Il turismo italiano, uno dei settori economici più importanti del Paese, si trova a dover affrontare le crescenti sfide del cambiamento climatico. I dati della ricerca ENIT “Climate change: nuove scelte di turisti e operatori del turismo” presentati nell’autunno 2024 mettono in luce come eventi climatici estremi stiano già influenzando sia la domanda turistica che l’infrastruttura stessa delle destinazioni.
Principali sfide climatiche per il turismo
I cambiamenti climatici impattano sul turismo in modo sempre più evidente. Gli operatori del settore identificano tre problemi primari:
- Nubifragi e inondazioni | L’aumento della frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta causando gravi danni alle infrastrutture turistiche e al territorio. Si consideri ad esempio l’Emilia-Romagna, alluvionata per ben quattro volte in nemmeno un anno e mezzo tra il 2023 e il 2024. Questi disastri sono diretta conseguenza del cambiamento climatico causato, a sua volta, dall’intervento umano, come sottolineato dagli scienziati di Clima Meter in un rapporto appena pubblicato
- Siccità e scarsità d’acqua | La diminuzione delle risorse idriche rappresenta una sfida particolarmente critica per le aree rurali e costiere. L’esempio più evidente è quello della Sicilia, dove la siccità è durata oltre un anno.
- Danni alle infrastrutture e al territorio | Gli eventi estremi e condizioni climatiche estreme indeboliscono le strutture turistiche, rendendo necessari investimenti per il rafforzamento e la ricostruzione.
Opinioni degli Operatori Turistici
Lo studio ENIT ha coinvolto un campione di oltre 9.000 operatori turistici, analizzando in dettaglio le risposte di 339 tra responsabili di imprese turistiche pubbliche e private. Gli operatori hanno assegnato un punteggio medio di 4,34 su 5 all’impatto percepito del cambiamento climatico sui turisti, e 4,14 su 5 riguardo all’effetto sulle loro attività. Questo sottolinea un’ampia consapevolezza della gravità della situazione.
Cambiamento nelle preferenze dei turisti

A fronte di queste sfide, i turisti italiani e internazionali stanno riorientando le proprie preferenze. Aumenta infatti l’interesse verso destinazioni dedicate alla cultura enogastronomica, meno dipendenti dalle condizioni climatiche estreme. Inoltre, molte persone preferiscono esperienze che includono attività all’aperto, come escursioni, che possono svolgersi in periodi dell’anno meno caldi.
Considerazioni sull’evoluzione del turismo climate-sensitive in Italia
Il progetto di ricerca Turismo Climate-sensitive di ENIT evidenzia un cambiamento importante nel modo di concepire le vacanze in Italia. Sebbene la “grande bellezza” delle nostre mete resti centrale, non è più sufficiente. Oggi, scegliere l’Italia come destinazione di viaggio dipende sempre più da fattori quali l’innovazione continua e la qualità sostenibile dei servizi turistici, l’accesso a informazioni climatiche accurate e tempestive, misure di adattamento climatico, pensate sia per i residenti sia per i visitatori
Quello che risulta fondamentale è preparare e attuare una strategia climate-sensitive condivisa, che coinvolga pubblico e privati, che sia sensibile alle sfide climatiche e si concentri su tre obiettivi fondamentali:
- Integrare il cambiamento climatico nelle agende territoriali
- Implementare strutture e modalità di accoglienza adatte a rispondere alla domanda in evoluzione
- Personalizzare la strategia secondo il contesto geografico e i diversi prodotti turistici
Per fare tutto questo, gli operatori chiedono un maggiore coinvolgimento nella definizione delle strategie, per poter contribuire con le proprie competenze dirette.
Le proposte per adattare il turismo al cambiamento climatico
La tanto invocata destagionalizzazione è la prima delle soluzioni proposte. Bisogna offrire servizi stagionalmente flessibili e capaci di attrarre visitatori anche nei mesi “di spalla”, al di fuori dei picchi stagionali.
L’offerta inoltre deve essere incentrata sì sugli ospiti, ma non deve andare a scapito dei residenti. È importante sviluppare servizi che rispettino e valorizzino sia i visitatori di ogni fascia d’età che i residenti, garantendo una positiva convivenza e interazione, essenziale per la competitività turistica. Diventa fondamentale dare quindi rilievo al turismo rigenerativo, che punta su un turismo non di massa che rigeneri i luoghi e sostenga le attività imprenditoriali locali.
L’impegno verso la sostenibilità deve essere concreto e non solo una promozione. Per questa ragione bisogna promuovere comportamenti responsabili, diffondere buone pratiche e campagne di sensibilizzazione per incoraggiare i visitatori a comportamenti rispettosi e sostenibili.
Tourism Climatic Index (TCI) e cambiamenti stagionali
Per orientare e guidare l’adattamento climatico delle destinazioni, è stato creato il Tourism Climatic Index (TCI), un modello che misura le previsioni di impatto del cambiamento climatico dal punto di vista delle possibili attività del turista, per esempio in città, in spiaggia, all’aperto e durante le attività invernali.
Sviluppato teoricamente e verificato empiricamente attraverso interviste ai turisti, il TCI è si basa su tre parametri principali: condizioni termiche (T), fattori estetici (A) e fisici (P).
“L’idea di fondo – ha spiegato il professor Rodolfo Baggio del Comitato Scientifico del progetto ENIT, ricercatore docente all’Università Bocconi di Milano – è la percezione delle condizioni climatiche da parte del turista, cioè quanto certe condizioni sono considerate favorevoli o meno per un visitatore di una certa area. Infatti, la scelta della destinazione da parte di un turista si baserà sempre di più su ciò che ci si aspetta dalla destinazione scelta e, fra le influenze indirette nella scelta della destinazione, il cambiamento climatico sta diventando un fattore cruciale”.
Il Tourism Climatic Index (TCI), che è stato applicato alle destinazioni Dolomiti Bellunesi-Cortina, Firenze Area Metropolitana, Bari Area Metropolitana e Rimini, in sostanza si pone l’obiettivo di prevedere gli effetti delle condizioni climatiche sui flussi turistici.
Alcune previsioni
Le analisi di ENIT fin qui fatte rivelano già alcuni dati di previsione da cui partire. L’estate si “sposta” ai mesi di spalla, perché con l’aumento delle temperature, le destinazioni balneari potrebbero vedere un incremento delle presenze in maggio, giugno, settembre e ottobre, mentre luglio e agosto potrebbero risultare eccessivamente caldi.
Le destinazioni invernali potrebbero incontrare sempre più difficoltà visto che già ora le Dolomiti e altre destinazioni montane, registrano una riduzione della neve e una conseguente limitazione delle attività sportive invernali.
Il cicloturismo sarà parte della strategia?

Sebbene non sia espresso apertamente nelle considerazioni di ENIT, è chiaro che un prodotto come il cicloturismo debba fare parte della soluzione.
Se continuiamo a sviluppare modelli di viaggio insostenibili e basati su trasporti inquinanti, acuiamo la minaccia per l’ambiente, oltreché per il benessere delle società e delle comunità.
Incentivare il cicloturismo può invece trasformare le nostre abitudini di viaggio in modo più sostenibile, contribuendo alla tutela della biodiversità durante le vacanze. Inserire il cicloturismo e la bicicletta, mezzo di trasporto ecologico e rigenerativo, nelle agende politiche può contribuire a spingere sempre più persone a includere le due ruote nelle attività quotidiane e di svago.
Il cicloturismo valorizza infrastrutture sottoutilizzate, rafforza la connettività nelle aree rurali e sostiene le economie locali. Quando abbinato ai trasporti pubblici, riduce l’impronta di carbonio del turismo e permette di distribuire i flussi turistici e prolungare la stagione, favorendo un accesso responsabile alle aree naturali e contribuendo alla rigenerazione degli ecosistemi, in linea con i principi del turismo sostenibile. Quale migliore investimento per il futuro?
Per capire come il cicloturismo possa contribuire a un turismo sostenibile ed economicamente efficace, metti in agenda il Forum del Cicloturismo – Bologna, 4 aprile 2025
Riassumendo
I dati di ENIT evidenziano chiaramente la necessità per il settore turistico italiano di adattarsi in modo sistematico ai cambiamenti climatici. Solo attraverso una pianificazione consapevole e sostenibile, che coinvolga sia i gestori delle destinazioni che i decisori politici, sarà possibile garantire al turismo italiano un futuro nel lungo periodo, preservando al contempo il patrimonio naturale e culturale delle destinazioni.
A questo si aggiunga che un prodotto come il cicloturismo può fare la differenza. Per questo ci aspettiamo che venga incluso come protagonista nelle prossime strategie di sviluppo e promozione del turismo italiano. Peccato solo che in Italia, ancora oggi, manchi una governance centralizzata che si occupi dello sviluppo e della promozione a livello nazionale.





















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