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Viaggio in bici sulla Ciclovia dell’Acquedotto (parte 1)

Diari • di 5 Ottobre 2015

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La strada che ha vinto la Grande Sete del Sud si chiama Acquedotto Pugliese. Un’intera regione, quattro milioni di abitanti, ancora oggi deve la sua autonomia idrica al più grande acquedotto d’Europa. Seguirne le tracce in bicicletta per 480 chilometri, da Caposele fino a Santa Maria di Leuca, è un viaggio straordinario alla scoperta di luoghi, storie e persone che popolano quello che potrebbe diventare un itinerario cicloturistico di richiamo europeo, la prima grande infrastruttura di mobilità sostenibile del Mezzogiorno. Il racconto di un Sud possibile, a cavallo tra riscatto sociale e archeologia industriale.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, uomini pubblici, ingegneri, tecnici e finanzieri idearono un’opera ardita, traducendo in progetto il sogno dei pugliesi di vincere l’atavica sfida con la siccità. Così poco più di cento anni fa, nel 1915, l’acqua del Sele zampillò a Bari per arrivare, nel 1934, una volta completato anche il Sifone Leccese, a Santa Maria di Leuca con la trionfale Cascata monumentale.
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Oggi ripercorrere il tracciato della condotta principale dell’Acquedotto Pugliese è uno straordinario viaggio nella storia e nella natura. Sono ancora le ingegnose soluzioni studiate all’epoca ad assicurare lo scorrimento delle acque, che sfruttano la forza di gravità proprio come se scorressero in un naturale letto di fiume: imponenti strutture in pietra, arditi ponti-canale, gallerie sotterranee attraversano l’Alta Irpinia e le Murge prima di arrivare a Bari e proseguire fino alla pianura del Salento, toccando luoghi in cui la bellezza della natura incontaminata si sposa con l’ingegno dell’uomo. Il fiume nascosto supera l’Appennino meridionale e le Murge grazie ad opere che furono realizzate con soluzioni tecnologiche considerate all’epoca d’avanguardia e che ancora oggi sono per la gran parte perfettamente funzionanti.

Un’opera colossale, che negli anni d’oro vide contemporaneamente impegnati 22 mila operai, oltre 60 ingegneri e 400 geometri, ma che ha bisogno di un’attenzione nuova per trasformare case cantoniere, impianti di sollevamento, magazzini e officine sparsi lungo il tracciato, e non più utilizzati, in gioielli dell’archeologia industriale del Mezzogiorno e tappe di una narrazione di una lotta per la vita che si rinnova ancora oggi.
Il viaggio in bici da Caposele a Santa Maria di Leuca, tra il 27 agosto e il 1° settembre scorsi, è stato compiuto da quattro cicloturisti (Cosimo Chiffi, Marco Taurino e Simone Bosetti, oltre a chi scrive).
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PROLOGO
26 agosto – CAPOSELE – visita guidata alle sorgenti del Sele.

Per entrare ci vuole una specifica autorizzazione. Solo così si può varcare il cancello dell’impianto del “chilometro zero” dell’Acquedotto Pugliese. Questo è un sito sensibile, perché qui, da questa preziosa acqua dipendono i destini di quattro milioni di persone, quasi tutti pugliesi naturalmente. Dunque, si entra perché da Bari è arrivato il via libera e Lorenzo apre le porte dell’impianto che, non a caso, è protetto anche dalla presenza di una caserma dei carabinieri.

Un ampio spiazzo verde, una sorta di terrapieno nasconde un grande muro, “un diaframma”, spiega Lorenzo, che cattura la quasi totalità delle acque della sorgente. Solo il dieci per cento resta nell’originario letto del Sele che non scende verso la Puglia ma convoglia le sue acque sul versante tirrenico del Mezzogiorno, a Paestum. Originariamente da qui sgorgavano ottomila litri al secondo, oggi “solo” quattromila.
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Per realizzare questa ardita opera, all’inizio del secolo scorso (i lavori iniziarono nel 1906) i tecnici dell’epoca optarono per deviare alla fonte il corso del Sele, proprio nell’area dove sorgeva l’antica Chiesa della Madonna della Sanità. Per vincere le resistenze della comunità locale, si decise di spostare la chiesa di alcune centinaia di metri, ricostruendola pietra su pietra. L’edificio sacro oggi sorge nella piazza del paese mentre il campanile è stato lasciato al suo posto, subito dietro l’impianto delle sorgenti.

Qui tutto è rimasto praticamente com’era un secolo fa, comprese le paratie che, azionate a mano, possono bloccare il flusso dell’acquedotto, riversando l’acqua nel Sele. È un’evenienza molto rara, che peraltro ha bisogno di delicati accorgimenti per evitare problemi alla popolazione che vive lungo il fiume. Da qui l’acqua si incanala nella Galleria Pavoncelli, un’altra opera ardita che per ben 15 chilometri attraversa il cuore dell’Alta Irpinia. Venne seriamente danneggiata nel violento terremoto del 1980. Riparata, regge ancora oggi l’intera portata dell’acquedotto perché la cosiddetta “Pavoncelli bis”, una galleria parallela che si decise di costruire dopo il sisma, non è ancora stata ultimata.

Chiuso il cancello azzurro delle sorgenti, si viaggia verso l’ostello di Teora. Ma poco prima di uscire da Caposele, su un ponte una brevissima pista ciclopedonale verde annuncia che anche qui c’è posto per le biciclette.
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[continua…]





Una risposta a Viaggio in bici sulla Ciclovia dell’Acquedotto (parte 1)

  1. paolo ha detto:

    Posso aver qualche specifica sulla bicicletta fotografata qui sopra?
    Gruppo? Misura copertoni?

    Grazie e davvero complimenti !!

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