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Ciclabilità al palo e rastrelliere-scolapiatti

News, Rubriche e opinioni • di 16 luglio 2018

Con la piaga del furto di bici all’ordine del giorno, la notizia non può che far piacere: dal 20 giugno scorso a Roma è iniziata l’installazione di oltre 400 nuove rastrelliere con circa 2.000 posti bici per poter legare la propria due ruote in sicurezza su strutture solide, adatte ad ancorare sia le ruote che il telaio.

Il piano logistico del Campidoglio, che sarà ultimato nel mese di settembre, prevede il posizionamento di stalli e rastrelliere presso nodi di scambio, fermate della metropolitana, scuole, uffici pubblici, università e biblioteche: per favorire l’intermodalità e l’utilizzo della bici come mezzo di trasporto. Ma si tratta solo di una goccia nel mare, perché in tutti i quartieri della Capitale sono presenti rastrelliere-scolapiatti (nella maggior parte dei casi installate in passato e mai rimosse) che non solo non servono a nulla ma, paradossalmente, incentivano i furti perché è impossibile legare saldamente il telaio e non sono adatte a molti tipi di ruote.

La dimostrazione l’ho avuta qualche giorno fa, quando mi sono imbattuto in due esemplari di rastrelliere-nane che ovviamente erano vuote. Un mio tweet sull’argomento ha aperto un piccolo dibattito sui social, perché una cosa è criticare in astratto e un’altra è postare una foto che invita a riflettere.

Qualche giorno dopo sono tornato sul luogo “incriminato” con la mia bici pieghevole per verificare sul campo se davvero quelle rastrelliere-scolapiatti in miniatura, apparentemente inservibili, lo fossero anche per una bici con ruota da 16”: eh sì, purtroppo lo erano. Probabilmente chi le ha fatte installare (un residente afferma che ci sono da almeno cinque anni, ndr) non ha pensato alla loro effettiva utilità ma ha cercato la soluzione più economica e meno impattante dal punto di vista estetico, realizzando un intervento inutile perché non adatto allo scopo, cioè poter legare la propria bici in sicurezza.

Presente solo una bici del bike sharing a flusso libero con la ruota “incastrata” alla struttura, dimostrando plasticamente tutti i limiti di quel sistema di parcheggio per una qualsiasi bici di proprietà.

La forma a molla di quelle simil-rastrelliere mi è rimasta impressa e l’ho riconosciuta subito quando ne ho trovate altre due della stessa foggia ma con una finitura diversa: lucide anziché scure, ma sempre di quella misura lillipuziana di cui avevo sperimentato l’inservibilità ciclistica. Il fatto è che queste ultime due erano state installate di fresco, come parcheggio bici del nuovo punto vendita Lidl che ha aperto il 21 giugno scorso nei pressi della Stazione Tiburtina. Va da sé che ho parcheggiato la mia bici dalla parte opposta del marciapiede, assicurando ruote e telaio a un parapedonale: ma l’ho fatto presente e spero che la mia segnalazione possa avere un seguito.

Anche in questo caso chi ha installato le due “chiamiamole-rastrelliere” ha cercato un modello che fosse il più discreto possibile e il più facile da posare in opera: ma spesso “semplice” non va a braccetto con “efficace” e su strada c’è bisogno di strutture solide a prova di ladro. Per questo chi ha l’incarico di scegliere gli arredi urbani e, in particolare, le rastrelliere e gli stalli per le bici dovrebbe rifuggire dallo scolapiattismo, uno dei 10 errori da evitare per le nostre amministrazioni quando hanno a che fare con le bici: Bikeitalia ha realizzato un corso ad hoc per aiutare i tecnici a realizzare città per biciclette dando le linee guida da seguire e tanti esempi di buone pratiche collaudate che funzionano e sono replicabili ovunque.

Tornando a Roma, ben vengano dunque le nuove rastrelliere fatte bene per legare “ruote+telaio” ma, a mio avviso, un’amministrazione che vuole investire in ciclabilità dovrebbe anche smantellare e sostituire le nocive rastrelliere-scolapiatti: perché occupano spazio pubblico, sono inutilizzabili per legare in sicurezza la bici, spesso ospitano rottami di bici cannibalizzate e non sono un bel biglietto da visita per la città. “Legheresti la tua bici qui?”.





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