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Quanto costa comunicare la ciclabilità?

News, Rubriche e opinioni • di 14 Gennaio 2019

Quante volte vi è capitato di comprare un mobile dell’IKEA e di esservi trovati a montarlo senza guardare il libretto delle istruzioni?

A meno che non siate appassionati di enigmistica 3D, è molto probabile che prima di iniziare abbiate suddiviso accuratamente viti di diverse dimensioni e tasselli vari per confrontare ogni singolo componente con il libretto delle istruzioni in dotazione.

Nel computo dei costi imputabili a IKEA per la realizzazione di un qualunque elemento di arredo, la guida al montaggio è quella che incide minormente, eppure proprio il bugiardino che accompagna ogni pezzo in vendita è l’elemento che ha fatto realmente la differenza tra il colosso svedese e il mobiliere medio di Lissone.

Provate a pensare cosa sarebbe oggi IKEA se fornisse le proprie scatole piene di materiali da assemblare senza alcuna istruzione: molto probabilmente non esisterebbe neppure.

Per quanto possa sembrare assurdo, questa situazione è quella che vivo quasi quotidianamente quando mi ritrovo a interloquire con uffici tecnici e amministratori locali di tutta Italia: vedo una grande attenzione dedicata alla realizzazione del singolo pezzo di strada da realizzare, che deve essere conforme a ogni singolo codicillo e parere ministeriale, ma ogni singola infrastruttura realizzata viene poi fornita alla cittadinanza senza il libretto di istruzioni.

Esiste un’opinione diffusa secondo la quale la legge che governa tutto è  build it and they will come [tu crealo e i fruitori arriveranno]. Non si sa come, non si sa quando, ma arriveranno.

Quando chiedo ragione di questa scelta, mi si dice che non ci sono soldi, che “il nostro comune non si può permettere la comunicazione perché costa troppo“.

E la cosa potrebbe anche sembrare sensata se non fosse che i numeri sono maledettamente ostinati e i numeri ci dicono che per realizzare un chilometro di corsia ciclabile costa 50 mila euro, che realizzare una pista ciclabile in sede protetta costa mediamente 300 mila euro (tranne a Milano che costa un milione). Stampare 100.000 (centomila) volantini in formato A5 costa 600 euro. Con la stessa cifra si possono stampare 600 manifesti o 30 mila adesivi o ottenre sessantamila impression su Facebook con campagne ben profilate.

I nostri comuni sono fantastici: trovano 300 mila euro per un km di ciclabile (perché le ciclabili, è innegabile, vengono realizzate) ma non trovano seicento luridissimi euro per spiegare ai cittadini a cosa serve quel chilomentro  perché non ci sono i soldi.

Che è un po’ come se IKEA dicesse che non si può permettere la realizzazione e la stampa di quel foglietto che accompagna ogni prodotto.

Interdetto da questo approccio, quando ho partecipato alla stesura del biciplan del Comune di Bologna, ho chiesto a un po’ di amministrazioni virtuose in giro per l’Europa – quelle che in pochi anni hanno impattato con forza sulle abitudini di mobilità dei propri cittadini –  quanto spendessero ogni anno per la comunicazione per la ciclabilità.

Le risposte, molto spannometriche, le trovate registrate nella tabella sottostante:

Come possiamo vedere i valori oscillano tra i due milioni e mezzo/anno di Monaco agli ottanta e rotti mila euro di Vitoria Gasteiz in Spagna. Ma quello che colpiscono di più sono i valori procapite: bastano pochi centesimi di euro all’anno per raccontare a ogni cittadino un modello differente di città ed evitarsi in questo modo gran parte degli scontri politici che accompagnano ogni intervento sulla viabilità.

Basterebbe poco per fare tanto.

Quindi, più che chiedersi quanto costi comunicare la ciclabilità, credo valga la pena chiedersi quanto costi non comunicarla. Veramente, cari amministratori, potete permettervelo?

Se il tema vi appassiona, mi permetto di segnalarvi il corso “Realizzare la Città delle Biciclette” che ha fatto il tutto esaurito nelle prime tre edizioni con questi commenti da parte dei partecipanti:

Per vedere il programma e le prossime date, cliccate qui: click






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