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Foodora: incontro azienda-rider ma la protesta continua

News • di 4 Novembre 2016

foodora_rider
Fumata nera: dall’incontro tra il management di Foodora e i rider del 2 novembre scorso a Torino non sono emerse sostanziali novità e la protesta dei lavoratori in stato di agitazione continua. Non un’assemblea pubblica, ma un incontro blindato, convocato e gestito unilateralmente dall’azienda: ingresso vietato ai giornalisti e ai consulenti legali, forse un’occasione mancata per cominciare a intavolare una reale trattativa in merito alle richieste provenienti dai ciclofattorini in stato di agitazione ormai quasi da un mese.

Che l’incontro non sia andato bene lo si evince dalle parole delle parti: il management italiano di Foodora ribadisce la propria posizione ripetendo che le nuove condizioni di contratto – che prevedono la paga a consegna effettuata anziché su base oraria – sono migliorative e offrono ampi margini di crescita; i rider in agitazione – dalla pagina FB Deliverance Project – denunciano la mancanza di dialogo e la chiusura da parte dell’azienda che ha dimostrato indifferenza nei confronti delle istanze alla base della protesta.

foodora_rider_in_bici

I toni utilizzati sono tutt’altro che concilianti: l’azienda interpreta la presenza “soltanto di 25 rider rispetto agli 85 invitati” come un dato di disinteresse – non tanto per l’incontro in sé quanto rispetto alle ragioni della protesta – mentre invece i rider controbattono che “Foodora, o meglio i suoi amministratori Gianluca Cocco e Matteo Lentini, hanno organizzato un incontro di cui hanno deciso: data, ora e luogo senza tenere minimamente conto delle esigenze organizzative di quanti avrebbero dovuto partecipare. Ma, cosa ancor più grave, hanno imposto tanto gli argomenti da trattare quanto il pubblico a cui rivolgersi”.

Un altro aspetto su cui le visioni tra azienda e rider sono diametralmente opposte riguarda il compenso: la novità in vigore dall’1 novembre 2016 sostituisce lo schema remunerativo precedente (5,60 euro lordi all’ora) con la paga di 4 euro lordi a consegna; una nuova offerta di cui l’azienda parla solo in termini di “benefici” mentre i rider vedono dietro il pagamento a cottimo – perché di questo si tratta – un ulteriore precarizzazione del lavoro.

Il management di Foodora “ricorda che il contratto di collaborazione continuativa risponde alle caratteristiche di flessibilità di questo lavoro, che consente ai rider di scegliere in autonomia quando dare la disponibilità a lavorare secondo le loro esigenze e non implica vincoli di esclusività con l’azienda”. Fatto sta che il modello di business attuale sembra scaricare il rischio d’impresa proprio sulle spalle dei rider, come sostengono loro: “Li abbiamo sentiti parlare di incremento della produttività per singolo lavoratore, di moltiplicare gli ordini, ma ciò di cui non abbiamo affatto sentito parlare sono le tutele, la sicurezza e le garanzie per noi lavoratori. Hanno promesso quasi – e ribadiamo quasi – due consegne l’ora, facili guadagni e flessibilità. Se tutto fosse vero e se le loro promesse fossero realizzabili, perché non pagare direttamente su base oraria senza scaricare su noi lavoratori tutto il rischio d’impresa?”.

Dopo questo incontro interlocutorio la partita si sposterà su altri tavoli, come quello del Ministero del Lavoro visto che ormai la questione-Foodora è entrata nell’agenda politica alla luce del clamore mediatico suscitato dalla prima protesta della sharing economy. Intanto la diffusione delle istanze dei rider in agitazione ha già creato un piccolo cortocircuito sui canali social di Foodora, dove molti commenti dei clienti spesso sono richieste di delucidazioni sulla protesta o messaggi di solidarietà verso i rider in agitazione. E la protesta continua.







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