2017: più bici per tutti

2 Gennaio 2017

Il 2016 che si è concluso è stato un anno complesso per chi, come noi, guarda con fiducia al futuro della mobilità attiva.

Gli operatori di mercato sembrano non avere dubbi: il futuro è di chi pedala e qualunque congiunzione astrale è pronta a dimostrare che la strada da seguire è proprio quella. Sono segnali dati dalle banche che promuovono le aziende del settore e stimano che la mobilità urbana abbia un valore economico potenziale di 10 trilioni di dollari all’anno, dalle aziende del lusso che iniziano ad allungare le mani sul mondo delle bici, dalla doppia tornata di finanziamenti di oltre 170 milioni di euro delle leggi di stabilità 2015 e 2016 per le ciclovie turistiche, i 35 milioni di euro del Collegato Ambientale dedicati agli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro, i  comuni che decidono di unirsi nel Club delle Città 30 e Lode, etc.

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Per capire che non si tratta di un abbaglio, né di una moda passeggera, basta guardare al presente e provare a leggervi il futuro.

Riscaldamento globale, aumento della popolazione nelle città, inquinamento atmosferico, progressivo abbandono delle energie fossili, sono solo alcuni degli indicatori che sono pronti a dimostrare che non esiste altra via se non quella di una crescente decarbonizzazione del settore dei trasporti, a partire proprio dalle città, iniziando a pensare che l’esigenza è di spostare le persone e non veicoli. Lentamente queste logiche stanno diventando di dominio comune, tanto del privato cittadino, quanto di chi scrive l’agenda politica o economica a qualunque livello e i risultati non mancheranno ad arrivare.

Il momento è eccellente e a dimostrarlo ci sono le biciclette che riempiono le vetrine dei negozi e le pagine dei giornali: l’ultimo numero del Venerdì di Repubblica saluta il nuovo anno con una bicicletta in copertina per celebrarne il bicentenario della nascita.

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Nonostante questo, gli ultimi dati parlano anche di un mercato della bicicletta in contrazione e che ha lasciato sul campo, da un anno all’altro, 87 milioni di euro nella bilancia dei pagamenti e una riduzione nel numero dei ciclisti in alcune città tra cui Milano.

A complicare ulteriormente le cose c’è la consueta frammentazione degli attori che gravitano attorno al mondo della bici. Ci sono gli stradini, i ciclisti urbani, i biker, i cicloturisti, i pieghevolisti e gli elettrificati. Tutta gente che ritiene di incarnare il corretto approccio all’uso delle due ruote e che, quindi, non parla con chi ha una visione differente dalla propria. Un approccio d’uso del mezzo che si riflette anche sugli operatori che non comunicano tra loro, e penso alle tante associazioni che operano a livello locale e nazionale (Federciclismo, Audax, FIAB, Salvaiciclisti, Cyclopride, UISP), ai produttori e ai commercianti di biciclette di vario tipo e dimensione, e a noi addetti dell’editoria specializzata.

Ecco, io sono convinto che il momento sia eccellente, ma anche che il cambiamento debba avvenire con una certa celerità e che le lotte tra guelfi bianchi e guelfi neri debbano scomparire per mettere insieme le forze di tutti coloro che hanno un legittimo interesse affinché la bicicletta aumenti sempre più il proprio peso specifico nella mobilità, nello sport, nel turismo, nel tempo libero, nei trasporti, nell’economia.

Chi va in bici sa bene quanta fatica si faccia a pedalare da soli e quanta se ne risparmi andando in gruppo.

Però per andare in gruppo occorre andare tutti nella stessa direzione: bisogna insomma trovare qualcosa che vada a beneficio di tutti attorno al quale far convergere le energie di tutti.

Nel 2012 ero convinto che il beneficio comune fosse la sicurezza di chi pedala e per questo chiamai a raccolta i blogger che diedero vita a Salvaiciclisti. Mentre molti soggetti aderirono convintamente alla campagna, molte realtà (soprattutto le aziende e gli sportivi) si chiamarono fuori quasi da subito. A distanza di 5 anni posso dire che si sarebbe potuto fare di più e fare meglio.

Insomma, alle volte si vince, alle volte si impara. E quello che ho imparato è che se ciò che serve sono “più biciclette”, allora bisogna puntare semplicemente ad avere più biciclette senza distrazioni, senza distinzioni.

Perché più biciclette significa più ciclisti e più ciclisti significa una mobilità differente, quindi città differenti, etc.

La prima regola dell’economia è che per avere più biciclette bisogna ridurne i prezzi.

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Chiedere alla rete di distribuzione di ridurre ulteriormente i propri margini già risicati non avrebbe senso. L’unica strada sensata è chiedere allo stato di coprire una parte dell’acquisto. Un sussidio, insomma.

Un sussidio, ma non un incentivo una tantum. Nel 2009 l’allora ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, istituì un fondo per stimolare l’acquisto di biciclette, ma il risultato fu un’impennata di vendite per il 2009, salvo poi registrare un crollo nel 2010.

Viceversa, nel Regno Unito un programma di defiscalizzazione per l’acquisto di biciclette ha consentito che nel 2003 le vendite di biciclette aumentassero del 60% da un anno all’altro, per poi rimanere stabilmente al di sopra dei 3,3 milioni di pezzi venduti (in Italia se ne vendono 1,6 milioni a pressoché parità di popolazione).

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Defiscalizzazione, ovvero, la possibilità di scaricare l’acquisto di biciclette dalla propria dichiarazione dei redditi. Il tutto senza mandare in fallimento lo stato ma, anzi, creando circoli virtuosi (risparmio spesa sanitaria, risparmio infrastrutture, minore inquinamento), etc.

L’obiettivo che mi voglio dare per il 2017 è quindi di ottenere un risultato simile anche nel nostro paese. La possibilità di pagare meno le bici e scalandola direttamente dall’imponibile come se fosse un presidio medico. So che suona gigantesco e irrealistico, che in Italia non funzionerà mai perché qui e perché là. Ma se ci pensate su, anche voi vorreste che le biciclette costassero meno e vi venissero detratte dalle tasse. Non esiste nessun buon motivo per non farlo.

E poi voglio anche eliminare gli zuccheri dalla mia dieta, fare attività fisica quotidianamente e leggere di più.

Buon anno a voi, bikeitaliani.

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