E allora vendiamo canotti a Rovigo e Ferrara

17 Ottobre 2018

Siamo in autunno.

E se non ci fossero i cambiamenti climatici le foglie sugli alberi sarebbero gialle, tutti noi saremmo pronti a mettere mano al termostato e la qualità dell’aria qui in val padana sarebbe ancora più irrespirabile.

Questo ritardo della consueta emergenza smog ha offerto un buon gancio alle fasce più conservatrici della popolazione per evitare il blocco alla circolazione delle auto diesel più inquinanti.

A Ferrara le associazioni dei commercianti hanno stappato bottiglie di spumante per essere riuscite a ottenere una retromarcia da parte del Comune sui diesel Euro 3, mentre il sindaco di Rovigo ha rivendicato con orgoglio a Radio 24 l’aver eliminato ogni divieto alla circolazione all’interno del territorio che amministra.

Le tesi di fondo che hanno portato alla vittoria del fronte dei diesel friendly sono quattro:

  1. senza l’automobile gli esseri umani non riescono a muoversi (quindi le vendite colano a picco);
  2. le automobili diesel sono solo una parte del problema, (quindi meglio non fare nulla);
  3. il problema è sistemico e il contributo di Rovigo e Ferrara sarebbe minimo (quindi meglio non fare nulla);
  4. il provvedimento penalizza le fasce più povere della popolazione (che però se mollassero l’auto risparmierebbero 3.500 €/anno).

Potrebbe sembrare interessante rispondere nel merito a queste obiezioni e condurre una battaglia per la tutela della salute delle persone, ma sarebbe come mettersi a dibattere sul modello del treno mentre questo ti sta piombando addosso a tutta velocità.

Nel corso della scorsa settimana è passata ampiamente inosservata sui media la notizia che secondo gli studi dell’IPCC le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno più gravi del previsto, che abbiamo 12 anni di tempo per invertire la rotta e che il permafrost (la calotta di ghiacci che si trova al Polo Nord) si sta sciogliendo più rapidamente di quanto si pensasse.

Lo scioglimento dei ghiacci porterà a un innalzamento dei livelli dei mari.

Rovigo si trova a 6 metri sul livello del mare. Ferrara si trova a 9 metri sopra il livello del mare.

Questa è un’immagine dell’alluvione del 1951 in cui le province di Rovigo e Ferrara furono sommerse e che ridusse il numero degli abitanti del Polesine di circa un terzo, 100 mila unità. Si parla di 180 mila profughi.

L’immagine sottostante racconta degli effetti dell’alluvione sulla popolazione.

Queste due città (e diverse altre) hanno praticamente i mesi contati e non uno straccio di piano per spostarsi dalla traiettoria del treno lanciato a tutta velocità.

Il piano dei paladini del commercio sembra essere quello di lottare fino all’ultimo sangue per difendere il diritto ai poveri di girare con un auto diesel euro 0 in città sommerse da acqua e fango affinché questi possano fare acquisti. Una grande visione, insomma.

E allora se il piano è la tutela dell’economia a ogni costo, va bene, vendiamo canotti ai cittadini di Ferrara e Rovigo.

Così il PIL è salvo.

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