Strade bianche

16 Settembre 2015

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Esattamente ventidue anni fa, con la mia prima mountain-bike, percorrevo le strade sterrate della Maremma e delle isole toscane alla ricerca di itinerari lontani dal traffico delle strade asfaltate.
Con le poche indicazioni che riuscivo a raccogliere dalle persone che incontravo nei paesini, concatenavo dei lunghi tratti che, ad anello, mi consentivano di apprezzare le bellezze del paesaggio in completa solitudine. Molte volte lo sguardo dei toscani era scettico e venivo guardato come un marziano quando, una volta conosciuto l’itinerario, comunicavo loro la mia intenzione a percorrerlo in bicicletta. A volte lo scetticismo toscano si è dimostrato fondato e i lunghi tratti con la bici in spalla lo hanno dimostrato….ma, mai e poi mai, sarei ritornato sui miei passi!

Oggi sono di nuovo qui, con qualche anno in più nelle gambe ma soprattutto con un po’ di maturità razionale in più.
A prima vista nulla è cambiato, le pinete, il mare blu, il canto delle cicale assordante, il pane senza sale e ….l’atteggiamento delle persone che incontro.
Quasi tutti per dimostrare di essere attivi, sportivi e di appartenere ad una schiera di eletti, percorrono a passo di leggera corsa o in bici i soliti 2-3 itinerari pianeggianti, molte volte solo per apparire agli occhi di altre persone che lo fanno per lo stesso motivo, ignorando e snobbando i percorsi solitari e silenziosi.

Sono proprio questi itinerari solitari e silenziosi che io voglio ri-percorrere per ritrovare tranquillità e solitudine dopo il mio ultimo periodo di lavoro in Russia molto travagliato.
Oggi la mia bicicletta è molto più leggera e performante del primo modello di MTB che avevo coraggiosamente comprato dopo averlo visto su una rivesta americana.

Mi ricordo che la “mia bici” era oggetto di curiosità da parte di molti, con quelle ruote più piccole di diametro ma più grosse di sezione di gomma e con tutti quei rapporti sul cambio!
Oggi, confidando sul fattore leggerezza parto entusiasta per percorrere lo sterrato che porta a Scarlino, cercando di ricordare le numerose deviazioni del percorso.
Come prevedevo, diverse volte ho imboccato deviazioni errate e sono dovuto ritornare sulle mia tracce per poi ricercare il bivio che mi conducesse fino al borgo medioevale.

Finalmente dopo tre ore, un po’ di varianti e incontri ravvicinati con i cinghiali, eccomi sotto il castello.
La giornata è limpidissima e il panorama verso l’isola d’Elba è sempre emozionante e poi mi riporta a galla i ricordi delle scorribande estive in bicicletta alla ricerca di nuove strade sterrate e di calette selvagge sul mare.

Nonostante siano passati un po’ di anni e l’utilizzo della MTB sia diventato molto popolare, ho percorso tutto l’itinerario senza incontrare anima viva e questo non mi fa altro che piacere!
Adoro la fatica nella solitudine.
L’essere soli con il proprio corpo che reagisce alla fatica fisica è una sensazione unica, bella e semplice. Capisci che puoi e devi contare solo esclusivamente sulle tue forze e sulla tua gestione dello sforzo, non puoi barare!

Questa considerazione non è solo riferita al singolo fatto sportivo, ma secondo me è uno dei principi base della vita.
Ognuno deve contare innanzitutto sulle proprie forze, sulla propria intelligenza, sulla propria sensibilità nel momento topico, ma deve anche essere cosciente che esiste un limite a volte invalicabile.

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