Marzocchi: chiude la fabbrica delle sospensioni

23 Luglio 2015

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Una delle evoluzioni tecnologiche più importanti nel mondo del ciclismo è stata sicuramente l’applicazione delle sospensioni ai telai, fino a quel momento completamente rigidi, delle mountain bike. Un’evoluzione partita a metà degli anni ’80 e che non accenna ancora a fermarsi. Tra le tante aziende che hanno contribuito allo sviluppo di questa tecnologia ce n’è una tutta italiana, si chiama Marzocchi e ha sede a Bologna. Nata nel 1949 come produttrice di sospensioni per motociclette (fondata da due fratelli che si erano fatti le ossa come progettisti alla Ducati), la Marzocchi si è avvicinata al mondo della mtb sul finire degli anni Ottanta e già nel 1989 riuscì a creare il suo primo prototipo di forcella ammortizzata.

Erano gli anni dell’epica e dei pionieri, degli elastomeri e delle serie sterzo filettate, anni in cui il campione del mondo di XC poteva concorrere anche nel Downhill, utilizzando tra le altre cose la stessa bicicletta, senza troppi patemi né purismi di sorta.

Forcella Bomber Marzocchi (foto Pinbike.com)

Forcella Bomber Marzocchi (foto Pinbike.com)

Velocemente i prototipi sono diventati pezzi di serie, la tecnologia si è sviluppata, è divenuta standard e nel 1997 la Marzocchi lancia sul mercato quella che forse è la sua più forcella più conosciuta: la Bomber. Uno chassis formato dai foderi collegati da un archetto amovibile, supporti per freni cantilever, una molla per gestione della compressione e un sistema a bagno d’olio aperto per il ritorno, tubo forcella da 1 1/8” e un travel da 100mm (lo standard allora era di 60mm). Un bel pezzo di antiquariato ciclistico, che ora sembra quasi appartenere a un’epoca dimenticata ma che allora ha comunque segnato un punto in più verso l’evoluzione tecnica in campo off-road.

La Marzocchi chiuderà a fine del 2015. L’annuncio è arrivato a mezzo di un comunicato stampa emesso dalla società statunitense Tenneco, che nel 2008 ha acquisito l’azienda emiliana. Cos’è accaduto tra il lancio sul mercato della Bomber e l’acquisizione della Tenneco? Non c’è stata solo la crisi ma anche qualche scelta che oggi appare poco felice, come quella di delocalizzare la produzione e affidare la realizzazione di alcuni componenti ad aziende orientali. Fino al 2007, infatti, la produzione avveniva in Italia, tranne quella delle forcelle entry level (affidate alla Suntour), mentre dal 2008 l’intera produzione è stata spostata a Taiwan. Una strada che non sempre si è rivelata vincente: viene ormai citata nei libri di economia la scelta del colosso americano Schwinn, che nel 1977, decise di affidare completamente la produzione delle sue biciclette a un’azienda di Taiwan: la Giant Manufactoring CO ltd. Ora la Giant è la più grande produttrice al mondo di biciclette e la Schwinn è un nome che appartiene a un passato remoto.

Oltre a questo, va ricordato che Marzocchi – nonostante la qualità dei suoi prodotti, un bacino di utenti soddisfatti molto ampio e un servizio di assistenza tecnica e al cliente davvero ben sviluppato – ha sempre faticato a essere presente sulle bici di primo prezzo, quelle che vengono vendute alle frotte di neofiti che si avvicinano al mondo delle “ruote grasse”. Queste situazioni hanno comportato quindi una crisi della società, che nel 2008 è stata acquisita dalla multinazionale del Tennessee. Multinazionale che oggi ha annunciato la chiusura del comparto moto e mtb della società bolognese.

A noi non rimane che esprimere la nostra solidarietà ai 127 dipendenti, augurando loro un pronto rientro nel mondo del lavoro e constatare, amaramente, che il know-how acquisito in anni di lavoro, di problemi risolti e superati, quella “malizia” che s’impara solo sbattendo il naso contro le situazioni, si disperderà irrimediabilmente. Un altro pezzo del saper fare italiano che si perderà per sempre e che dovremo, in futuro, apprendere di nuovo, come fecero nel lontano 1949 i fratelli Marzocchi. Toccherà rimboccarsi le maniche.

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