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Tutti i fiumi portano al mare

Diari • di 17 Ottobre 2016

Quest’anno la scelta dell’itinerario è stata molto combattuta: tante idee, tanti progetti ma purtroppo come sempre, poco tempo a disposizione. Da qui la scelta di ri-partire da un tour percorso in bicicletta molti anni fa e con l’occasione di rivedere i luoghi in cui ho fatto l’alpino. Orario ferroviario alla mano, cercando solo treni R e RV, acquisto il biglietto ferroviario per me e la mia nuova bici fino al Brennero.

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Alla stazione ferroviaria di Verona ecco il primo inghippo. Le otto biciclette già presenti sul treno fanno si che si accenda una vivace e animata discussione con il capotreno che non vuole assolutamente caricarne altre. Alla fine, pur di viaggiare e arrivare al Brennero nel pomeriggio, smonto le ruote e le borse dal telaio e metto i vari pezzi sulle cappelliere. Una situazione ridicola se penso che nel vagone bici, come minimo ce ne sarebbero state ancora 2-3 se solo il capotreno avesse avuto l’apertura mentale di sistemarle in maniera diversa. Vabbeh, in pochi minuti dopo l’arrivo in stazione del Brennero la mia Ti Ti è pronta per la strada.

Il Brennero mi ricorda in primis quando, come alpino sciatore, mi toccò dormire in inverno in una truna scavata nella neve per simulare una situazione di emergenza e sopravvivenza. A pensarci adesso sorrido!

La discesa verso Innsbruck è veloce e fresca e, arrivato in città, rinuncio a un giro in centro per la quantità di persone presenti, rimandandolo all’indomani mattina.
Dirigo la mia bici una quindicina di km verso Ovest e non verso Est, dove dovrebbe svilupparsi il tour 2016, per incontrare Aldo, il mio compagno per il resto del viaggio. Lui ha deciso di iniziare la vacanza partendo dal passo del Maloja in Svizzera, percorrendo tutta l’Engadina prima e la valle dell’Inn austriaca poi.

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Incontro Aldo a Zirl, piccolo paese sul fiume, più tranquillo e molto meno affollato che Innsbruck. Da qui parte il tour a due. Solitamente, in bicicletta ho sempre viaggiato da solo ma quest’anno ho voluto fare la prova del viaggio in compagnia. Inizialmente ero un po’ titubante perché temevo la mancanza di “libertà” durante la vacanza, ma poi la decisione di provare questa novità è stata predominante.

Il primo grande fiume da seguire, dopo il Sill che scende dal Brennero, è l’Inn. Questo fiume nasce in alta Engadina dalle pendici del Piz Lunghin e, questa montagna ha una particolarità unica. Le acque che scendono dai suoi tre versanti (Sud- Est e Nord) vanno a finire in tre mari ben distinti e molto distanti tra loro.
Sul versante Est l’Inn confluisce nel Danubio e poi nel Mar Nero, sul versante Sud le acque finiscono nel Po e poi nel Mar Adriatico e invece quelle del versante Nord nel Reno e da lì nel Mare del Nord.

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La ciclovia che da Innsbruck porta a Wörgl è per la maggior parte sterrata e attraversa diverse volte il corso del fiume su bellissimi ponti di legno in stile tirolese. Finito il tratto che costeggia il fiume, inizia un po’ di salita che porta a Kitzbühel, il regno della “discesa libera “ dello sci alpino.

Da Kitzbühel, passando per un lembo di Germania, si raggiunge la periferia di Salisburgo. Il tempo finora splendido cambia repentinamente, così da fare piombare in pieno autunno nel giro di poche ore. Non è il solito temporale estivo del sud delle Alpi, ma una pioggia abbastanza intensa che durerà due giorni.

Mai perdersi d’animo! Cambio di assetto, cambio di abbigliamento e via sulle sponde del Salzach fino a Bischofshofen dove un provvidenziale Gasthaus rappresenta il fine-corsa giornaliero. Nonostante la pioggia, la pseudo tabella di marcia studiata a tavolino è rispettata.

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Non sono rispettati gli indumenti che oltre essere bagnati fradici sono pieni di sabbia sollevata sui tratti sterrati. Per non parlare della biciletta! Povera!
Un provvidenziale servizio di lava-asciuga a disposizione nel Gasthaus fa si che per l’indomani sia tutto come nuovo, bici esclusa. Per la bicicletta invece, procediamo con una pulizia sommaria del telaio e delle ruote, mentre maggiore attenzione e cura è dedicata a cambio e catena.

Certo è che i nuovi copertoni rinforzati sono stati un ottimo investimento! Finora nessuna foratura. Aldo invece ha già al proprio attivo una foratura e un copertoncino danneggiato. Da Bad Gastein a Mallnitz è obbligatorio l’utilizzo del treno navetta che in galleria trasporta, auto, moto, bici e persone dal Salisburghese alla Carinzia.
Nello scompartimento con noi, incontriamo una simpaticissima famigliola bolognese.
Papà, mamma e due splendide bambine bionde-bionde di tre e cinque anni, due biciclette un carrellino e una bici-bimbo al traino di quella della mamma. Sono ottimisti e serafici nonostante la pioggia battente e il limite della neve appena sopra la ferrovia.

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Adesso in Carinzia il principale fiume da seguire è la Drava che s’incontra a Lurnfern. Il tempo intanto è leggermente migliorato, non piove più ma sulle montagne circostanti si vede chiaramente la recente nevicata sopra i 2200mt.

Seguendo la Drava, sempre su sterrati non sempre perfetti, forse anche a causa delle recenti piogge, a Paternion, vista l’ora, urge trovare una “Zimmer” per la notte. Il percorso di queste ciclovie, non sempre attraversa i centri abitati e a volte le deviazioni che portano nei villaggi sfuggono all’attenzione per cui spesso i km giornalieri aumentano inevitabilmente rispetto a quelli ipotizzati.

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Capitiamo in una “Zimmer” dal sapore antico, con i soffitti tutti a volte, i pavimenti di legno e le stufe di maiolica in ogni camera. Adiacente, una moderna stalla con 120 mucche che, rientrate sotto le tettoie, attendono la mungitura.

Con il mio “tedesco” molto scolastico e molto arrugginito, intrattengo un minimo di dialogo con l’anziana, ma molto energica, padrona di casa. Mi accordo per l’orario e il tipo di colazione del mattino successivo ma soprattutto scopro che la costruzione risale al 1499 e che Peter, l’anziano marito era stato premiato diverse volte per il raggiungimento di non so quante migliaia di litri di latte in un anno.

Mi piace nei viaggi conoscere queste piccole storie personali di vita quotidiana
perché ti fanno capire la cultura e la storia dei vari popoli. Per esempio ho notato che gli austriaci sono molto legati e apprezzano molto la costa Triestina dell’Adriatico e la storia, con i frequenti soggiorni nel Castello di Miramare di Sissi, l’imperatrice Elisabetta d’Austria consorte di Francesco Giuseppe lo dimostra.

Anche la padrona di casa, probabilmente già nel dopoguerra più che benestante, portava i figli in estate al mare di Grado, mentre il marito si occupava del bestiame. La discesa, seguendo la corrente della Drava continua fino a Villach. Come ormai d’abitudine, cerchiamo un Bäckerei, dove poter fare la “seconda colazione” e acquistare dolci e pane per il proseguimento della giornata sui pedali.

Come spesso succede, l’uscita dalle città, al contrario dell’entrata, rappresenta un problema. Le indicazioni per le ciclovie non sempre esistono oppure sono mal segnalate, per cui spesso ci si trova in mezzo al traffico, ai semafori, con auto e camion che ti chiudono come una morsa. Difatti l’uscita da Villah risulta complicata e, per non correre il rischio di infilarci in qualche super o auto-strada, allunghiamo il giro ma evitiamo lo stress del traffico intenso. Imbocchiamo finalmente la valle che conduce al confine con l’Italia risalendo il fiume Gail prima e il Gaililz poi. Oltrepassiamo il confine e subito facciamo tappa al bar italiano dieci metri oltre il confine. E’ l’ora della pausa caffè e finalmente ce ne viene presentato uno decente.

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Visto poi che i cicloturisti spesso e casualmente si ri-incontrano, ecco che Gloria, cicloturista solitaria di Forlimpopoli, si ferma al nostro stesso bar! Avevamo condiviso con lei un tratto a sud di Salisburgo segnato da una pioggia intensa e avevamo chiacchierato un po’ sugli itinerari che avremmo seguito. Insieme imbocchiamo il tratto ben segnalato come “Ciclovia Alpe Adria” e dopo qualche saliscendi troviamo il tracciato della vecchia ferrovia riadattata a ciclabile fino a Tarvisio.
Qui, Gloria raggiunge il gruppo con cui aveva appuntamento e noi continuiamo il percorso della ex- ferrovia fra gallerie e ponti fino a Moggio Udinese. Poiché Moggio Udinese è gemellata con Moggio in Valsassina, paesotto vicinissimo a casa mia, decido di fare tappa per la cena e per la notte.

L’estetica della stretta valle del fiume Fella, da Tarvisio fino a Venzone, è stata purtroppo rovinata dalla presenza dell’autostrada che ha anche letteralmente tagliato fuori tutti i piccoli centri. Alcuni di questi paesi stanno cercando di riciclarsi e di adeguarsi alle esigenze di numerosi cicloturisti italiani, ma soprattutto austriaci, che in primavera ed estate percorrono questa ciclovia. Altri invece, sono stati letteralmente abbandonati e l’immagine che ne deriva non è delle migliori.
Dopo Venzone la valle si allarga e da spazio al fiume Tagliamento in cui converge il Fella.

Venzone con le sue mura e le sue bifore, così come Gemona con il suo duomo attirano l’attenzione e meritano una visita. Le giornate sono lunghe e le ore di luce tante, per cui il viaggio continua passando per Udine, Palmanova per poi terminare a sera ad Aquileia. Il centro di Udine è stato per me una piacevole sorpresa, bello, pulito e luminoso con una luce d’altri tempi tipica della Repubblica di Venezia.

Palmanova invece è una fortezza costruita dai veneziani nel 1593, ed è chiamata la “città stellata” per la sua pianta poligonale a stella con 9 punte. Dal 1960 è monumento nazionale e merita senza dubbio questo privilegio. L’arrivo ad Aquileia, sito Unesco, è accolto da rovine di un tempio Romano ben conservate che dimostra l’importanza di questa citta fondata nel 181 a.C. nello scambio e nel commercio con le colonie romane del nord e dell’est.

L’odore del mare arriva fin qui portato dai canali di acqua salmastra della laguna e conferma il quasi raggiungimento del nostro obiettivo. Ormai il rilassamento ha il sopravvento e la serata “ Calici sotto le stelle “ corona il nostro arrivo in città. Aldo è astemio, io no! Il Refosco Peduncolo Rosso la fa da padrone e gli assaggi di tutte le leccornie della zona sono un degno complemento. Dopo una settimana di buona birra, una serata di buon vino rosso ci sta! Eccome! La sveglia dell’ultimo giorno suona molto presto. Prima della sveglia ci hanno pensato le zanzare, parecchie e parecchio aggressive, a spezzettare il sonno durante la notte.

Pronti? Via! Un lungo rettilineo, per fortuna ombreggiato, porta da Aquileia direttamente sul suggestivo terrapieno che attraversa tutta la laguna e ci consente di entrare in città da un ponte girevole. Colazione con cappuccino e un trittico di piccole brioches prima delle foto sulla passeggiata a mare che conclude il nostro percorso.

E’ fatta! Sono soddisfatto e lo è anche il mio compagno di viaggio. Ci stringiamo la mano e ci complimentiamo a vicenda. Sono felice, come sempre quando raggiungo una meta prefissata, studiata e sognata, però… c’è sempre un però! Purtroppo il viaggio è finito e come tutte le altre volte mi prende un senso di malinconia, come se da questo momento mi venisse a mancare qualcosa. Di sicuro, da subito, non mi mancherà la voglia di pensare qualcosa di particolare e interessante per la prossima stagione.

“ Ricordati tutto quello che hai visto, perché quello che dimentichi ritorna a volare nel vento”.
(detto Navajo)







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