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L’auto del popolo e le verità nascoste

News, Rubriche e opinioni • di 28 Settembre 2015

“Nuoce gravemente alla salute”: si trova scritto sui pacchetti di sigarette, non sul libretto di istruzioni delle automobili che circolano a milioni e contribuiscono ad ammalorare la qualità dell’aria delle nostre città, spesso in misura maggiore di quanto dichiarato dalle case costruttrici. Lo scandalo-emissioni che negli Usa ha travolto la Volkswagen è stato soltanto lo scoperchiamento del vaso di Pandora che ha portato a conoscenza di tutti ciò che già si sapeva da tempo: i risultati dei test di omologazione dei motori non corrispondono alla verità. E se prima del cosiddetto diesel gate si pensava che fosse soltanto perché le condizioni “in laboratorio” erano molto diverse dalla realtà quotidiana delle strade, oggi si parla anche di centraline elettroniche truccate, di truffa ai danni dei consumatori: la slot machine che barava è andata in tilt e ora l’industria dell’auto trema.

Sul web si moltiplicano le parodie e così il motto della Volkswagen – che significa “l’auto del popolo” – “Das Auto” diventa “Gas Auto”:

ww

Ma oggi appare molto più inquitante e profetica la campagna in stile Guerre Stellari “VW the dark side” che nel 2011 Greenpeace aveva realizzato per chiedere alla Volkswagen di abbandonare il “lato oscuro” impegnandosi seriamente a tagliare le emissioni di CO2:

Ribadendo il concetto anche con altre azioni collaterali come quella realizzata a Ibiza:

Volkswagen UP action Ibiza

Il fatto è che oggi, scoppiato lo scandalo, dopo un primo momento di shock – in cui tutto il mondo dell’informazione ha sottolineato la truffa perpetrata ai danni dei consumatori e l’enorme mole di inquinamento prodotto “in più” – sono cominciati tutta una serie di pericolosi distinguo su test, controtest e carburanti senza mettere in discussione le verità nascoste, indistinguibili perché troppo vicine ai nostri occhi: l’industria dell’auto sta contribuendo, tutta, da decenni ad avvelenare e distruggere il pianeta. Milioni di morti, surriscaldamento globale, cambiamenti climatici, città sature di smog, paesaggi deturpati da infrastrutture invadenti: l’auto nuoce gravemente alla salute.

Sentir dire che ora “il futuro è dell’elettrico e dell’ibrido” – come se bastasse cambiare sistema di alimentazione per rimuovere chirurgicamente la parte malata o “il lato oscuro” dell’automotive – suona francamente come una provocazione: l’unico mezzo realmente ecologico creato dall’uomo per spostarsi ha due ruote, un manubrio e un sellino. Quello delle emissioni inquinanti delle auto rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto: la mobilità in ambito urbano non può avvenire con un mezzo privato a motore che riempie le carreggiate, diminuisce la vivibilità delle strade, aumenta lo stress e i pericoli e “nuoce gravemente alla salute” delle persone e dell’ambiente.

Lo scandalo che ha coinvolto la Volkswagen può rappresentare un punto di svolta nell’approccio al tema delle emissioni inquinanti ma anche a quello della mobilità: è davvero necessario possedere un costoso bene mobile che mediamente sta fermo per il 90 per cento del suo ciclo di vita, sottrae risorse economiche alle famiglie, si propone come soluzione ai problemi del traffico quando invece contribuisce a crearli? Evidentemente no, senza contare il fatto che spesso le auto diventano vere e proprie armi di distruzione di massa e mietono vittime nella quotidiana strage sulle strade, a causa dell’eccessiva velocità e a quel falso senso di sicurezza che gli spot-a-motore infondono a chi è al volante, facendogli credere che alla guida della propria auto si sia immuni dal pericolo.

VOLKSWAGEN_SCANDALO_AUTO

Un’altra delle verità nascoste è che, in buona sostanza, quel mezzo a quattro ruote non è altro che un assemblato di lamiere e plastica che in caso di impatto a forte velocità con un ostacolo fisso si accartoccia come una lattina di alluminio quando viene schiacciata, come dimostrano le tante e terribili immagini di incidenti stradali. Non esistono “strade killer” e “asfalti assassini”: esistono mezzi a motore capaci di essere lanciati ben oltre i limiti di velocità e che vengono guidati da persone convinte che spingere sull’acceleratore in fondo non sia poi così pericoloso.

Lo scandalo-emissioni che ha coinvolto la Volkswagen ha fatto drizzare le antenne alle associazioni di consumatori che – a partire dagli Usa dove il bubbone è esploso – in tutto il mondo stanno intentando cause con richieste di risarcimento milionarie per rifondere gli acquirenti-consumatori truffati e valutano lo strumento della class action. Il governo Obama non farà sconti alla casa tedesca di Wolfsburg: la multa sarà quantificata in miliardi di dollari, il danno d’immagine dell’auto del popolo al momento è incalcolabile. Ora servirà molto di più di una semplice operazione di greenwashing per rimettersi in carreggiata: lo strapotere dell’industria automobilistica è stato messo in crisi, il gigante dai piedi di argilla impastata con CO2 si sfalda e vacilla. Riprendiamoci le strade a colpi di pedale.







11 Risposte a L’auto del popolo e le verità nascoste

  1. Penna Riccardo ha detto:

    la prima considerazione essendo stato del settore e che non dobbiamo gioire delle disgrazie tedesche come costruttori italiani non potevamo neanche competere in termini di ricerca ed investimento ancora oggi.
    La seconda non vi siete mai chiesti come mai ogni anno un modello aveva aumentato la potenza , diminuito il peso e diminuito i consumi. Provate a fare questo paragone sulle bike, probabilmente si chiamerebbe doping. Comunque scommessa ritorneranno + forti di prima! E nel loro DNA… ma almeno non gioiamo di questa situazione che potrebbe mettere in ginocchio il settore auto che produce il maggiore PIL e gettito iva.

    • Manuel Massimo ha detto:

      Ora tutti sappiamo che l’auto ecologica non esiste: non si tratta di gioire per le disgrazie altrui e/o sperare che il settore dell’auto non ne sia danneggiato perché “produce PIL e gettito iva”, bisogna capire che se siamo arrivati fino a questo punto è perché il mercato è stato drogato da massicci investimenti pubblicitari e minimizzazione dei rischi connessi all’acquisto e all’uso di un’auto. Per decenni ci hanno fatto credere che avere un’automobile di proprietà fosse non solo utile ma necessario: oggi sappiamo che non solo è inutile ma anche dannoso. L’unica strada per cambiare davvero risiede nella riconversione del settore dell’auto che ha enormi responsabilità: speriamo che lo scandalo Volkswagen sia servito per far aprire gli occhi a tutti.

    • Fabio S. ha detto:

      Io gioisco eccome, Penna Riccardo. Lo faccio perchè l’automobile sta distruggendo il pianeta, ha invaso le città e ne ha determinato/modificato la loro struttura, sfavorendo la socialità e la cooperazione fra le persone. Lo faccio perchè le auto inquinano sia quando le usi, che quando le tieni ferme, visto che per costruirne una si impiegano un sacco di risorse e si immettono nell’atmosfera enormi quantità di CO2. E gioisco perchè è arrivata l’ora di smetterla di pensare da capre e credere di dover scegliere fra “PIL e gettito IVA” e salute/benessere/ambiente. Salvo l’ambiente e rinuncio volentierissimamente all’auto! E gioisco quando queste multinazionali criminali per i motivi già citati (e per molti altri, a partire dalla loro ricerca sistematica di utili senza avere un po’ di responsabilità sociale e ambientale) si danno la zappa sui piedi da perfetti coglioni come questa volta.

  2. Giorgio ha detto:

    Penna Riccardo, qui non si tratta di gioire o meno delle disgrazie altrui. In questo caso mi auguro che la gente capisca con adeguato senso critico quanto è chiaramente espresso nell’articolo, cioè che l’auto non è ciò che le pubblicità ti fa credere di essere.
    Non mi basta che per mantenere PIL e gettito IVA si giustifichi un’industria in buona parte inutile e che produce enormi danni alla società. Se l’economia e l’industria devono essere al servizio delle persone (lavoro, reddito, ricchezza, etc…) hanno il dovere di adeguarsi e, rispettare le regole, è…. il minimo sindacale.
    Non ci trovo nulla di male ad opporsi ad uno strapotere politico che supporta indiscriminatamente la mobilità automobilistica a scapito delle altre forme di spostamento. Ad un potere economico e mediatico che investe cifre iperboliche al solo scopo di promuovere l’acquisto e l'(ab)uso di mezzi tecnologicamente anacronistici e inutilmente complessi unicamente per raggiungere obiettivi di vendita che non corrispondono alle reali esigenze di mobilità.
    Spero che le armi sempre affilate della satira contribuiscano ad aprire gli occhi delle persone anestetizzate nelle loro scatole di latta. Se guerra deve essere, guerra sia…. in punta di fioretto naturalmente anche se i morti, quelli veri si contano solo dalla nostra parte. “Subvertisers” scatenatevi.
    PS. Non sono ideologicamente schierato. Lavoro nell’automotive e …. vedo

  3. Alex ha detto:

    Ma qui il problema non è l’ auto in sè, ma l’ assurda propulsione diesel.
    Se non avessero inventato il diesel e un tale oggi lo proponesse, lo prenderebbero per
    matto, dato le caratteristiche altamente inquinanti INTRINSECHE al motore diesel.
    Il problema è tutto qui, semplicemente, se fossimo realmente in democrazia e non in una industriacrazia, il diesel verrebbe semplicemente abolito, perchè, come dimostra lo scandalo, l’ unico modo per migliorare l’ inquinamento che tale motore produce è truccare.
    Ma ci pensate che quando il diesel non era così diffuso come adesso, si respirava meglio anche in città? Che adesso che siamo in mezzo continuamente agli scarichi e al particolato diesel ci raccontano “che l’ aria è migliorata”? Ma chi ci crede! Gli attuali motori a benzina sarebbero il minore dei mali, ma dovremmo essere meno dipendenti dal’ utilizzo dell’ auto, cioè meno idioti, cosa forse impossibile…

  4. Nicola ha detto:

    Nel caso esista come categoria, sono tra quelli che “non sanno come schierarsi”; la VW ha sbagliato con intenti truffaldini, non per errori progettuali o per “ingenue dimenticanze”, lo voleva fare e quindi è giusto che paghi.
    Però, e questo mi preme chiarirlo, per quanto la VW abbia sbagliato, e le altre case automobilistiche probabilmente abbiano falsato i risultati di omologazioni di per se sbagliate (un’auto sui rulli non può consumare come un’auto su strada), è ingenuo credere che un mondo senza auto sarebbe un “mondo migliore”. Probabilmente si potrebbe agire per ridurre il peso delle auto, quello si, oggi la gente prende l’auto per andare al barino a 1 km da casa… ma eliminarle non risolverebbe proprio per nulla i problemi di inquinamento atmosferico che ci attanagliano.
    Se sono ancora valide come stime (si parla di un 5/6 anni fa) le auto incidono nel complesso per il 10% circa sull’inquinamento. Quindi, tornando a parlare, come tanto si è fatto per il GRAB dell’effetto domino, colpire il prodotto finito è inutile e dannoso, inutile perché tanto in molti posti o usi l’auto o il calesse (i mezzi pubblici se esistono si trovano così lontani da essere inutili e la bici, purtroppo, sulle grandi distanze è in netto svantaggio) e dannoso perché più che l’industria, colpisci il privato e questo non lo porterà ad “amare” i mezzi alternativi, ma ad odiarli ancor di più perché costretto.
    Inoltre, per quanto la bici quale prodotto finito sia “eco-friendly”, la sua filiera produttiva, di solito, è quanto di più inquinante esista, come la filiera dell’auto e di tutti gli altri mezzi, le industrie inquinano e trovano i peggiori escamotage per disattendere le norme sull’inquinamento, in tutti i paesi. E se vogliamo mettere la ciliegina sulla torta, le auto, le moto e le bici elettriche fanno solo che del male al pianeta, dalla filiera al prodotto finito.
    Inoltre, va ricordato, che un gravissimo fattore di inquinamento sono le case stesse: d’inverno vanno riscaldate, e d’estate raffreddate, due sistemi diversi, entrambi dannosi, qua le alternative ci sono, ma non si possono fare leggi che obblighino il privato cittadino ad usarle per via degli elevati costi di acquisto.
    Potrei continuare con ogni singola “risorsa” che oggi utilizziamo, ma per ritornare in tema, il mondo dell’automotive deve cambiare, ne sono convinto pure io, ma da cambiare a “quasi sparire” beh… ce ne corre… e per quanto mi riguarda, questa non è la “tessera” giusta per una reazione a catena, anzi, è proprio il contrario: dato l’errore si corre ai ripari, ma si perpetra la base su cui l’errore è nato.
    Non parlo da automobilista, anche se sono pure quello (e, disastro guido un diesel), sono anche un motociclista ed un ciclista; le amo incondizionatamente tutte e tre con i loro pregi e difetti, per questo sono convinto che sparare a zero su uno dandogli la “colpa di tutto” sia un po’ sbagliato.

    Nicola

  5. jeby ha detto:

    A chiunque abbia risposto al VWgate portando esempi di auto elettriche ho risposto che il futuro è l’intermodalità: mezzo privato per tratte brevi (qualunque esso sia, tanto fai poca strada) e poi mezzo pubblico. Se il privato è una bici, ancora meglio.

    Comunque anche questo articolo, per quanto interessante nelle motivazioni di fondo (in cui mi ritrovo), rientra nel filone degli articoli poco tecnici e che contribuiscono a creare confusione sull’argomento, generalizzando concetti e vicende.

    La CO2 non c’entra nulla ma proprio nulla con il discorso del VWgate o dieselgate, che verte sulle emissioni di NOx. La differenza è sostanziale perché la CO2 è un gas serra non velenoso né irritante né pericoloso per l’uomo (tant’è che ne produciamo pure noi). Esattamente come il vapore acqueo, che è il più grande responsabile dell’effetto serra.
    A titolo d’esempio: si stima che la CO2 corrisponda al 15% del riscaldamento globale, e che di questo 15% il 9% dipende dal traffico di auto private, globalmente. Ben poca cosa rispetto al resto delle fonti, tra cui quelle “naturali” (bestie e vulcani, per dire)

    La produzione di CO2 da parte dei motori a combustione interna è strettamente legata al consumo: più consumi più emetti CO2 (e vapore acqueo), cosa non vera per gli inquinanti veri e propri. La “polemica” di Greenpeace prende di mira VW perché è il maggiore (o uno dei maggiori) produttori di auto al mondo e GP pensa che VW non abbia fatto abbastanza per ridurre le emissioni di CO2. L’automobile è un oggetto complesso e ricco di compromessi: mettere su un paio di centinaia di kg per la sicurezza propria e altrui vuol dire peggiorare le emissioni di CO2, ad esempio.

    Come dicevo prima, sono gli NOx ad essere coinvolti nello scandalo attuale. Questi insieme a CO, HC, SOx e particolati sono inquinanti a pieno titolo, considerati direttamente pericolosi e anche molto pericolosi per la salute. Gli NOx ad esempio sono irritanti per le vie respiratorie e contribuiscono al fenomeno delle piogge acide. La cosa “buffa” è che per ridurre gli NOx bisogna abbassare le temperature in camera di scoppio, alzarle periodicamente per rigenerare/attivare le varie trappole per gli NOx, post-trattare i gas con urea: tutta sta roba costa energeticamente e fa aumentare consumi e quindi emissioni di CO2.

  6. Andrea ha detto:

    Si è gravissima la truffa VW.
    Ma non fa altro che dimostrare un dato di fatto: chi dirige queste multinazionali (e non solo quelle che costruiscono automobili) in assenza di un reale controllo da parte degli Stati (quando non è collusione!) per un profitto a breve termine SI VENDEREBBERO ANCHE I PROPRI FIGLI ma intanto cominciano dai nostri. E il brutto è che tutto questo viene venduto come “progresso”, “benessere” “male necessario”.
    E’ un inganno.
    E’ verissimo che NOx e CO2 sono nocivi, ma se in una città di 158000 abitanti (Ravenna) abbiamo in media un morto a settimana in incidenti stradali e più della metà di questi morti sono pedoni e ciclisti, la verità è che ci sono troppi veicoli in circolazione e troppo indisciplinati. C’è una costante violazione del codice della strada da parte degli automobilisti, soprattutto per quanto riguarda i limiti di velocità e poi vedo proprio troppa gente che sta per investirmi perché sta “smanettando” col cellulare
    Da 18 mesi sono un bike commuter integralista (anche la sera per andare al cinema e con qualsiasi condizione meteo) nonostante sia a 2 km dal posto di lavoro vengo ancora visto come un alieno poiché uso la bici anche in inverno e sotto la pioggia. Vengo visto come un alieno perché porto le figlie a scuola in bici nonostante abito ad 1 km da scuola. L’ottanta per cento dei genitori dei compagni delle mie figlie usano l’auto per portarli a scuola nonostante che anche loro abitano ad 1 km da scuola …ah ma poi devono andare al lavoro e devono fare altri 3 km! Allora usate pure l’auto caspita! Molte volte arrivo prima io perché sono tutti ingorgati nella rotonda di Ponte Nuovo.
    E’ sicuramente necessaria una volontà politica se si vogliono cambiare le cose; volontà che non vedo molto manifesta nei nostri politicanti troppo impegnati nel finanziare TAV e altre robacce. Azione politica per incentivare la mobilità sostenibile ed educare le persone a capire che si può anche non utilizzare l’auto.
    Non credo sia utile sostituire le auto a scoppio con quelle elettriche; non fa una gran differenza essere investiti da un auto elettrica piuttosto che da un diesel e poi sappiamo quanto litio è disponibile sulla terra e quali costi ambientali vanno sostenuti per estrarlo?
    La mobilità cittadina va tutta ripensata e l’intermodalità ciclistica è la soluzione.
    Forse il VWgate stimolerà un cambiamento positivo in tal senso?
    Speriamo!
    Io nel mio piccolo continuerò a fare l’alieno e probabilmente venderò la mia auto; una per famiglia è sufficiente se sei intermodale.

    Andrea

    • jeby ha detto:

      CO2 non è nociva, inoltre non generalizziamo comportamenti gravi e truffaldini di certa gente dicendo che così fan tutti, altrimenti si sminuisce la gravità del fatto e si cade in discorsi qualunquisti.

      Per il resto sono d’accordo.
      Io abito in provincia di milano e vado in ufficio in bici (16 km x2) o coi mezzi. Nessuno mi guarda come un alieno, sono abbastanza fortunato.

      Però secondo me il concetto di demonizzare l’auto è sbagliato a prescindere. C’è gente che per lavoro deve usare l’auto, perché magari fa il rappresentante o perché abita in una zona non fornita di mezzi pubblici. Bisogna distinguere i casi.

      A mio avviso gli estremismi sono nocivi se quello che si vuole e far passare una cultura e un modo di vivere: queste due cose non possono essere imposte, altrimenti scatta il rifiuto automatico e si perde efficacia.

      Nell’azienda in cui lavoro (che si occupa di tutt’altro) terrò una presentazione al più presto per spingere le persone ad usare sistemi intermodali (bici + mezzo pubblico, o auto + mezzo pubblico) per il percorso casa-lavoro, che è un percorso “fisso” e limitato in questo caso, e lo farò sulla base di quattro concetti oggettivi e misurabili:
      sicurezza
      costo
      tempo
      sostenibilità

      appositamente non parlerò di qualità della vita, perché è soggettivo (ad esempio io in metro mi trovo da dio, altri soffrono)

      • Andrea Bellettini ha detto:

        Chiedo scusa se ho urtato qualche sensibilità ma….
        1) la mia è indignazione e non fanatismo; indignazione al pensiero che tutto questo già cade nella discussione futile e che difficilmente ci sarà un cambiamento
        2) prova a metterti sul ciglio della strada vicino ad un incrocio o rotonda ben trafficata e guarda bene quanta gente usa il telefono mentre guida
        3) Co2; è vero, quella che espiriamo io te non è nociva, a meno di sigillarci la testa dentro un sacchetto di plastica. Dei milioni di tonnellate prodotti ogni anno dalle attività umane non si può dire che non siano nocivi, ho 50 anni e già nell’arco delle mia vita ho notato la realtà del cambiamento climatico.
        4) la cultura della mobilità alternativa all’auto privata dovrebbe venire incentivata da una precisa volontà politica. Ciò non avverrà finquando la poitica sarà colllusa con le lobby industriali e finanziarie.

  7. maurizio ha detto:

    E’ verissimo e condivido tutto quello che è stato scritto finora nei commenti, sono tutti interventi molto mirati e tecnicamente validi.
    Vorrei aggiungere un piccolissimo tassello.
    Io sono un ciclista in estate e uno sci-alpinista in inverno e nel tempo libero mi muovo con la bicicletta oppure per montagne a piedi.
    Resta il discorso extra tempo libero in cui sono obbligato ( mancanza di mezzi pubblici adeguati per percorrere il mio tratto casa-lavoro ) ad utilizzare l’auto.
    A questo proposito, avendo lavorato per 35 anni nel settore automotive ho sempre scelto di acquistare auto del gruppo VW, illudendomi di, spendere si qualcosa in più, ma nel contempo di utilizzare un mezzo meccanico che avesse il minor impatto possibile in fatto di emissioni e consumi.
    Alla luce delle u ultime novità, e considerando che è anche un fatto economico oltre che etico, io dico:
    Il gruppo VW dovrebbe risarcire economicamente tutti quelli che come me hanno acquistato una ( o parecchie ) loro auto credendo ai dati riportati e inviare come minimo una lettera di scuse per l’imbroglio.
    Sicuramente non accadrà nulla di ciò, si andrà avanti con le solite politiche e ci racconteranno ancora un sacco di palle !
    Che tristezza !
    maurizio

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