col caldo.

Se provassimo a osservarci attraverso gli occhi dei bambini chiusi in un’auto – imbragati con la cintura di sicurezza al seggiolino – guardando fuori dal finestrino un ciclista di passaggio che cosa vedremmo? Probabilmente una creatura fantastica: un tutt’uno corpo-bici che ci rende quasi mitologici ai loro occhi, che magari ci stanno guardano attraverso il parasole a ventosa colorato con i disegni dei loro cartoni animati preferiti. Moderni supereroi che mettono la freccia col braccio, evitano le buche, affrontano le salite e pedalano per dimostrare che spostarsi in bicicletta non solo è possibile ma è anche bello e soprattutto salutare per il corpo e per la mente.

Talvolta i bambini che ci guardano dai finestrini ci sorridono e in città possono incrociare lo sguardo di altri bambini, sempre trasportati e imbragati come loro ma all’aria aperta: seduti sul seggiolino della bici, con il caschetto in testa, insieme con la mamma o il papà su un mezzo non inquinante che rappresenta un modo sano di spostarsi. E allora i piccoli bambini “intrappolati” nell’auto realizzano che i ciclisti non sono supereroi o creature mitologiche, non hanno poteri magici e non possono volare: sono proprio come i loro genitori al volante, soltanto che si trovano dall’altra parte del finestrino.

Se anche i loro genitori tutti frizione-freno-acceleratore li guardassero davvero – i ciclisti – riuscirebbero a vedere tanti modi diversi di stare sulle strada, tanti microcosmi colorati che seguono le loro traiettorie e quando s’incrociano tra loro, pur non conoscendosi, si scambiano un cenno d’intesa e una scampanellata di saluto. Perché la bicicletta li avvicina, perché la voglia di pedalare è contagiosa e li accomuna. Perché il bambino che è in loro non ha mai smesso di pedalare.

Foto | Blogmamma.it

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