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Basta ciclisti uccisi a Milano (Lettera aperta a @BeppeSala)

News, Rubriche e opinioni • di 6 settembre 2017

Caro Beppe,

Immagino ne abbia avuto già notizia, ma nella giornata di ieri un altro ciclista è stato ucciso a Milano.


Investito, questa volta, da una camionetta della AMSA su una strada, via S. Giusto, per cui non esistono alternative sicure per chi si muove in bici.

E io mi chiedo se per te, Beppe, è tutto ok.

Me lo chiedo sinceramente, perché quel signore ammazzato ieri poteva essere mio padre, esattamente come potevo essere io quello finito sotto il camion a Piazza della Resistenza Partigiana a inizio luglio. E non passa giorno e non passa incrocio senza che io mi chieda se non sarò proprio io il prossimo a finire sui giornali, sotto quel telo bianco.

Mi chiedo quindi se va bene che in una città come Milano (in cui ogni minuto è di importanza vitale) chi decide di risparmiare tempo lasciando a casa la carrozzeria possa correre il rischio di non tornare più a casa.

Vedi Beppe, io lavoro e non ho tempo di aspettare che la signora imbranata con la Twingo scatti col giusto tempismo al semaforo verde e neppure che il bifolco arricchito sposti il suo Porsche Cayenne in seconda fila bloccando il traffico. Non ho tempo di mettermi a cercare parcheggio o di stare attento alle ZTL ad AreaC, alle strisce bianche, gialle e blu. E poiché non ho tempo, uso la bici.
È solo che provo un senso di disagio a pensare che io debba farlo a mio rischio e pericolo perché le uniche piste ciclabili che stiamo vedendo in città sono quelle dipinte di notte da qualche cittadino frustrato che è disposto a rischiare la galera.

Provo un senso di disagio a pensare a quanto tempo viene perso nel traffico da migliaia di persone che ogni giorno sono costrette a guidare perché la città che amministri, Beppe, non offre sufficienti alternative di trasporto. Ci sono molte migliaia di persone che vorrebbero utilizzare la bicicletta ogni giorno per andare al lavoro riducendo la pressione sulla rete stradale e sul trasporto pubblico, ma queste persone hanno paura di finire come il signore qui sopra e quindi si rintanano in macchina creando altro traffico.

E il risultato è che a Milano il numero dei ciclisti è diminuito e il numero delle auto è aumentato per la prima volta in 15 anni.

Capito? Mentre l’Europa cerca in tutti modi di contenerne il numero in città, con Oslo che vuole liberare completamente il centro storico dalle auto, Londra che vuole portarne l’uso al solo 20%, spingendo le persone a camminare e ad andare in bici (maggiore salute = minori costi sanitari), a Milano aumenta il numero delle automobili perché noi Milanesi non abbiamo valide alternative e pedalare è decisamente troppo pericoloso.

E la sensazione è abbastanza surreale perché morire mentre si va in bicicletta è come morire mentre si fa la raccolta differenziata: uno si impegna anche ad avere comportamenti virtuosi e socialmente desiderabili, ma se deve anche rischiare la pelle, allora ti viene voglia di mandare tutti quanti al diavolo e di iniziare a girare in città con quanto più simile ci possa essere a un carro armato che, per quanto presenti problemi di spazio, per lo meno è sicuro al 100%.

Ma è questa la Milano che vuoi, Beppe? Una città in cui l’unico diritto che vale è quello del più forte e di chi ha il carro armato parcheggiato sotto casa?

Vuoi una città in cui i cittadini hanno paura a uscire di casa?

Nel mese di Agosto appena trascorso, mentre tu eri forse in vacanza, magari in una città del nord Europa che poi elogiamo per quanto civile, ho visto dei bambini giocare in strada. A Milano. Ho visto dei bambini che giocano in strada a Milano.

Ma se da un lato questo mi ha dato molta speranza, dall’altro lato mi ha messo un po’ di tristezza perché ho pensato a quei tre bambini che devono aspettare agosto 2018 per rivendicare il proprio diritto ad abitare la città.

Questo, mentre i loro coetanei del nord Europa questo diritto l’hanno già ottenuto e lo esercitano quotidianamnente.
Mi chiedo cosa tu abbia intenzione di fare in tutto questo (oltre a riempirci i marciapiedi di biciclette cinesi).

È passato un anno e mezzo dalla tua elezione e buona parte della città si aspetta che tu faccia qualcosa per la mobilità attiva, magari senza aspettare l’approvazione ufficiale del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile che, nella migliore delle ipotesi, porterà i primi risultati tra tre anni. Perché vedi, caro Beppe, a Milano si muore in strada e io non lo so mica se ce la farò a portare a casa la pelle ogni giorno nell’arco di questi tre anni se le cose non cambiano prima.

E qui c’è uno solo che può cambiare le cose.

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5 Risposte a Basta ciclisti uccisi a Milano (Lettera aperta a @BeppeSala)

  1. Alex ha detto:

    A riprova del clima politico che avvolge la citta in questione, si provi a cercare notizia del tragico avvenimento nel tg3 regionale, recandosi sul sito apposito che ripropone le varie edizioni di tutti i tg regionali; ebbene, neanche è stato dato un servizio ieri sera, come se di una tragedia del genere, tra tante notizie strampalate e ripetitive fornite da questo stucchevole cinegiornale di regime, la cittadinanza di Milano non debba essere informata.
    Di chi è la colpa quando una città degenera e non evolve? Forse di chi va a votare sindaci che solo formalmente e ingannevolmente rappresentano certi valori e certi programmi politici, che, all’ atto pratico, non interessano invece minimamente.

    • Ciclista Sdraiato ha detto:

      Proporrei, provocatoriamente, di raccogliere firme per chiedere alla RAI di rinominare la TGR in “Notizie dal Pirellone” e di chiudere il notiziario con una rubrica di barzellette, anche se forse sarebbe ridondante

  2. Graziano ha detto:

    Articolo toccante. Dai su datevi una sveglia e fate ste ciclabili.
    Che sia tra 5, 10 o 30 anni Milano sarà una città piena di bici e ciclabili quindi farle per farle fatele e basta così evitiamo cose tristi come queste e facciamo un salto di qualità.
    Graziano De Maio

  3. Stefano ha detto:

    certo che se andiamo a vedere cosa sta facendo la sindaca di Parigi per la ciclabilità, il confronto con qualsiasi città italiana è imbarazzante

  4. Antonio ha detto:

    Tanto le ciclabili e le Bikemi sono in centro, in periferia non ci sono le ciclabili e tanto meno le BikeMi, che sarebbero invece utilissime per andare a prendere la metrò. Molte ciclbili poi si interrompono sul più bello, finendo in strade trafficate dove rischiate di essere stesi (a volte anche se la ciclabile c’è, come quel capolavoro di rotonda con ciclabile esterna posta davanti all’anagrafe di Via Sassetti). Inolre molti utenti BikeMi mi fanno paura, specialmente in centro: non sanno andare in bici, ti sfrecciano a fianco mentre sei a piedi, non rispettano le più elementari norme di circolazione (perenni sui marciapiedi in centro). Non ci siamo proprio.

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