Ultracycling, quando la sfida è con te stesso

17 Novembre 2015

Programmare una stagione di ultracycling è sempre un lavoro molto difficile e “delicato”. Infatti, differentemente dal ciclismo tradizionale, il recupero da sforzi che, spesso, si protraggono oltre le 24 ore richiede un calendario che dia respiro tra un appuntamento e l’altro. Per questo sono consapevole del fatto che, ripetere la stagione conclusa, sarà quasi impossibile. Analizziamo i numeri: ho partecipato a 5 competizioni di ultracycling vincendone ben 4, ho realizzato due avventure in solitaria distanza di un mese e mezzo l’una dall’altra (Parigi-Roma, 75 ore in febbraio e l’intero periplo dell’isola di Guadalupa, 315 km) e sono riuscito a laurearmi primo campione italiano di ultracycling.

Proprio la Parigi-Roma è stata la mia esperienza più estrema e lunga da quando corro su una bici da corsa: oltre 1.600 km in modalità nostop con l’assistenza dell’ammiraglia gialla Mavic al seguito. Un’avventura ai limiti dell’impossibile considerando la stagione (febbraio, in pieno inverno) che ha reso complicato attraversare l’arco alpino. Ma, come in ogni ambito, sono proprio le sfide più difficili quelle che regalano le soddisfazioni più grandi.

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Dopo le prime 24 ore trascorse interamente sotto la pioggia battente e con la temperatura costantemente vicina agli zero gradi centigradi, ho iniziato a nutrire qualche serio dubbio sulla riuscita dell’avventura. Ma è stato proprio l’attraversamento dell’arco alpino, tra due muri di neve, a regalarmi le emozioni più grandi e le energie per andare avanti.

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Da lì in poi, nonostante le difficoltà create dal trascorrere altre due notti in sella, è stato un lungo countdown fino all’arrivo al Colosseo. Aver unito il monumento simbolo della mia città con la Torre Eiffel, in una lunga pedalata di quasi 1700 km e averlo fatto nel tempo massimo prestabilito di 75 ore è stata una delle più grandi emozioni della mia carriera sportiva.

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Dopo questa estenuante esperienza estrema mi sarei aspettato, però, un calo fisico. Calo che, però, grazie alla grande preparazione di base che avevo svolto e, soprattutto, all’entusiasmo che coinvolgeva me ed il mio team al seguito, non ha influito sulla prestazione offerta durante la Race Across Italy, la prima gara di ultracycling del mio 2015, chiusa vittoriosamente dopo un lungo inseguimento e una cavalcata finale solitaria tra i monti dell’Abruzzo.

Dopo aver vinto la Race Across Italy ho tentato qualcosa di veramente difficile: non solo “non staccare la spina” ma tentare di rilanciare prendendo parte, per la prima volta in carriera, ad una gara di ultracycling senza supporto al seguito. Le Raid Provence Extreme, competizione che, in modalità “supported” avevo già vinto nel 2014, è stato il banco di prova per testarmi in condizioni nuove, potendo fare affidamento solo sulle mie forze e capacità di navigazione e di far fronte alle difficoltà. La neve sul Ventoux e, soprattutto, la notte illuminata dalla timida luce del led frontale hanno reso epica una vittoria con cui si chiude, per sempre, l’esperienza dell’attuale società che da 10 anni organizza una delle gare più prestigiose d’Europa.

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Ma è stata l’estate, forse, a regalarmi la più grande soddisfazione: trionfare all’ombra del Monte Bianco in una delle gare più ambite da ogni scalatore estremo “Le Tour du Mont Blanc”. La gara, di 330 km che bissa il noto Ultra Trail di corsa a piedi, ha visto per la prima volta sul gradino più alto del podio un italiano. Aver portato il tricolore in cima alla montagna simbolo di tutto l’arco alpino è stata la ciliegina che ha impreziosito la mia annata.

Un’annata, però, che non poteva chiudersi se non all’Ultracycling Dolomitica. La corsa di 616 km, con oltre 16 mila metri di dislivello e 16 passi dolomitici da scalare avrebbe chiuso la mia stagione assegnando anche il tricolore di primo campione italiano.
Nonostante partissi con i favori del pronostico sapevo che avrei potuto pagare la stanchezza di una stagione sino a quel momento lunghissima.

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Le condizioni climatiche (le cime delle Dolomiti si sono vestite d’inverno con la prima nevicata eccezionale) hanno reso quasi impossibile la prova. Al tempo stesso, però, hanno fatto da contorno alla mia ultima vittoria dell’anno. Conquistare il tricolore, vincendo l’Ultracycling Dolomitica con oltre 3 ore di vantaggio sul secondo classificato, è stato il giusto coronamento di un anno a dir poco perfetto.

Come mia abitudine, però, dopo poche settimane di riposo sono di nuovo pronto per l’anno che verrà. Con una prima, stuzzicante novità che svelerò presto, molto presto…

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