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Copenhagen Calling: primo giorno e prime impressioni

Diari, Rubriche e opinioni • di 30 Aprile 2016

Copenhagen aereo

Atterrando

L’aereo inizia a scendere di quota, guardiamo fuori dal finestrino e sotto di noi si staglia il famoso ponte di Øresund che connette Copenhagen a Malmö, la Danimarca alla Svezia. Le piattaforme eoliche offshore ci dicono da subito che stiamo per entrare in un paese con un rapporto particolare con il concetto di energia e di risorse naturali.

Il cielo è nuvoloso, il capitano dice che a terra ci sono 12°, un po’ pochini per essere a fine aprile.

Non facciamo in tempo ad arrivare al nastro dei bagagli che le nostre valigie sono già lì ad aspettarci. Le prendiamo e ci incamminiamo verso la metropolitana il cui ingresso si trova a un centinaio di metri dall’uscita dell’aeroporto. Il convoglio su cui saliamo è pulito, quasi fosse nuovo e le persone parlano a bassa voce. 20 minuti e siamo già in città. Scendiamo alla stazione di Amagerbro e cerchiamo di capire in che direzione andare per raggiungere la casa che sarà la nostra base a Copenhagen per i prossimi 10 giorni.

parcheccio bici Copenhagen Amaderbro

Appena usciti dalla metropolitana siamo circondati da centinaia di biciclette parcheggiate. Ovunque. Sono biciclette qualunque, di quelle che vanno bene per essere usate in contesti urbani pianeggianti, con telai in acciaio, parafanghi e carter copricatena. Attorno a noi possiamo contare almeno una ventina di stalli di bici, sono di quelli che consentono di legare solamente la ruota e, a giudicare dal tipo di lucchetti utilizzati, sembra che il problema del furto non sia molto sentito da queste parti.

Alcune biciclette, addirittura, non sono neppure incatenate, quasi a dire che “tanto qui non tocca niente nessuno”.

Ci incamminiamo e scopriamo che quello che pareva essere un cicloparcheggio di interscambio in prossimità della metropolitana, in verità è un’infrastruttura come un’altra che si ritrova ogni 50 metri. Tra una postazione e l’altra, bici attaccate a qualunque palo, a qualunque ringhiera, oppure legate a sè stesse in precario equilibrio sul proprio cavalletto.

La proprietaria della casa dove alloggeremo ci accoglie calorosamente: per la nostra permanenza abbiamo puntato su un airbnb e la casa è molto luminosa e ben ammobiliata dandoci conferma della passione danese per il design.

appartamento copenhagen

Unica pecca, il bagno è uno stanzino che, non solo non ha il bidet (sempre sia benedetto), ma non ha neppure la doccia: tutte le funzioni di pulizia della persona vengono svolte grazie a un doccino minuscolo che esce dal rubinetto del minuscolo lavabo sul quale non troviamo lo spazio neppure per mettere gli spazzolini da denti. Ci abitueremo.

Spieghiamo a Fannie, la nostra ospite, che staremo a Copenhagen per 10 giorni per cercare di carpire i segreti della ciclabilità urbana danese. Lei ci guarda con disinteresse e ci dice “Io non vado in bici. Preferisco andare a piedi o con i mezzi pubblici”.

Per noi è una specie di shock: vivi in una città con 370 km di piste ciclabili, in cui si sono inventati cose come l’onda verde per i ciclisti, in cui quando nevica prima di togliere la neve dalle strade, la tolgono dalle ciclabili e tu non vai in bici?!

19 copenhagen_bikeitalia

Alla fine mi dico che c’è sempre l’eccezione che conferma la regola e distrugge gli stereotipi. Alla fine anche io sono un Italiano che non ama il calcio…

Meglio così: meglio liberarsi dai pregiudizi.

Andiamo a fare la spesa e ci concediamo una cena nel primo ristorante che troviamo: è un ristorante indiano dove mangiamo con soddisfazione. Antipasto, bevande e piatto unico = 40 €. Dopo molto tempo ricominciamo a fare i conti con il concetto di tasso di cambio. Per quanto sia Unione Europea, la Danimarca ha deciso di non entrare nell’Euro e ci ritroviamo a dovere dividere per 7,5 ogni prezzo che vediamo per stabilire l’equivalente in Euro.

Verso le 21:30 inizia a diventare buio e sulle ciclabili i ciclisti iniziano a circolare con le luci accese.

All’indomani ci svegliamo presto: abbiamo appuntamento in comune con Morten Kabell, sindaco della città per le questioni tecniche e ambientali, per un’intervista. Il comune di Copenhagen ha 7 sindaci che si equivalgono in termini di poteri, ma con deleghe differenti. In pratica è come se un comune italiano avesse solo gli assessori, ma senza avere il sindaco.

Ci prendiamo un’ora di tempo per arrivare al Palazzo Comunale. Non abbiamo ancora avuto il tempo di noleggiare una bici e siamo costretti a muoverci a piedi. Durante il tragitto, ci fermiamo a ogni piè sospinto per osservare il traffico di bici, la conformazione delle strade, le cargo bike che si muovono imponenti e agili e i monumenti che, procedendo verso il centro, iniziano a fare capolino all’orizzonte.

Copenhagen Tivoli Cargo Bike

L’Amager Boulevard, la strada che porta in centro è larga oltre 20 metri e prevede spazio per tutti: ogni senso di marcia può contare su un marciapiedi di 2 metri, una pista ciclabile di 2,5 metri, una corsia per gli autobus e una corsia per le auto.

Arriviamo in comune in perfetto orario. Ci fanno entrare senza chiederci nulla. Fuori dall’edificio c’è un parcheggio per auto semivuoto, gli unici mezzi parcheggiati sono delle Tesla elettriche in ricarica e, all’interno, ci sono ben due parcheggi per bici stracolmi.

Copenhagen Parcheggio Comunale internp

Il cicloparcheggio all’interno del palazzo comunale di Copenhagen

“Dobbiamo ampliarlo, quel parcheggio bici, anche questa mattina ho dovuto lasciare la bicicletta fuori perché non c’era più spazio”, mi dice Kabell.
“Come sarebbe?” chiedo “lei, il sindaco, non ha un posto riservato per la sua bici?”
Ride.
“E poi perché in bici? Non ha un’auto a disposizione?”
“Ce l’avevo. Ogni sindaco ha a disposizione un’auto comunale, ma io la mia l’ho fatta vendere e mi sono fatto comprare una bicicletta a pedalata assistita. Non ho tempo da perdere, io.” Dice con la tranquillità di uno che sta spiegando a un bambino come ci si lava i denti.

Morten Kabell

Trascorriamo una mezz’oretta a parlare della città, mi racconta che al momento circa il 50% degli abitanti si muove in bicicletta, mentre solo il 9% in auto, ma che ancora non è soddisfatto di questi risultati perché possono essere migliorati. “Bisogna allargare le piste ciclabili per permettere che le cargo bike possano superarsi tra loro in sicurezza” dice. Risponde a tutte le mie domande con il sorriso del primo della classe che ha studiato alla perfezione per l’interrogazione e io provo un po’ di invidia (la video intervista sarà disponibile a breve qui su Bikeitalia.it).

Alla fine dell’incontro mi lascia un po’ di materiali, lo invito a partecipare a CosmoBike Mobility a Verona a settembre e lui dice che farà di tutto per esserci, ma che comunque invierà qualcuno.

11 copenhagen norreport_bikeitalia

Finito l’incontro, andiamo verso Nørreport per mangiare un boccone, prima di prelevare le nostre bici e ci ritroviamo di fronte a una vera e propria orgia di bici parcheggiate, al punto che ci chiediamo come sia possibile ritrovare la bicicletta dopo averla parcheggiata.

14 copenhagen norreport cyckler_bikeitalia

In un negozietto del centro troviamo due bici in perfette condizioni. Una settimana per 500 Corone = 67 €. Il responsabile del noleggio è afghano e non mi fa firmare nulla.
“E se me le rubano?” Chiedo.
“Non te le rubano.” Risponde secco.
“Ok, ma SE me le rubano? Cosa faccio?” Ripeto la domanda aspettando che mi spieghi le penali in cui incorrerei.
“Non te le rubano. Qui siamo in Danimarca.” Chiosa con un sorriso.

Per me, abituato al traffico di biciclette rubate di Bologna, dove spesso il valore del lucchetto è superiore a quello della bici, tutto questo sembra fantascienza, ma prendo la cosa per vero e pedalo verso casa cercando di tenere il ritmo degli altri pedalatori.

10 copenhagen traffic_bikeitalia

Per cominciare, comunque, non male, Copenhagen.

Download dell’e-book

L’e-book “Copenaghen in bicicletta” è scaricabile
gratuitamente da questo link

copertina ebook Copenaghen in bici







6 Risposte a Copenhagen Calling: primo giorno e prime impressioni

  1. marxo ha detto:

    Mi occorre precisare che tutto quello che hai scritto è assolutamente vero. Una città strepitosa con un altissimo concetto del vivere civile, l’amore per il bel vivere ed il design sono davvero una cosa unica. Resta però il problema della grandi città europee con un parco bici importante come Amsterdam ed altre, ovvero che impera il furto di biciclette; purtroppo, io napoletano tra l’altro ne sono stato triste testimone, me ne hanno prese ben 2. Ma qs. nulla toglie alla bellissima esperienza di una città unica nel suo genere, con un traffico di auto insignificante e tante tante bici, molte di più che a Londra o ad Amsterdam, vere capitali europee dove le bici fanno da padrone. Ma non illudiamoci, qui rubano le bici, come tutte le grandi città dove le bici sono, nel centro, in sovranumero rispetto alle auto (che qui ormai non vengono quasi più rubate). Di qs. notizia mi è stata data conferma anche nella centrale di polizia dove mi sono recato a fare la denuncia. Saluti M.

  2. Franco ha detto:

    Bellissima la Danimarca,ma 500 corone 67€?

  3. Anna ha detto:

    Caro Paolo ho letto con piacere e seguirò il tuo diario, scritto sempre in modo brillante!
    Che invidia tutte quelle biciclette cresciute in modo progressivo dagli anni 80. Ricordo lo scambio tra città tra Bologna e Copenhagen degli anni 90 dove ci spiegavano tutte le azioni che avevano in mente e che stavano realizzando: adesso i risultati si vedono!
    Mentre in Italia dobbiamo recuperare il tempo perduto……
    Fatti spiegare tutta la progressione delle azioni e provvedimenti che hanno assunto nel tempo cosi magari lo spieghiamo anche alle città italiane volenterose.
    ciao. Anna

  4. zioluc ha detto:

    “permettere alle cargo di superarsi con comodo”… fantascienza davvero. Ma insomma queste bici le rubano o non le rubano (mi riferisco al primo commento)?

    • Paolo Pinzuti ha detto:

      Beh, rubare, rubano, ma a giudicare da come vengono legate le bici (con il filo interdentale, in molti casi), viene da pensare che le rubano solo agli sprovveduti e a chi vuole veramente farsela rubare.

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