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Sicurezza sulle strade: quando la Vision Zero non è abbastanza

Mobilità ciclistica, News, Urban • di 27 Giugno 2019

Sono passati oltre venti anni da quando la Svezia lanciò la Vision Zero.
Era il 1997 e il paese scandinavo decise di prendere finalmente posizione sul tema dell’incidentalità stradale e della mortalità in strada.

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Vision Zero veniva lanciata come un obiettivo per tutti coloro che si occupavano di sicurezza stradale per dire che la visione di zero morti sulle strade era raggiungibile e a portata di mano.

In questi vent’anni la Vision Zero è stata adottata in patria ed esportata all’estero in molte realtà, come nella New York di Michael Bloomberg e del suo successore, Bill de Blasio.

Ma a distanza di 20 anni in Svezia sono emerse delle criticità sostanziali, al punto che il Consiglio svedese per la sicurezza stradale e la mobilità attiva e sostenibile ha lanciato una nuova iniziativa chiamata “Moving Beyond Zero” (andando oltre lo zero).

L’obiettivo è quello non solo di portare a zero il numero di morti e feriti gravi sulla strada, ma di andare oltre e portare a zero anche il numero di feriti lievi.

Questo cambiamento di approccio, ha implicazioni fortissime perché significa passare dalla logica del “limitare i danni derivanti dalle collisioni” al “evitare qualunque forma di contatto tra gli utenti della strada” e, di conseguenza, invece di trovare soluzioni tecnologiche che riducano i danni, trovare soluzioni infrastrutturali e culturali che riducano la velocità e impediscano il contatto o lo scontro tra veicoli nel traffico.

Mentre la Svezia lancia quindi il guanto di sfida alla sicurezza stradale e decide di andare oltre la Vision Zero, in Italia non siamo ancora riusciti a riconoscere che quello della sicurezza stradale è un problema che merita di essere affrontato.







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