“Io, agente di commercio in bicicletta”

11 Ottobre 2016

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“Se arrivo in bicicletta all’appuntamento con un cliente mi sento più sprint e questa carica la trasmetto”. Parola di Marco Ferrario, agente di commercio nel settore ottico, che dal 1983 gira per la Lombardia con il proprio campionario e la sua fedele due ruote al seguito: l’intermodalità auto+bici gli consente di spostarsi tra un Comune lombardo e l’altro ma poi di lasciare l’auto e di pedalare tra i vari clienti. Una strategia rodata che, in 33 anni di servizio, gli ha consentito di incastrare più appuntamenti uno con l’altro e svolgere la sua professione coniugando la praticità con la facilità degli spostamenti.

Capita allora che un giorno questo agente di commercio in bicicletta scriva a Bikeitalia per raccontare la sua esperienza e per capire se ci sono altri che si spostano prevalentemente a pedali come lui, visto che in tanti anni non ne ha mai incontrati sulla sua strada. E da una conversazione telefonica nasce un’intervista che rappresenta uno spaccato del mercato di oggi, delle trasformazioni che ci sono state negli ultimi trent’anni e della bicicletta come tratto distintivo di una carriera fatta macinando chilometri tra un appuntamento e l’altro. E anche una piccola storia nella Storia, sempre all’insegna delle due ruote a pedali.

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Agente di commercio in bicicletta: com’è nata l’idea di spostarsi pedalando da un cliente all’altro?
Innanzitutto come opportunità: girare in bici mi consente di arrivare a destinazione con una certa velocità, senza passare tanto tempo nel traffico e senza avere problemi di parcheggio una volta arrivato. Un bel vantaggio per chi come me è sempre in movimento.

Quanto tempo fa ha cominciato a muoversi in bici per lavoro?
Da sempre, dal lontano 1983: ma all’inizio la nascondevo, non volevo che mi vedessero arrivare in bicicletta, mentre oggi – forse anche perché sono cresciuto professionalmente e sono più sicuro del mio prodotto – lo rivendico come mezzo di trasporto e la lego tranquillamente davanti al negozio del cliente.

Quindi ormai lei è conosciuto come “l’agente di commercio in bicicletta”?
Mi distinguo ed è importante che i clienti si ricordino di me: a volte diventa anche un argomento di conversazione ma io lo considero semplicemente il mio mezzo di trasporto preferito.

Quali tipi di spostamenti affronta quotidianamente e come fa a trasportare la bicicletta in macchina?
Vivo in Brianza, sono scappato da Milano che era diventata troppo caotica per i miei gusti ma quando ci torno per lavoro cerco di arrivare sul presto, entro le 8, parcheggio in periferia e poi pedalo verso i miei appuntamenti. E così anche nelle altre città della Lombardia, dove lavoro come agente di commercio nel settore ottico. Per trasportare la bicicletta in macchina ho smontato i sedili posteriori e grazie al vano di carico riesco a farla entrare intera, senza smontare neanche la ruota anteriore.

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Esiste qualche tipo di agevolazione per chi, come lei, utilizza la bici in intermodalità con l’auto?
Purtroppo no e secondo me bisognerebbe studiare qualcosa per incentivare gli spostamenti in bicicletta di chi fa il pendolare: una formula per cui chi arriva a Milano in auto, senza circolare in città, abbia ad esempio una tariffa parcheggio agevolata se utilizza la bici nei suoi spostamenti.

E il bike sharing, che a Milano è abbastanza presente, non l’ha mai utilizzato?
Per l’uso che faccio io della bici non è un servizio adatto a me: non riuscirei a caricare la mia borsa pesante e non troverei comodo noleggiare la bici e tenerla ferma tra un appuntamento e l’altro. Secondo me il bike sharing di Milano funziona ma è fatto per i turisti o per chi compie brevi tragitti in centro.

Invece in questo modo che utilizza, trasportando la sua bici in auto, ha praticamente azzerato i problemi di parcheggio e anche quelli di traffico: ma come fa per il campionario e i documenti da portare con sé sulla bici?
Negli anni le ho provate un po’ tutte: prima utilizzavo degli zaini con le ruote ma non erano l’ideale per pedalare agilmente. Oggi utilizzo una borsa semirigida tipo pilot che lego sul portapacchi posteriore e ho anche un piano di carico davanti al manubrio della bici per portare una borsa portadocumenti più leggera. Ho trovato una soluzione ottimale per le mie esigenze.

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Quale tipo di bicicletta pedala?
Una bici senza pretese da 100 euro, la utilizzo come mezzo di trasporto e quando la lego fuori dal negozio dei clienti utilizzo una catena leggera: non deve dare troppo nell’occhio. Poi non devo mica correrci: pedalo senza fretta, mantenendo un ritmo costante senza affannarmi e sudare. Per fare sport preferisco andare in montagna e fare kayak.

E per la manutenzione come fa: ha un meccanico di bici di fiducia?
Veramente ci pensa mio suocero Giuseppe Colzani, classe 1922: da giovane è stato corridore in bicicletta nel Secondo Dopoguerra e poi tra i fondatori del Museo del Ghisallo, oggi ha 94 anni ma è lui che mette le mani sulla mia bici se c’è da sistemare qualcosa.

Per lavoro indossa giacca e cravatta? Quale abbigliamento utilizza per pedalare?
Non indosso giacca e cravatta: di norma t-shirt e pantaloni lunghi, comunque mi porto sempre appresso una giacca antipioggia in goretex comprimibile e utilizzo una mascherina antismog soprattutto in inverno perché così inspiro aria meno fredda e tengo più al caldo il naso e la bocca.

Come si sente quando pedala in mezzo al traffico?
Mi sento più sicuro sulla strada: quando pedalo sulle piste ciclabili ho paura degli attraversamenti e tendo a far passare le macchine anche quando ho la precedenza.

Come programma i suoi appuntamenti durante la settimana: anche in base al meteo?
Guardo sempre le previsioni del tempo all’inizio della settimana, ormai sono abbastanza affidabili anche a 4-5 giorni e quindi decido come usare la bicicletta, programmando il mio lavoro in base al meteo. Cerco di evitare il più possibile la pioggia, naturalmente.

Il bike to work come stile di vita?
Quand’ero studente e vivevo a Milano raggiungevo in bicicletta la mia scuola in zona San Siro e oggi continuo a pedalare: lavorare in bicicletta è stato per me un passaggio più che logico e naturale.

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