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Sospensioni su bici da corsa: è davvero il futuro che ci aspetta?

News, Rubriche e opinioni • di 4 Ottobre 2016

Il 2016 si è presentato come un’annata (finalmente) priva delle “innovazioni” che ci hanno ormai accompagnato nelle ultime stagioni. O almeno così sembrava, fino a quando, pochi giorni fa, la casa americana Specialized ha presentato la sua nuova gamma. Tra le varie proposte, vi è un restyling generale della Roubaix, il modello pensato e progettato per affrontare “l’inferno del nord“.

Il nuovo telaio della Roubaix è privo degli inserti Zertz, i famosi elastomeri integrati nei foderi posteriori e nella forcella, che si deformavano assorbendo così le asperità del pavé della classica delle classiche. Una tecnologia già sperimentata anche da aziende concorrenti come Trek (con l’isospeed) o BMC.

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Al posto di questa soluzione tecnica, i progettisti statunitensi, hanno inserito una speciale cartuccia all’interno del tubo di sterzo. Spariti anche i distanziali sotto lo stem, sostituiti da una specie di soffietto in gomma. Si tratta di una sospensione integrata, inserita nel cannotto di sterzo, che permette al manubrio di spostarsi verticalmente per assorbire maggiormente le asperità del terreno, soprattutto durante un evento come la Parigi-Roubaix.

Il sistema è stato chiamato “Future Shock”, ed è gestito da una molla e può offrire un travel di 20mm al manubrio, comportandosi esattamente come una sospensione a molla per mtb, solo che invece di lavorare sulla forcella lo fa sul manubrio. Siamo andati a spulciare i test effettuati dalle principali riviste anglosassoni, che incensano (esattamente come è stato fatto per qualsiasi “novità” degli ultimi anni) questa nuova tecnologia, che garantisce un feeling ineguagliabile sul pavé, nonostante i commenti critici dei lettori.

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E’ quindi davvero questa la strada che ci attende? Vedremo apparire le sospensioni anche sulle bici da corsa, nonostante numerose ricerche scientifiche abbiano dimostrato come questa tecnologia non apporti un grande vantaggio se la situazione (ovvero il terreno su cui si pedala) non richieda un dispositivo ammortizzante?

Osservando bene la bici, si può notare come la Roubaix sia dotata di tubolari (ottimi contro le pizzicature) da 26mm di larghezza. Negli ultimi anni nel ciclismo su strada, anche professionistico, si è assistito a un progressivo aumento della larghezza dei copertoni. Dai 19mm di un tempo si è passati ai 21, poi ai 23, ai 25 e infine qualche corridore si mette in strada con copertoni da 28mm, alla faccia delle teorie sulla resistenza al rotolamento finora utilizzate per giustificare i copertoni più stretti. In realtà la strada (in realtà questa cosa si deve al progressivo passaggio alle coperture plus della mtb) ha sentenziato che i copertoni più larghi non sono meno scorrevoli di quelli più stretti e offrono dei notevoli vantaggi: consentono di aumentare il diametro totale della ruota e questo crea un effetto volano che aiuta a mantenere una velocità di crociera maggiore e in seconda battuta offrono un comfort molto più alto. Questo perché le spalle del copertoni sono meno verticali e più inclinate rispetto a quelle del cerchio e questo fa sì che siano più deformabili, assorbendo meglio l’energia dell’impatto e comunque scaricandola secondo una direttrice che non continua sul cerchio, terminando con il manubrio. Quindi perché non provare a rendere più performante una bici lavorando su ciò che già c’era, permettendo al carro e ai foderi di alloggiare copertoni da 40mm (come usano moltissimi che si sono appassionati al mondo gravel)? Magari installati in versione tubeless, per poter abbassare la pressione e così ottenere più deformazione, miglior assorbimento delle asperità, maggiore grip e una resistenza alle forature? E’ davvero una strada non percorribile?

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Prima di gridare al miracolo tecnologico ci piacerebbe vedere come si comporta una sospensione per bici da corsa di questo genere anche su strade perfettamente asfaltate oppure quando ci si alza sui pedali o in salita, quando ci si aggrappa letteralmente al manubrio per non farsi vincere dalla forza di gravità.
Inoltre sarà divertente (per noi che delle corse professionistiche interessa relativamente poco) vedere se l’UCI accetterà questa innovazione nel circuito delle competizioni, dopo che non ha perso nemmeno un secondo per sospendere l’applicazione dei freni a disco, l’unica miglioria tecnica che può apportare dei benefici in termini di sicurezza e manutenzione.

Il mondo della mtb è sempre più il “laboratorio” delle tecnologie applicate al ciclismo, che qui vengono testate e poi passate su altre discipline (si pensi ai già citati dischi, o anche al monocorona che è stato presentato anche sulle bici da ciclocross e su strada). Ci toccherà girare con bici da corsa con forcella (o manubrio) ammortizzata?
E’ questo il futuro che davvero ci aspetta ma soprattutto: è questo ciò che vogliamo?

Immagini tratte Bicycling.com






7 Risposte a Sospensioni su bici da corsa: è davvero il futuro che ci aspetta?

  1. Andrea ha detto:

    Una soluzione del genere fu studiata e adottata negli anni 90 da Cannondale sulle mtb sorpassata poi dalla Lefty

  2. Nicola ha detto:

    A mio parere non sanno più che cosa vendere…

  3. claudio ha detto:

    Sono d’accordo che non sanno piu’ che fare x vendere. Quanto ai freni a disco occhio :o li mettono tutti oppure si tamponano tra loro. in discesa poi ai prof puoi togliere i freni da come buttano la bici in curva

  4. Francesco ha detto:

    Ciao Omar
    Tu hai provato questa bici? Potresti darci le tue impressioni d’uso?
    Grazie
    Francesco

    • Omar Gatti ha detto:

      Ciao Francesco,
      no, non l’ho ancora provata purtroppo, perché la ns richiesta di test alle aziende è di almeno sei mesi di uso intenso, in ogni condizione e con più persone, non solo di un giro di una-due ore. Crediamo sia il minimo per offrire un’opinione completa. E’ per questo che vedi così pochi test su Bikeitalia.

      Buone pedalate!

      Omar

  5. Andrea ha detto:

    Omar, condivido la tua perplessità di inserire cartucce ammortizzate su una bici da corsa. Inoltre mi stupisce molto la scelta di ammortizzare solo il manubrio, eliminando così ogni vantaggio sugli urti trasmessi dal carro al telaio che in questo modo non possono essere scaricati indirettamente sulla forcella. Tecnicamente dovremmo dire che tutto il telaio insieme alle ruote rientra così nella massa non sospesa. La famosa Fatty di Cannondale è invece a tutti gli effetti una forcella ammortizzata come la più attuale Lefty, tanto è vero che il soffietto è sotto la serie sterzo e non sopra.

  6. vittorio ha detto:

    freni a disco? numero uno!!!

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